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Il pane Carasau, anche chiamato carta musica per la sua leggerezza e per i puntini scuri che si formano durante la cottura, è un prodotto tipico della Sardegna.

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Le zone di origine sono più precisamente la regione del Logudoro e la subregione delle Baronie in provincia di Nuoro. A base di acqua e farina di grano duro o di orzo, è un alimento tradizionale dei pastori sardi da millenni. Infatti probabilmente le origini di questo pane risalgono alla civiltà nuragica, quindi al 1800 a. C. circa. Ingredienti poveri e a lunga conservazione permettevano alle mogli dei pastori, obbligati a lunghe trasferte con il bestiame, di preparare un pane di accompagnamento al pasto per tutta la stagione. In origine veniva consumato accostato a ricotta e formaggi di latte di pecora, o anche da solo a conclusione del pasto, mentre oggi la sua semplicità e delicatezza lo rendono perfetto per molteplici preparazioni, anche molto elaborate. Il processo della preparazione, anche detto in dialetto “sa cotta”, che oggi è semplificato, richiedeva tempo ed energie. Generalmente le donne si riunivano a gruppi di 3 al mattino presto e impastavano a lungo farina e lievito in contenitori in legno chiamati madie (fase detta “S’inthurta”).

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La seconda fase (“Cariare” o “Hariare”) prevedeva un lavoro energico per impastare la farina con l’acqua fino a raggiungere un composto liscio ed omogeneo. Successivamente (fase “Pesare”) lasciavano l’impasto a riposare alcune ore in larghi vasi di terracotta per poi suddividerlo in panetti regolari e rotondi (fase “Orire” o “Sestare”) e lasciarli di nuovo riposare nei contenitori chiamati “canistreddas” avvolti in teli. I panetti una volta schiacciati con il matterello (fase “Illadare”) raggiungevano una circonferenza di circa 40 cm e uno spessore di 2-3 mm. La cottura nei forni a legna, rigorosamente di quercia, richiedeva una temperatura di almeno 450 gradi (fase “Kokere”), la sfoglia si gonfiava e veniva divisa in 2 dischi separati con un coltellino affilato che non rompesse il pane (fase “Fresare” o “ Calpire”). Teli di lino erano utilizzati per separare le sfoglie impilate durante il raffreddamento. Infine avveniva la “carasatura”, ossia una seconda cottura che donava croccantezza e colore dorato al prodotto.

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Oggi la ricetta è stata leggermente variata con l’aggiunta di sale nell’impasto e la preparazione avviene tramite forni elettrici, ma rimangono ancora, sparse nell’isola, alcune donne che utilizzano i metodi originali e tramandano la tradizione di generazione in generazione. Del pane Carasau esistono due varianti: il pane Frattau e il pane Guttiau. Il primo viene bagnato rapidamente in acqua bollente o nel brodo di carne e condito con sugo di pomodoro, uovo in camicia e formaggio fresco grattugiato. Il secondo invece viene ammorbidito con un filo d’olio extravergine di oliva e un pizzico di sale e scaldato in forno qualche minuto. Inoltre è ottimo per preparare stuzzichini per aperitivi o varianti fresche per antipasti, insalate o lasagne alternative… insomma ci si può sbizzarrire. In qualunque modo lo si voglia utilizzare, rappresenta alla perfezione lo spirito rurale e semplice di una splendida regione, la Sardegna, pregna di una tradizione enogastronomica di tutto rispetto.

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Maurizio Bartoli napoletano del 1957, frequenta le montagne abruzzesi dalla nascita. Risiede a Rivisondoli in provincia di L’Aquila, e grazie alla passione ereditata dai genitori ha mosso i primi passi sugli sci a 5 anni, potendo quindi praticare questo sport in diverse località Alpine dalla Val d’Aosta a Livigno con una particolare attenzione per l’Alto Adige, avendo sciato per molti anni tra la Val Badia e altre stazioni Alto Atesine. Grazie a 30 anni di attività di agente di commercio per primarie aziende del settore sportivo, ha acquisito una profonda conoscenza delle attrezzature. Altra cosa è la passione per il territorio abruzzese che sente di adozione, e che frequenta in tutte le stagioni, apprezzandone le peculiarità sotto tutti gli aspetti: sportivi, paesaggistici, culinari e sociali. Grazie alla collaborazione con Tribù Ecosport come redattore della rubrica Piramide Bianca, si è avvicinato all’informazione prettamente dedicata alla neve, e proprio per questa bellissima e gratificante esperienza ha deciso di affrontare il tema della montagna a 360° con Big Mountain.

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