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Il torrentismo è considerato da molti uno sport estremo, ma se affrontato con le dovute precauzioni, di estremo non ha molto.

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A mio avviso lo sport estremo in assoluto non esiste, basta essere assennati e fare le cose con cognizione di causa non andando oltre le proprie possibilità e cercando di non mettere mai in pericolo la propria e l’altrui incolumità. Per fare questo, basta affidarsi in mani esperte e approcciare la disciplina scelta con attenzione, usando sempre materiali di buona qualità. Affrontare il trekking con scarpe da muretto, e poi lamentare bolle e fistole è il meno che ci possa accadere. Non diamo retta all’amico sapiente di turno, ma confrontiamoci con la rete e con commercianti seri e competenti. Contattiamo le organizzazioni locali che ci garantiscono approcci sicuri e materiali in buono stato e vedrete che nessuno sport è estremo. Se non facciamo questo può diventare estrema e pericolosa anche la partita alla bocciofila di quartiere (ammesso che ne abbiate una). Oggi, voglio consigliarvi una pratica che sono ansioso di provare sperando di non incastrarmi in qualche forra: il torrentismo. È una disciplina relativamente giovane e pare nata agli inizi del ‘900 grazie ad alcuni speleologi francesi che esplorarando le impressionanti Gole del Verdon per scopi scientifici, dovettero inventarsi questa tecnica. In Italia si è affermata come pratica outdoor di puro svago dagli anni ’90 in avanti. Non è molto conosciuta come l’arrampicata o il trekking, ma grazie a molte associazioni si sta affermando sempre di più e ogni anno sono sempre più numerose le persone che assaporano il brivido della discesa attraverso forre e torrenti.

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Grazie a questo incremento numerico infatti, il Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico ha formato delle squadre specializzate nell’intervento in forra proprio per poter intervenire qualora ci fosse un’emergenza. In pratica il torrentismo consiste nel calarsi a piedi, quindi senza alcun mezzo ausiliario come canoe o toboga, attraverso il corso di torrenti che nei secoli hanno scavato vere e proprie forre. Si incontrano spesso cascate e qui viene la parte più divertente. Si usano infatti tecniche da alpinismo attraverso l’uso di moschettoni a frizione e corde specifiche adatte all’acqua, quindi ci si bagna e non poco, sia durante la discesa che alla base dove spesso ci sono laghetti di acqua cristallina perfetti per bagni da “laguna blu”. Sono questi i punti che potrebbero risultare difficili in caso di piene improvvise. Teniamo presente che per la natura del percorso una volta iniziata la discesa non si può tornare indietro anche perché l’ultimo toglie la corda dall’occhiello per passare poi alla prossima cascata. Gli occhielli sono fissati a espansione proprio come quelli dell’alpinismo. Altra cosa importante e affascinante è che questa disciplina non necessita del bel tempo: ci si bagna talmente tanto che la pioggia non spaventa. Per questo e per altri motivi è indispensabile affidarsi a guide esperte che sapranno consigliarci al meglio. L’Italia sia nell’arco alpino che in appennino è ricca di aree dove praticare il torrentismo e molte di queste sono indicate sia per i principianti che approcciano gradualmente ai livelli avanzati che per gli scafati che vogliono provare il brivido. Le escursioni sono di varia durata e impegno. Possono durare poche ore per iniziare e addirittura in aree più vaste possono essere di più giorni con bivacchi notturni che hanno sempre il loro fascino. In genere i centri autorizzati per la pratica danno il materiale necessario come casco, muta, imbracatura e corde oltre a garantire una doccia calda a fine sessione.

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Se una volta smaliziati vi appassionate a questo sport, cercate di non essere taccagni con la qualità dei materiali perché ognuno dei componenti vi permetterà di agire in sicurezza e non trasformare una bella passeggiata in un fiume in un esperienza spiacevole. La muta serve a proteggerci dal freddo e va bene quella surf o da speleologo e come questa anche il cappuccio e i calzari. Le scarpe sempre in neoprene sono indispensabili sia per il freddo che per la presa. L’acqua leviga la roccia e se poi abbiamo vegetazione, il fondo diventa altamente scivoloso. Imbrago, moschettoni e discensore (maniglia a frizione) devono aiutarci a essere sicuri nella discesa ma anche nell’eventuale salita qualora il percorso lo richieda. Il casco inutile dirlo che in caso di caduta o di crollo di massi ci fa portare la testolina a casa. Un coltello non fa mai male perché qualora necessitasse si può recidere la corda. Per tutto il resto saranno indispensabili le istruzioni degli esperti che non mi stancherò di ripetere sono indispensabili e non solo all’inizio. Sarà facile trovare in rete i contatti con chi ci istraderà al torrentismo sia in appennino che sulle Alpi, e sono certo che è un ottimo mezzo di contatto con una natura incontaminata, per cui lo consiglio vivamente e magari potremo anche incontrarci in un torrente sperando che la mia stazza mi faccia passare agevolmente. Buon divertimento.

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Maurizio Bartoli napoletano del 1957, frequenta le montagne abruzzesi dalla nascita. Risiede a Rivisondoli in provincia di L’Aquila, e grazie alla passione ereditata dai genitori ha mosso i primi passi sugli sci a 5 anni, potendo quindi praticare questo sport in diverse località Alpine dalla Val d’Aosta a Livigno con una particolare attenzione per l’Alto Adige, avendo sciato per molti anni tra la Val Badia e altre stazioni Alto Atesine. Grazie a 30 anni di attività di agente di commercio per primarie aziende del settore sportivo, ha acquisito una profonda conoscenza delle attrezzature. Altra cosa è la passione per il territorio abruzzese che sente di adozione, e che frequenta in tutte le stagioni, apprezzandone le peculiarità sotto tutti gli aspetti: sportivi, paesaggistici, culinari e sociali. Grazie alla collaborazione con Tribù Ecosport come redattore della rubrica Piramide Bianca, si è avvicinato all’informazione prettamente dedicata alla neve, e proprio per questa bellissima e gratificante esperienza ha deciso di affrontare il tema della montagna a 360° con Big Mountain.

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