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Norcia, in provincia di Perugia, situata ai piedi dei monti Sibillini, è nota a tutti soprattutto per le sue norcinerie.

Distinguibili dalle classiche salumerie perché specializzate in salumi suini, tipici della zona, le norcinerie rendono caratteristico questo paesino montano. Se ne trovano a decine disseminate sul territorio. La figura del norcino però, seppur vista ora come un mestiere tipico e caratteristico, durante il Medioevo era considerata in maniera dispregiativa: era colui che lavorava le carni suine, ma si occupava anche (insieme al cerusico e al cavadenti) di piccoli interventi chirurgici.

comune-di-norciaIn genere si trattava di ambulanti che si prestavano ad ogni esigenza, dall’incidere ascessi dentali, allo steccare fratture, grazie alla loro abilità con bisturi improvvisati. Solo tra il XII e il XVII secolo questo mestiere si rivolse esclusivamente alla macellazione dei maiali, e nacque la vera e propria figura del norcino. Si organizzarono addirittura in corporazioni e confraternite, e divennero così importanti, da ricoprire incarichi di rilievo all’interno della società. Nel 1623 Papa Gregorio XV li elevò ad Arciconfraternita, dandogli spessore e prestigio, e nel 1677 la loro divenne una disciplina universitaria d’élite e di estrema competenza. Tuttora ricopre un ruolo caratteristico e artigianale tramandato di generazione in generazione.

Restava comunque un mestiere stagionale, in quanto i maiali si abbattevano solo in inverno, per cui, fino a non molto tempo fa, i norcini si recavano nella zona di Norcia ad ottobre per rientrare nelle loro case intorno a marzo, mentre nel resto del tempo la bottega veniva affittata. Per tradizione i suini venivano scelti e macellati il lunedì, mercoledì e venerdì di buon mattino. Un garzone del norcino provvedeva a scegliere il bestiame ed effettuava la pelatura per poi appenderli all’uncinara (il gancio posto fuori la bottega). Successivamente veniva portato dal norcino, che ne lavorava le carni da cui vengono, ancor oggi, creati i famosi salumi che amiamo mangiare: prosciutto crudo, capocolli, spallette, lonza, pancette, guanciali e insaccati vari. Insomma… vale sempre la pena fare una capatina da queste parti, sono leccornie a cui non si può proprio dire di no….

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Maurizio Bartoli napoletano del 1957, frequenta le montagne abruzzesi dalla nascita. Risiede a Rivisondoli in provincia di L’Aquila, e grazie alla passione ereditata dai genitori ha mosso i primi passi sugli sci a 5 anni, potendo quindi praticare questo sport in diverse località Alpine dalla Val d’Aosta a Livigno con una particolare attenzione per l’Alto Adige, avendo sciato per molti anni tra la Val Badia e altre stazioni Alto Atesine. Grazie a 30 anni di attività di agente di commercio per primarie aziende del settore sportivo, ha acquisito una profonda conoscenza delle attrezzature. Altra cosa è la passione per il territorio abruzzese che sente di adozione, e che frequenta in tutte le stagioni, apprezzandone le peculiarità sotto tutti gli aspetti: sportivi, paesaggistici, culinari e sociali. Grazie alla collaborazione con Tribù Ecosport come redattore della rubrica Piramide Bianca, si è avvicinato all’informazione prettamente dedicata alla neve, e proprio per questa bellissima e gratificante esperienza ha deciso di affrontare il tema della montagna a 360° con Big Mountain.

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