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Il Nanga Parbat, con i suoi 8126 metri, è una montagna che costringe a scelte difficili.

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Oggi voglio parlarvi di un episodio triste in parte accaduto ultimamente nel lontano e impervio Himalaya. Questa storia ci deve far riflettere su come vada presa sul serio la montagna nella sua immensa bellezza. Il Nanga per la ripidezza dei suoi versanti e per la grande rapidità con la quale cambiano le condizioni climatiche è considerata tra le montagne più ostiche al mondo. Questa montagna situata al limite orientale dell’Himalaya pakistano, è la nona cima più alta del mondo, e forse la più pericolosa e più affascinante. Nanga Parbat significa montagna nuda in Urdu (lingua locale), mentre per le popolazioni che vivono nelle regioni himalayane è la montagna mangiauomini o la montagna del diavolo. Tra le vette himalayane è quella che ha mietuto più vittime, qui morì nel 1970 Gunther Messner, fratello di Reinhol. Per tutta la comunità alpinistica mondiale questa appena passata è stata una settimana di apprensione e di trepidazione per la sorte di due alpinisti, quella del polacco Tomek Mackiewicz e la francese Elisabeth Revol. Per Tomek, personaggio dal travagliato passato di tossicodipendenza, si trattava del settimo tentativo invernale su questa montagna, una carriera interamente dedita a quest’impresa.  Dopo il raggiungimento della vetta, nella notte tra giovedì 25 e il 26 gennaio, purtroppo le cose sono precipitate. In fase di discesa, l’alpinista polacco viene colto da cecità da neve e da un principio di assideramento.

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I due alpinisti bloccati a 7450 m di quota, dopo la richiesta di aiuto fatta dalla Revol con il telefono satellitare devono prendere una decisione difficile. La Revol decide di abbandonare il compagno che nel frattempo è peggiorato e tentare di salvarsi continuando la discesa da sola. Sabato 27 la Revol comunica di essere arrivata a quota 6700m con un principio di congelamento al piede sinistro, ma ancora lucida. Per salvarla bisogna trovare i fondi perché l’elicottero dell’aviazione pakistana partecipi all’operazione di soccorso. In meno di 24 ore vengono raccolti 60 mila euro, e due grandi alpinisti il russo Denis Urubko e Adam Bielicki intenti nell’ascesa del K2 decidono di rinunciare alla loro scalata per tentare di salvare i loro colleghi. Denis Urubko, non è nuovo a questi soccorsi, già il 2008 lo vide, insieme a Don Bowie, dare manforte a Ueli Steck e Simon Anthamatten sulla Sud dell’Annapurna nel tentativo di portare in salvo lo spagnolo Iñaki Ochoa de Olza. Quella volta Urubko saltò da un elicottero impossibilitato ad atterrare per il maltempo, per poi raggiungere il Campo base e da qui proseguire in parete per raggiugere Ueli e Simon. Alla fine non riuscirono a portare in salvo Iñaki. Ma sicuramente diedero una fondamentale mano per salvare Horia Colibasanu, il compagno di scalata dello spagnolo che fino all’ultimo aveva cercato di aiutarlo in quella tenda a 7400 m. Anche in questa occasione Urubko insieme al pilota di elicottero che li ha portati quasi a quota 5000 m e grazie a tutti quelli che hanno aiutato nell’operazione di salvataggio, hanno compiuto un’impresa eroica. Salire 1200 metri di dislivello, in inverno, a quelle quote, sul Nanga Parbat, nello spazio di una notte non è cosa da tutti. Con grande coraggio e determinazione, alla fine sono riusciti a trovare Revol grazie al tracker satellitare e grazie ai segnali che stava facendo con una luce frontale e prestarle soccorso.

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Dopo una breve sosta hanno incominciato la discesa. Domenica mattina Revol ha infine raggiunto il campo base del Nanga Parbat, con principi di congelamento a mani e piedi, e successivamente è stata trasportata in elicottero a Islamabad. Purtroppo le pessime condizioni meteo non hanno consentito il soccorso di Tomek. Questa è un’altra scelta dolorosa ed estrema, lasciare un uomo a 7200 al suo destino in una tenda. Le difficoltà di intervento sono molteplici sia per la volubilità climatica e sia per la rarefazione dell’aria che impedisce agli elicotteri poco potenti di volare a quelle quote. Tempo fa una serie documentario raccontava le storie di questi eroici soccorritori piloti che dotandosi di respiratori e partendo dal minuscolo e rudimentale aeroporto di Lukla erano costretti ad alleggerire l’aeromobile dei sedili, dei portelli e di tutte le dotazioni non indispensabili per poi fare calcoli precisi sulla quantità di carburante da imbarcare. Si può quindi comprendere che arrivati sul luogo del soccorso tutto è affidato alla sorte, alla velocità con cui prendere le decisioni e alla capacità di fare scelte dolorose (come l’abbandono di qualcuno) nel caso in cui qualcosa fuori programma dovesse accadere. La via, solo individuata e mai salita Messner-Eisendle diverrà Mackiewicz-Revol dal nome dei primi scalatori che l’hanno seguita da soli, in pieno inverno, fino alla cima del Nanga Parbat. Tomek e Revol da alpinisti esperti conoscevano i rischi a cui andavano incontro e ne hanno accettato le possibili conseguenze. Solo chi è sopravvissuto, se vorrà, potrà spiegare cosa è andato storto in questa impresa riuscita, ma finita male. Una grande lezione da non sottovalutare su quanto e come rispettare la montagna che così ci piace.

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Maurizio Bartoli napoletano del 1957, frequenta le montagne abruzzesi dalla nascita. Risiede a Rivisondoli in provincia di L’Aquila, e grazie alla passione ereditata dai genitori ha mosso i primi passi sugli sci a 5 anni, potendo quindi praticare questo sport in diverse località Alpine dalla Val d’Aosta a Livigno con una particolare attenzione per l’Alto Adige, avendo sciato per molti anni tra la Val Badia e altre stazioni Alto Atesine. Grazie a 30 anni di attività di agente di commercio per primarie aziende del settore sportivo, ha acquisito una profonda conoscenza delle attrezzature. Altra cosa è la passione per il territorio abruzzese che sente di adozione, e che frequenta in tutte le stagioni, apprezzandone le peculiarità sotto tutti gli aspetti: sportivi, paesaggistici, culinari e sociali. Grazie alla collaborazione con Tribù Ecosport come redattore della rubrica Piramide Bianca, si è avvicinato all’informazione prettamente dedicata alla neve, e proprio per questa bellissima e gratificante esperienza ha deciso di affrontare il tema della montagna a 360° con Big Mountain.

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