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Spesso le confondiamo, sbagliando, ma riciclo e riuso sono parole dai significati diversi.

Scusate se insisto ma ormai sono consapevole che il problema è di dimensioni gigantesche e credo che tutti dobbiamo e possiamo fare qualcosa. Anche se poco, è certamente meglio di nulla. Non mi ha convinto certo a questa crociata la severa seppur giovane Greta Thunberg, ma i fenomeni macroscopici che stanno squassando il pianeta e le manifestazioni di incuria e ignoranza che quotidianamente incontriamo sul nostro cammino. Nel mio ultimo articolo “La domanda è una: perché?” ho affrontato il problema dell’allarme clima e aumento degli inquinanti in maniera generalizzata per iniziare un ciclo. Questo ciclo come già detto dovrà toccare diversi argomenti anche attraverso interviste a persone ben più autorevoli del sottoscritto (non ci vuole molto).

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Oggi, voglio parlarvi della differenza tra riciclo e riuso perché è un aspetto importante di quella che è la parte spicciola dove noi abitanti del pianeta possiamo e dobbiamo intervenire. Nella mia precedente attività un direttore finanziario mi disse che dovendo ridurre l’esposizione bisognava ridurre il rischio e quindi fatturare meno. Certo, dissi io, possiamo ridurre drasticamente l’esposizione azzerando il fatturato. E poi????? Dove andiamo a pranzo? Qui è diverso, perché meno rifiuti produciamo, meno ne immettiamo nell’ambiente e meno lo alteriamo, quindi la ricetta ottimale sarebbe rifiuti zero. Questo sarebbe impossibile ma, se lo scopo è ridurre i rifiuti, allora possiamo impegnarci con il tema del titolo, ovvero il riciclo o il riuso.

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Entrambi hanno la mission di immettere meno rifiuti nell’habitat ma attraverso strade diverse. Il riciclo porta a una vera e propria trasformazione del rifiuto, con processi di lavorazione che generano una seconda vita uguale o diversa dalla precedente. Il riuso, a cui spesso è associato l’aggettivo creativo, è invece un’azione atta a riutilizzare un oggetto che non è ancora diventato rifiuto. Per meglio illustrare l’argomento vi riporto la normativa europea 2008/98 in materia di “recupero” che recita così: “ per riutilizzo si intendono tutte le operazioni che permettono di riutilizzare per uno stesso scopo prodotti che non sono ancora diventati rifiuti; mentre con il termine “riciclaggio” si parla di operazioni di recupero che consentono di ritrattare i materiali del rifiuto di cui siamo detentori, in maniera da ottenere nuovi prodotti, sostanze o materiali da usare sia per nuovi fini che per gli stessi per cui sono stati concepiti”. Riuso o riutilizzo che si voglia è un aspetto che non immaginavo avesse un mercato così ampio.

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L’ambito è sia casalingo che commerciale e scatena le fantasie più sfrenate. Si può riutilizzare praticamente di tutto, e dalle gallerie fotografiche annesse al presente, potrete vedere come si esercita l’estro sia facendolo in casa ma addirittura visitando mercati appositi dove start up di riutilizzatori seriali danno sfogo al loro estro, proponendo alla vendita cose a cui hanno donato una seconda vita. Le dannosissime bottiglie PET anziché aspettare le centinaia di anni per biodegradarsi, possono trovare nuova vita se ritagliate lateralmente, messe in orizzontale e fissate a una parete in giardino. A questo punto, con del terreno all’interno potranno essere per noi contenitori di piante fiorite o addirittura di erbe aromatiche da cucina. I vecchi portabiti da armadio, opportunamente trattati e messi insieme in senso alternato, possono diventare uno scolapiatti. I vecchi pneumatici, che oltre a impiegare 100 anni per degradarsi producono PM (polvere da pneumatico) entrando nei polmoni con conseguenze letali, possono diventare comode poltrone o se sovrapposti delle colorate fioriere da giardino. Quante volte buttiamo capi di abbigliamento perché fuori moda o per colpa dei chili di troppo?

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Ebbene sappiate che opportunamente tagliati possono diventare borse o anche rivestimenti per divani e poltrone. La fantasia e l’inventiva non hanno limite, e la rete è piena di suggerimenti per dare vite alternative a cose che pensavamo al capolinea. Altra cosa invece è il riciclo, che sottintende un percorso industriale per dare diversa o simile identità a molti materiali. È fondamentale per questo una rigida educazione alla raccolta differenziata, così da consentire l’utilizzo del materiale in modo corretto. Tutti sappiamo che con le bottiglie PET si ottiene il pile ottimo per pull invernali dai vari impieghi. La carta e il cartone possono dare vita ad altra carta. L’alluminio anche, genera altro alluminio, infatti andrebbe separato dalla plastica con la quale è spesso differenziato. Scorrendo le varie informazioni si trovano anche notizie sorprendenti come quella che la Cina ritenuta uno dei maggiori inquinatori dell’ambiente, è leader mondiale del riciclo sia delle batterie al litio (quelle di recente generazione per smartphone e tablet), che di tutti i materiali di consumo per elettronica (circuiti, schede, memoria ram ecc ecc).

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Il riciclo di questi materiali avviene in modo singolare, ovvero separando i vari componenti e riutilizzandoli per la produzione di altri prodotti elettronici. La sezione umida dei nostri rifiuti potrebbe avere una nuova vita anche già in casa nostra, con l’operazione di compostaggio. Ci sono alcuni condomini che già effettuano questo processo facendo sì che la parte umida sia combusta, ricavando quindi un ottimo fertilizzante per piante aiuole e alberi. Insomma, una goccia nel mare ho provato a gettarla, e partendo dal sottoscritto mi auguro che se già bevendo un caffè usassimo di più la tazza del servizio della zia, anche se brutto, significherebbe un monouso in meno nell’ambiente. Inoltre, ricordiamoci che la fantasia non dobbiamo usarla solo nei social ma anche per immettere meno rifiuti nel mondo che domani sarà dei nostri figli. A presto.

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Maurizio Bartoli napoletano del 1957, frequenta le montagne abruzzesi dalla nascita. Risiede a Rivisondoli in provincia di L’Aquila, e grazie alla passione ereditata dai genitori ha mosso i primi passi sugli sci a 5 anni, potendo quindi praticare questo sport in diverse località Alpine dalla Val d’Aosta a Livigno con una particolare attenzione per l’Alto Adige, avendo sciato per molti anni tra la Val Badia e altre stazioni Alto Atesine. Grazie a 30 anni di attività di agente di commercio per primarie aziende del settore sportivo, ha acquisito una profonda conoscenza delle attrezzature. Altra cosa è la passione per il territorio abruzzese che sente di adozione, e che frequenta in tutte le stagioni, apprezzandone le peculiarità sotto tutti gli aspetti: sportivi, paesaggistici, culinari e sociali. Grazie alla collaborazione con Tribù Ecosport come redattore della rubrica Piramide Bianca, si è avvicinato all’informazione prettamente dedicata alla neve, e proprio per questa bellissima e gratificante esperienza ha deciso di affrontare il tema della montagna a 360° con Big Mountain.

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