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Conoscere Leo Gasperl e sapere per caso che era stato inventore attore e anche sciatore.

Questa è in un certo senso un’intervista mancata, va detto però che la cena era squisita. Una sera di circa 40 anni fa, fui invitato a cena a casa Guarini a Rivisondoli. Notai a capotavola un signore asciutto, elegante e in ottima forma, ma di poche parole. Per me appassionato di sci era come essere un tifoso di calcio che incontra Maradona. Riuscii con fatica ad ottenere un posto accanto a lui, e ben presto la conversazione divenne spontanea. Fui rapito da questo uomo alto, elegante e discreto nei movimenti e nel parlare.leo-gasperl-2

Quella sera raccontò della sua vita, senza mai essere fuori dalle righe, come se aver insegnato a sciare a Zeno Colò, Gina Lollobrigida, Anita Ekberg, Umberto di Savoia, Vittorio Gassman, Mike Buongiorno e l’Aga Kahn fosse cosa di tutti i giorni. Con qualche insistenza riuscii a sapere del suo record del chilometro lanciato (primo nella storia) di ben 136,600 km/h stabilito nel 1931 a St.Moritz, con un attrezzatura che solo tra sci e attacchi pesava ben 23 kg e con due maniglie sulla parte anteriore degli sci, per evitare di essere sbilanciato dal vento. Quest’uomo per bene diresse gli azzurri in due Olimpiadi, condusse la scuola sci di Breuil e quella estiva del Livrio.

Fondò la scuola di sci estiva del Plateau Rosà, dove istallò il primo skilift. Inventò anche un prototipo di tuta da sci alare, antesignana di quella che oggi viene usata da alcuni paracadutisti estremi. Ebbi anche l’onore di sciare con lui, e posso assicurarvi che nonostante la veneranda età, lo stile e la sicurezza di questo signore con i capelli bianchi poche volte nella mia vita li ho ritrovati. Sugli appennini, specie a fine inverno, risentiamo dei cambiamenti climatici, e la neve nell’arco di una giornata può cambiare consistenza più volte.

Lui, che oltre a essere valangologo di Montepratello, era all’epoca direttore delle piste, era tenuto a sciare in qualsiasi condizione climatica, ma lui aveva la medesima condotta di curva con qualunque neve.  Credetemi, spesso stargli dietro non era facile. Nel 1997 ci ha lasciato per problemi cardiaci e da anni non faceva più ritorno alla sua Cervinia, infatti a Rivisondoli era di casa, tanto che nel 1987 interpretò San Giuseppe nel noto presepe vivente, ed era amato e apprezzato da tutti. Insomma fu un grande onore conoscerlo, e non potrò mai dimenticarlo.

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Maurizio Bartoli napoletano del 1957, frequenta le montagne abruzzesi dalla nascita. Risiede a Rivisondoli in provincia di L’Aquila, e grazie alla passione ereditata dai genitori ha mosso i primi passi sugli sci a 5 anni, potendo quindi praticare questo sport in diverse località Alpine dalla Val d’Aosta a Livigno con una particolare attenzione per l’Alto Adige, avendo sciato per molti anni tra la Val Badia e altre stazioni Alto Atesine. Grazie a 30 anni di attività di agente di commercio per primarie aziende del settore sportivo, ha acquisito una profonda conoscenza delle attrezzature. Altra cosa è la passione per il territorio abruzzese che sente di adozione, e che frequenta in tutte le stagioni, apprezzandone le peculiarità sotto tutti gli aspetti: sportivi, paesaggistici, culinari e sociali. Grazie alla collaborazione con Tribù Ecosport come redattore della rubrica Piramide Bianca, si è avvicinato all’informazione prettamente dedicata alla neve, e proprio per questa bellissima e gratificante esperienza ha deciso di affrontare il tema della montagna a 360° con Big Mountain.

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