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Calcare le orme delle mandrie, ripercorrendo le vie della transumanza da business a diletto.

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Si perché le antiche vie di comunicazione tra Abruzzo e Puglia, chiamate tratturi, nel corso dei secoli e per svariati motivi, si sono trasformate da autostrade di trasferimento per i greggi, in percorsi di trekking assolutamente interessanti. La meraviglia del bellissimo paese che abitiamo è che ogni strada, sito o usanza che conosciamo, ha alle spalle una storia ricca e articolata. Le loro radici risalgono circa al 1400, quando gli aragonesi incentivarono la produzione della lana per fare concorrenza alla Spagna, le Fiandre e l’Inghilterra. Purtroppo i risultati che Alfonso d’Aragona si attendeva furono deludenti. I concorrenti raggiunsero ottimi standard quantitativi e qualitativi, grazie allo sviluppo dell’agricoltura unitamente alla pastorizia.

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Questo non accadde nel regno di Napoli dove i terreni furono destinati esclusivamente al pascolo. Nonostante questo fallimento, il trasferimento della pastorizia fu, per le regioni interessate (Abruzzo, Molise e Puglia), un’ottima fonte di sostentamento. Tra il XV e il XVII secolo si calcola che i capi in movimento tra le regioni interessate oscillarono tra i 3 e i 5 milioni l’anno. Questi numeri consentivano il sostentamento a quasi la metà delle popolazioni che abitavano queste regioni. Il loro spostamento era regolamentato dalla Regia Dogana della Mena delle Pecore di Foggia con sede a Lucera, e dalle Doganelle d’Abruzzo con uffici disseminati sul territorio.

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Queste istituzioni provvedevano a riscuotere i tributi per i diritti di pascolo, sia durante la stagione estiva in Abruzzo, che durante l’inverno sul tavoliere delle Puglie. Dopo l’unità d’Italia, i contadini tornarono in possesso dei terreni, che furono così dedicati all’agricoltura. Questo fece sì che pian piano la pastorizia si ridimensionasse, e non di poco. Lo spostamento avveniva due volte l’anno in concomitanza di due date dedicate a San Michele Arcangelo, ovvero il 29 settembre (festa del santo) come partenza verso il tavoliere, e rientro l’8 maggio che coincide con l’apparizione del santo sul monte Gargano. Il tratturo in origine era una traccia in terra battuta larga mediamente 111 m e si estendeva a mo di reticolo su tutto il territorio interessato al trasferimento.

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Grazie ad esso, oltre al bestiame, si sono avuti scambi tra comunità di usanze, tradizioni e cultura. Il reticolo di sentieri consentiva il raggiungimento della via principale anche alle greggi che venivano dai centri minori delle comunità dedite alla pastorizia. Di tutto questo sistema sono arrivati a noi 5 dei tratturi Regi, che oggi sono in buona parte stati recuperati e riportati all’antico splendore, così da diventare meta di trekking e passeggiate accessibili a tutti.
Il Tratturo magno L’Aquila-Foggia di 244 km è il più lungo di tutti, e passa adiacente alla basilica di Collemaggio all’Aquila, costruita nel XIII secolo con il contributo della corporazione dei Lanaioli. Qui spesso le greggi sostavano in attesa di benedizione.
Il Tratturo Pescasseroli-Candela di 221 km che attraverso la val di Sangro arriva in piena zona adriatica, offrendo alla vista una serie di territori molto differenti tra loro per fauna, flora e clima.

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Il Tratturo Celano-Foggia di 208 km è il più interno dell’Italia appenninica con una fitta rete di tratturi minori, tratturelli e bracci. Parte dalla Marsica, e lungo il suo tracciato offre alla vista un susseguirsi di vallate e altipiani fino alla meta in Puglia.
Il Tratturo Centurelle-Montesecco di 155 km è l’unico che nasce dal tratturo l’Aquila-Foggia presso la chiesa di Centurelle nell’aquilano, e finisce sempre nello stesso tratturo, presso Montesecco in Molise. Forse nacque per alleggerire il traffico su quello principale, e il suo itinerario è ricco di piccole chiese tratturali, in parte restaurate e salvaguardate, e in parte ancora in via di recupero, ma tutte riconoscibili dallo stile.
Il Tratturo Castel di Sangro-Lucera con i suoi 127 km è il più breve di tutti, ma il meglio conservato.

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In esso 28 km sono in buone condizioni, e altri 53 km sono stati sistemati. La larghezza di 111 m è stata lasciata inalterata. Su di esso, qualche anno fa, un’associazione amatoriale ha fatto nascere il primo cammino organizzato, chiamato “il Cammino sulle orme dei Sanniti”. Approfittando ancora del meteo favorevole, l’idea di ripercorrere le antiche strade della transumanza ci permette di immergerci in una natura incontaminata e di riscoprire usi e costumi di tempi andati. Inoltre vi assicuro che gli scorci visibili da queste “strade” rimarranno impressi nella mente. Documentatevi sulla rete prima di partire, equipaggiatevi adeguatamente ma soprattutto se sperimentate i miei consigli fatemi sapere.

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Maurizio Bartoli napoletano del 1957, frequenta le montagne abruzzesi dalla nascita. Risiede a Rivisondoli in provincia di L’Aquila, e grazie alla passione ereditata dai genitori ha mosso i primi passi sugli sci a 5 anni, potendo quindi praticare questo sport in diverse località Alpine dalla Val d’Aosta a Livigno con una particolare attenzione per l’Alto Adige, avendo sciato per molti anni tra la Val Badia e altre stazioni Alto Atesine. Grazie a 30 anni di attività di agente di commercio per primarie aziende del settore sportivo, ha acquisito una profonda conoscenza delle attrezzature. Altra cosa è la passione per il territorio abruzzese che sente di adozione, e che frequenta in tutte le stagioni, apprezzandone le peculiarità sotto tutti gli aspetti: sportivi, paesaggistici, culinari e sociali. Grazie alla collaborazione con Tribù Ecosport come redattore della rubrica Piramide Bianca, si è avvicinato all’informazione prettamente dedicata alla neve, e proprio per questa bellissima e gratificante esperienza ha deciso di affrontare il tema della montagna a 360° con Big Mountain.

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