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La mitologica figura dell’Uomo Degli Arrosticini ci porta alla memoria il nostro primo articolo del food “L’Abruzzo in punta di spiedi: sua maestà l’arrosticino”.

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In questi giorni di fine estate, ormai stanchi del mare o si ritorna da mete più o meno esotiche, il desiderio più grande, soprattutto in Abruzzo è quello di passare qualche serata con quello che rappresenta il simbolo dell’Abruzzo a tavola: l’inimitabile arrosticino. Ma oggi, il mio pensiero va all’artefice di questa deliziosa eccellenza, l’addetto alla cottura. Il fuochista, colui che custodisce la brace come se fosse una vestale e che allinea, cura, osserva, gira con amorevole diligenza gli spiedi fumanti sulla furnacell. L’uomo, perché solitamente è un uomo, che passa tutta la serata davanti ai carboni ardenti non curante del caldo e del fumo sprigionato dalla cottura.

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Questa figura, rispettata e quasi venerata da tutti gli astanti è coperta da mille attenzioni. Le somministrazioni di bevande rinfrescanti a base di spumoso e ghiacciato nettare dorato sono costanti e frequenti, ma non tutti quelli che lo circondano hanno questo scopo, spesso la postazione di fianco al nostro protagonista è presa di mira da chi vuole un posto in prima fila per arraffare voracemente per primo gli arrosticini migliori, cercando di passare inosservato. Una specie di condor pronto a fiondarsi appena la situazione è propizia. Poi c’è quello che vuole dare i suoi preziosi e non richiesti consigli su come si debbano cuocere gli arrosticini, quello che straccia i carboni su come e quando salarli, insomma, intorno al povero fuochista grondante di sudore si crea una sorta di microcosmo intorno al quale orbitano tutta una serie di figure che fanno colore e calore. Il nostro eroe, colui che ben prima degli altri ha dovuto preparare la brace con il carbone adatto, che ha accudito i nostri spiedini prelibati, si trova a fine serata, stanco, soddisfatto, ma esausto.

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Ma a brace spenta, quando anche lui, dopo che gli arrosticini sono finiti e tutti oramai sono più che sazi, e in lui arde ancora un fuoco e vuole avere un minino di contatto sociale, magari con la bella ragazza che ha osservato tutta la sera a cui ha omaggiato un mazzo di arrosticini donati come se fossero orchidee, a quel punto lui purtroppo è diventato un tutt’uno con la carne di ovino che ha curato per tutta la sera, un’arbre magique all’essenza di pecora. Allora, non gli resta che mettersi mestamente vicino agli altri per riposare le stanche membra, facendo attenzione alle distanze di sicurezza e a non stare sotto vento. Solo le numerose docce successive e il lavaggio accurato degli abiti lo riporteranno ad una vita sociale piena e appagante.

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Maurizio Bartoli napoletano del 1957, frequenta le montagne abruzzesi dalla nascita. Risiede a Rivisondoli in provincia di L’Aquila, e grazie alla passione ereditata dai genitori ha mosso i primi passi sugli sci a 5 anni, potendo quindi praticare questo sport in diverse località Alpine dalla Val d’Aosta a Livigno con una particolare attenzione per l’Alto Adige, avendo sciato per molti anni tra la Val Badia e altre stazioni Alto Atesine. Grazie a 30 anni di attività di agente di commercio per primarie aziende del settore sportivo, ha acquisito una profonda conoscenza delle attrezzature. Altra cosa è la passione per il territorio abruzzese che sente di adozione, e che frequenta in tutte le stagioni, apprezzandone le peculiarità sotto tutti gli aspetti: sportivi, paesaggistici, culinari e sociali. Grazie alla collaborazione con Tribù Ecosport come redattore della rubrica Piramide Bianca, si è avvicinato all’informazione prettamente dedicata alla neve, e proprio per questa bellissima e gratificante esperienza ha deciso di affrontare il tema della montagna a 360° con Big Mountain.

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