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Nel mio precedente articolo “Le prime tracce degli sci” vi ho condotto fino alla nascita dell’agonismo.

Era il 1928 e da poco era nata la FIS (1924) Federazione Internazionale Sci con il compito di promuoverlo, sovrintendere e coordinare tutte le attività agonistiche dei 101 paesi membri. Originariamente la fis prevedeva solo gare nordiche, nel 1930 fu allargata allo sci alpino con gare di discesa libera e slalom.

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Ma la svolta si ebbe con il congresso FIS di Beirut del 1967 dove con la seguente definizione lo sci potette godere in ambito agonistico di tutte le specialità: lo sport dello sci, sotto la giurisdizione della FIS, comprende tutte le forme dello sci rese possibili dallaforza muscolare dalla gravità, sul terreno e su qualsiasi tipo di superficie artificiale o naturale. Oggi le discipline sono: sci di fondo, salto con gli sci, combinata nordica, sci alpino, freestyle, snowboard, sci di velocità, sci d’erba e telemark. Discorso a parte è il biathlon che contemplando fondo e tiro con la carabina elude le competenze FIS ed è regolata dalla IBU.

Nel corso degli anni le tecniche si sono evolute con il contributo di materiali e strategie da fare invidia alle industrie aerospaziali. Pensate che il KL (chilometro lanciato) si avvale della galleria del vento creata per l’aerodinamica delle vetture e non solo. Grazie a ciò si è passati da 136 kmh di Leo Gasperl (al quale dedicherò un articolo a parte) nel 1931, ai circa 255 kmh di Ivan Origone del 26 marzo 2016. Come per il KL stessa trafila l’hanno subita tutte le discipline, passando da materiali e tecniche pioneristiche a soluzioni e strategie all’avanguardia.

Il progresso avanza, e pionieri come Zeno Colò e altri che utilizzavano materiali improbabili e piste poco battute, oltre alla fisicità e alla tecnica avevano un gran fegato perché la sicurezza era relativa, ma nonostante tutto erano capaci di imprese di epiche. Per fortuna oggi grazie alla FIS e ad aziende produttrici, la sicurezza è divenuta regina in ogni contesto e garantisce l’incolumità di atleti e spettatori anche a beneficio dello spettacolo.

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Maurizio Bartoli napoletano del 1957, frequenta le montagne abruzzesi dalla nascita. Risiede a Rivisondoli in provincia di L’Aquila, e grazie alla passione ereditata dai genitori ha mosso i primi passi sugli sci a 5 anni, potendo quindi praticare questo sport in diverse località Alpine dalla Val d’Aosta a Livigno con una particolare attenzione per l’Alto Adige, avendo sciato per molti anni tra la Val Badia e altre stazioni Alto Atesine. Grazie a 30 anni di attività di agente di commercio per primarie aziende del settore sportivo, ha acquisito una profonda conoscenza delle attrezzature. Altra cosa è la passione per il territorio abruzzese che sente di adozione, e che frequenta in tutte le stagioni, apprezzandone le peculiarità sotto tutti gli aspetti: sportivi, paesaggistici, culinari e sociali. Grazie alla collaborazione con Tribù Ecosport come redattore della rubrica Piramide Bianca, si è avvicinato all’informazione prettamente dedicata alla neve, e proprio per questa bellissima e gratificante esperienza ha deciso di affrontare il tema della montagna a 360° con Big Mountain.

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