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Ebbene sì, sono proprio queste le 23° olimpiadi invernali con più sorprese e novità.

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Passeranno alla storia per molti motivi, e magari i più curiosi li analizzeremo, ma resta il rimpianto che, per colpa del fuso orario le competizioni si svolgono quando da noi è notte fonda. Questo purtroppo ci impedisce di seguire tanti sport per i quali facciamo finta di diventare competenti solo ogni 4 anni in occasione dei giochi olimpici. Chi avrebbe mai seguito una gara di curling (quello della pentola di pietra) riuscendosi anche ad appassionare? Oppure le varie specialità del pattinaggio di velocità o artistico. Sport che veramente, a meno che non siamo appassionati, abbiamo modo di seguire solo in questa occasione. Eppure, dietro ogni manifestazione sportiva ci sono sforzi immensi da parte di atleti che preparano queste gare con passione maniacale, perché senza nulla togliere ad altre competizioni, la soddisfazione che regala un oro olimpico è impagabile. La filosofia dei giochi è proprio questa: la capacità di abbattere tutte le barriere che siano raziali, religiose o addirittura politiche. Tutto solo in funzione dello spirito di competizione di un atleta o una squadra contro l’altra, qualunque che sia l’avversario. L’organizzazione dei giochi invernali negli ultimi anni è risultata meno onerosa di quelli estivi, perché quasi sempre le strutture, a dispetto dei giochi estivi, trovano una destinazione d’uso efficace. Quelli estivi invece comportano grossi investimenti, anche per il maggior numero di partecipanti, e dopo molte opere restano cattedrali nel deserto. Con i cambiamenti climatici la difficoltà che gli organizzatori incontrano è quella della produzione di neve e ghiaccio, con enormi impieghi di strutture e di energia tanto che in Russia nella passata edizione hanno studiato un sistema di riciclo dell’acqua impiegata per fare la neve.

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È sotto gli occhi di tutti la decisione di far partecipare le due Coree (quella del sud è organizzatrice delle olimpiadi) sotto un’unica bandiera, nonostante a nord ci sia un signore che comanda con decisioni e programmi di dubbia bontà. A PyeongChang (mi scuserete se lo scriverò poche volte ma capirete che la possibilità di sbagliare è quasi certezza) le curiosità sono tante come ad esempio per la prima volta nei giochi sarà presente per tutta la durata un ufficio aperto a tutti per segnalare eventuali casi di molestie sessuali. Qui sono giunti 2.925 atleti da ben 92 paesi e gareggeranno in 15 diverse discipline. In palio ci sono 102 medaglie d’oro (una è già italiana) con 7 discipline per gli sport di neve, 5 discipline del ghiaccio e 3 per lo scivolamento (bob, slittino e skeleton). I siti olimpici sparsi per la Corea del Sud sono 13. Nella città di PyeongChang è stato costruito ex novo lo stadio dalla capienza di 35.000 spettatori dove c’è stata la cerimonia di apertura, e si terrà quella di chiusura oltre a tante competizioni nel corso dei 17 giorni dell’evento.

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Le curiosità sono tante, come quella che i bob della nazionale italiana sono realizzati in collaborazione con la Ferrari. Questi tipi di gemellaggi sono frequenti tra industria automobilistica e sport perché l’aerodinamica e i materiali sperimentali e performanti fanno sempre più parte del mondo degli sport da alte prestazioni. Il più giovane statunitense da 90 anni a questa parte a vincere una medaglia d’oro (la prima per gli Usa) è il diciassettenne Redmond “Red” Gerard. Questo genio dello snowboard la notte prima della gara che lo ha incoronato, l’ha passata alla tv a guardare serie, e la mattina non ha nemmeno sentito la sveglia. Ma niente paura che anche se con una giacca prestata (la sua non ricordava dov’era) ha eseguito una prestazione superba. I tifosi olandesi che hanno osannato le loro tre atlete che sabato scorso si sono classificate ai primi tre posti della gara di speed skating hanno alzato uno striscione che recitava “The Netherland FIRST” con un chiaro sfottò al presidente degli Usa Trump che aveva come slogan della sua campagna “America First”. Sempre nello snowboard, ma al femminile, una extraterrestre di appena 17 anni di nome Chloe Kim, ha stravinto con un grosso distacco sui rivali. E fin qui nulla di strano, se non che le origini della famiglia di questa ragazza sono proprio delle vicinanze di PyeongChang.

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Si allena sulle Mammouth Mountain negli States dove è nata e qui è un vero fenomeno mediatico tanto da avere 337mila follower che seguono le sue imprese. Ma nonostante ciò è ultra fiera delle origini coreane della sua famiglia grazie alle quali ha un seguito enorme anche in Corea. Frutto del disgelo tra le due Coree è anche l’invio dal Nord di 229 cheerleader che accompagneranno la delegazione del nord e del sud in ogni manifestazione. Sulla delegazione italiana non mi soffermo, sia perché ci tengo a emulare lo spirito di universalità dei giochi olimpici, e sia per scaramanzia visto che un oro è già in cascina, quello di Arianna Fontana nella 500 metri short track. Abbiamo molte chances di medaglia e l’inizio non è male, ma o dovremo fare qualche levataccia o accontentarci delle differite e nel 2022 non andrà meglio perché si terranno a Pechino. Confidiamo tutti comunque nell’onestà degli atleti e dei dirigenti di qualunque nazionalità per poter assistere a uno sport pulito. Guardate cosa è accaduto ai 169 atleti russi prima eliminati e poi reintegrati per estraneità al fenomeno che potranno partecipare, ma non sotto la bandiera Russa che è stata squalificata interamente. Lo sport a tutti i livelli non può subire l’onta del doping nonostante i grossi interessi in ballo. Buono spettacolo a tutti e Forza Italia (sportiva).

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Maurizio Bartoli napoletano del 1957, frequenta le montagne abruzzesi dalla nascita. Risiede a Rivisondoli in provincia di L’Aquila, e grazie alla passione ereditata dai genitori ha mosso i primi passi sugli sci a 5 anni, potendo quindi praticare questo sport in diverse località Alpine dalla Val d’Aosta a Livigno con una particolare attenzione per l’Alto Adige, avendo sciato per molti anni tra la Val Badia e altre stazioni Alto Atesine. Grazie a 30 anni di attività di agente di commercio per primarie aziende del settore sportivo, ha acquisito una profonda conoscenza delle attrezzature. Altra cosa è la passione per il territorio abruzzese che sente di adozione, e che frequenta in tutte le stagioni, apprezzandone le peculiarità sotto tutti gli aspetti: sportivi, paesaggistici, culinari e sociali. Grazie alla collaborazione con Tribù Ecosport come redattore della rubrica Piramide Bianca, si è avvicinato all’informazione prettamente dedicata alla neve, e proprio per questa bellissima e gratificante esperienza ha deciso di affrontare il tema della montagna a 360° con Big Mountain.

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