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La magia del bosco è indiscussa, ma in quello di Sant’Antonio a Pescocostanzo l’immaginazione supera la realtà.

Passeggiare nel bosco è sempre stata la mia passione, tanto che da piccolo ho spesso fatto preoccupare i miei genitori. Per fortuna poi tornavo sempre a destinazione. Con il passare degli anni e la conquistata indipendenza dai parenti, le cose sono cambiate e ho potuto finalmente dare sfogo alla mia voglia di esplorare. Non esiste una stagione ideale per il bosco credetemi. Ognuna ha il suo fascino.

In inverno i suoni attutiti dalla neve regalano emozioni incredibili, in autunno il tappeto di foglie su cui camminiamo dona sensazioni e profumi unici, in estate la frescura e la luce del sole filtrata dai rami offre benessere, ma in primavera si tocca quasi l’estasi. Così ho deciso, a costo della mia credibilità, di raccontarvi l’esperienza che qualche anno fa in questo mese ho vissuto nel bellissimo Bosco di Sant’Antonio nel comune di Pescocostanzo in Abruzzo.

Attenzione che parliamo di un’intera zona che regala emozioni ferme nel tempo, e si avvertono già passeggiando per questo paese che è annoverato tra i borghi più belli d’Italia. Ma non vado oltre a decantare le lodi di “Pesco” perché chi non lo conosce, almeno una volta nella vita, dovrà visitarlo e magari poi mi dirà. Uscito dal paese dopo pochi chilometri si incontra il Bosco di Sant’Antonio e io lasciai la macchina lungo la strada addentrandomi in esso come avevo già fatto tante volte. Volutamente preferii stare alla larga dalle masserie prospicienti il bosco, per immergermi completamente nei colori, nei rumori e nelle sensazioni che questo posto regala in primavera.

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Pochi giorni prima avevo letto di storie di mondi fantastici abitati da fate e gnomi e avevo visto Avatar in tv, per cui la mia mente viaggiava in dimensioni lontane dalla realtà. Più mi addentravo e più mi facevo affascinare da scorci e colori magici, dove i rumori di quella che chiamiamo civiltà erano spariti da più di un’ora. Si ascoltavano solo uccelli, fruscii di vento, scricchiolii di rametti sotto i piedi e foglie calpestate o portate via dai miei passi. Camminavo ormai da tempo e decisi di riposarmi su un masso colorato da un comodo cuscino di muschio.

Non sono uno che facilmente si fa condizionare dall’immaginazione, ma lì si congiunse tutto il paesaggio che avevo negli occhi con quanto avevo letto, e in men che non si dica iniziai a vagare con la fantasia. Mi sembrava di vedere i folletti in casacca verde, che abitualmente proteggono il bosco dalle persone dannose, fare capolino dalle piante per capire le mie intenzioni, e addirittura tra un ramo e l’altro lo scintillio di qualche probabile fata che si aggirava da quelle parti. Insomma, pian piano il bosco si stava animando in modo pacifico di tutte le creature che avevo incontrato nella mia lettura e in ognuna di cui avvertivo la presenza, riconoscevo un personaggio. Meno male che ero lontano dalle fattorie altrimenti qualche gnomo del bosco, che aiuta nella produzione dei formaggi, mi avrebbe tirato un brutto scherzo.

Non so quanto durò quest’estasi assolutamente non procurata, ma vi assicuro che rimettermi in cammino non mi allontanò da quel mondo fantastico. Pian piano ritrovai la strada della macchina ma non mi persi nulla del paesaggio boschivo. Peccato che tutti i miei amici fossero andati via. Per fortuna che mi consolai con un ottimo pranzo poco più avanti nel ristorante “Il Faggeto” del mio amico Vittorio. Ma devo confessare che mi guardai bene dal raccontare quanto mi era successo. Spero che tutto ciò non mini la mia credibilità e sproni qualcuno a ripetere la mia esperienza perché sono certo che prima o poi qualche fatina anche voi la incontrerete. Il bosco di Sant’Antonio non delude………mai.

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Maurizio Bartoli napoletano del 1957, frequenta le montagne abruzzesi dalla nascita. Risiede a Rivisondoli in provincia di L’Aquila, e grazie alla passione ereditata dai genitori ha mosso i primi passi sugli sci a 5 anni, potendo quindi praticare questo sport in diverse località Alpine dalla Val d’Aosta a Livigno con una particolare attenzione per l’Alto Adige, avendo sciato per molti anni tra la Val Badia e altre stazioni Alto Atesine. Grazie a 30 anni di attività di agente di commercio per primarie aziende del settore sportivo, ha acquisito una profonda conoscenza delle attrezzature. Altra cosa è la passione per il territorio abruzzese che sente di adozione, e che frequenta in tutte le stagioni, apprezzandone le peculiarità sotto tutti gli aspetti: sportivi, paesaggistici, culinari e sociali. Grazie alla collaborazione con Tribù Ecosport come redattore della rubrica Piramide Bianca, si è avvicinato all’informazione prettamente dedicata alla neve, e proprio per questa bellissima e gratificante esperienza ha deciso di affrontare il tema della montagna a 360° con Big Mountain.

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