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Quale occasione migliore di una lunga camminata sulle orme dei briganti per rivivere le loro gesta?

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Le storie di questi personaggi discussi e controversi, sono ad oggi avvolte dal mistero. A me personalmente affascinano, tanto che già le ho trattate ne “Le Brigantesse” o sulle loro oscure sorti dopo l’unità d’Italia al “Forte di Fenestrelle”. I briganti erano spesso partigiani che disertavano gli eserciti per ideologia o per reati commessi grazie alla loro innata insubordinazione. Il fenomeno nasceva e cresceva in un tessuto sociale scarsamente scolarizzato, di conseguenza, le testimonianze sono solo tramandate e siccome parliamo di ricercati dai governi dell’epoca, nulla rimane di scritto.

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Erano fuorilegge, assassini o semplici avventurieri ma spesso commettevano reati per difendere i più deboli che erano contadini o nullatenenti dimenticati dai governi centrali e che subivano non poche vessazioni. Nell’Italia centro meridionale il brigantaggio è stato molto attivo sia tra Campania, Calabria e Basilicata, che nelle terre a cavallo tra Abruzzo e Lazio. Qui, era accentuato dalla vicinanza allo stato Pontificio che esercitando all’epoca un potere temporale tiranneggiava le popolazioni rurali pretendendo solo tasse senza nulla in cambio. Proprio tra Abruzzo e Lazio, è nata da qualche anno un’iniziativa degna di nota e che credo vada incoraggiata dalle istituzioni: Il Cammino Dei Briganti.

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Un percorso rievocativo adatto a tutti, che si snoda per circa 100 km, percorribile in una settimana (o anche meno) partendo e ritornando a Sante Marie nella Marsica sotto lo sguardo di una sentinella come il monte Velino, la cui vista accompagna per buona parte del percorso. Tutto ciò è stato possibile grazie alla volontà di alcuni indomiti appassionati del territorio e del camminare. Grazie a queste persone che agiscono senza alcun aiuto dalle istituzioni, oggi si possono trovare dalla primavera all’autunno i sentieri ripuliti dai rami e segnati con il logo del cammino e i segnali bianco/rossi. Si attraversano posti incantati e incontaminati con sentieri che sfiorano sia le grotte dove i briganti si rifugiavano e sia costruzioni ormai ruderi che servivano loro come ricovero.

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I pernottamenti possono essere fatti nei B&B lungo il percorso, o, se proprio amate lo spirito di avventura, in tenda così da ammirare le stelle in totale oscurità. Si attraversano borghi medievali come Nesce o Val de Varri, la cui strada è stata asfaltata pochi anni fa. Si passa per Poggiovalle, ufficialmente riconosciuto come il paese dei briganti e sotto il quale scorre il fiume Salto. Più avanti si arriverà a Cartore dove è certo che soggiornava spesso un’altra banda di briganti. La tappa forse più bella e suggestiva è quella che tocca il lago della Duchessa a 1788 m di quota.

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Qui, si possono approcciare tre percorsi diversi e in uno addirittura salire sul monte Velino (attenzione che bisogna essere però escursionisti provati e attrezzati) per poi arrivare al lago della Duchessa di connotazione alpina e senza affluenti. Molti ricorderanno che questo lago balzò alle cronache nel 1978, quando durante il sequestro Moro, il falso comunicato n°7 disse che il corpo dello statista era nel bacino. Il lago per buona parte dell’inverno è ghiacciato e i sommozzatori fecero esplodere delle cariche per rompere lo spesso strato di ghiaccio. Ma ovviamente fu tutto inutile.

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Oggi avremmo detto che era un fake e la storia sappiamo tutti in che modo sciagurato si concluse. Altri borghi che si incontreranno sono Rosciolo, Magliano dei Marsi e la bellissima Tagliacozzo. Sarà un piacere percorrere le stradine strette del suo centro storico. Anche qui il brigantaggio dell’Italia postunitaria fu presente. Ammirerete tantissime opere, oltre alla famosa piazza dell’obelisco come i ruderi di un castello che probabilmente risale al XI secolo o il teatro Talia in un ex monastero benedettino. Il tutto sarà allietato da una serie di ristoranti che propongono le specialità della regione.

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Da qui si ritorna a Sante Marie dove il cammino termina e si potrà ritirare l’attestato di partecipazione e magari visitare il museo del brigantaggio. Sono d’obbligo alcune raccomandazioni che mi preme fare. Per iscriversi e meglio capire di cosa si tratta è indispensabile visitare il sito Il Cammino dei Briganti o la sua pagina Facebook, molto chiaro e completo di ogni notizia. Questo cammino non ha nulla a che vedere con quello di Santiago o a lui similari, sia per la finalità e sia per l’organizzazione.

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In fine, proprio perché come spesso succede le istituzioni sono sorde ai richiami delle popolazioni lontane dai centri di potere, vi invito a essere generosi con i contributi. Così questa bellissima idea avrà vita fino a quando qualche politico, cogliendone lo spirito, comprenderà la necessità di sostenerla con fondi pubblici per dare in futuro migliori e maggiori servizi a lato del cammino. Come sempre vi invito a scoprire i mille tesori della nostra bellissima terra e di farmi sapere se sono stato in grado di consigliarvi a dovere.

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Maurizio Bartoli napoletano del 1957, frequenta le montagne abruzzesi dalla nascita. Risiede a Rivisondoli in provincia di L’Aquila, e grazie alla passione ereditata dai genitori ha mosso i primi passi sugli sci a 5 anni, potendo quindi praticare questo sport in diverse località Alpine dalla Val d’Aosta a Livigno con una particolare attenzione per l’Alto Adige, avendo sciato per molti anni tra la Val Badia e altre stazioni Alto Atesine. Grazie a 30 anni di attività di agente di commercio per primarie aziende del settore sportivo, ha acquisito una profonda conoscenza delle attrezzature. Altra cosa è la passione per il territorio abruzzese che sente di adozione, e che frequenta in tutte le stagioni, apprezzandone le peculiarità sotto tutti gli aspetti: sportivi, paesaggistici, culinari e sociali. Grazie alla collaborazione con Tribù Ecosport come redattore della rubrica Piramide Bianca, si è avvicinato all’informazione prettamente dedicata alla neve, e proprio per questa bellissima e gratificante esperienza ha deciso di affrontare il tema della montagna a 360° con Big Mountain.

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