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Quando si pensa all’Abruzzo, le prime cose che vengono alla mente sono i monti, i parchi e i trabocchi, ma parlando di cibo, non ce n’è per nessuno, tutti, ma proprio tutti, pensano all’alimento abruzzese per antonomasia, l’arrosticino.

L’arrosticino in Abruzzo più che un prodotto gastronomico è un culto, una vera e propria religione, con i suoi riti e le sue scuole di pensiero, sia sui tempi di cottura, sia sul momento giusto per salarli.Per un maschio abruzzese, imparare a cuocere gli arrosticini è una sorta di rito di iniziazione all’età adulta.

arrosticini

Allinearli nel piatto, e guardare gli altri commensali con aria di sfida, per vedere chi ce l’ha più grosso, intendo il mucchio di spiedini vuoti nel piatto, è una sorta di prova di virilità gastronomica.Per chi non li conoscesse, gli arrosticini o “rustell”, sono spiedini di cubetti di carne di ovino adulto, cotti alla brace su tipici bracieri chiamati in dialetto “furnacelle”.Come per i tempi di cottura, anche sulle origini ci sono varie scuole di pensiero, e la vera origine è legata alla transumanza, quando i pastori per il loro sostentamento, abbattevano gli animali più vecchi e improduttivi, ottenendo la massima resa di gusto con una “spesa” minima.

Sebbene, la paternità degli arrosticini è rivendicata da diverse località, la zona d’elezione per la produzione di questa prelibatezza è nell’area pedemontana del versante orientale del Gran Sasso, nei territori di Villa Celiera e Civitella Casanova.Nascendo come pasto semplice e povero, uno street food ante litteram, il miglior modo per poterlo apprezzare è all’aria aperta in buona compagnia, oppure in locali di poche pretese.

A Villa Celiera ad esempio troviamo diverse realtà ristorative che hanno l’arrosticino come prodotto di punta, se non come unico prodotto. In alcuni di questi locali, l’accoglienza è “tipicamente” abruzzese, schietta, spigolosa, concreta e poca avvezza alle formalità. Un po’ come il nostro arrosticino, diretto, immediato, a volte anche pesante.  Per poterlo apprezzare al meglio va gustato “liscio”, al massimo accompagnato da pane fatto in casa, condito con olio di queste terre.Mangiare gli arrosticini è un esperienza mistica con le sue regole. Va gustato direttamente dallo spiedo, facendolo scivolare lentamente tra i denti. Deve essere caldo, tenero, salato il giusto, cotto bene (ne troppo, ne troppo poco), e rigorosamente e tassativamente accompagnato da un buon Montepulciano d’Abruzzo.Insomma, l’arrosticino o si odia o si ama …ed io modestamente ….lo amo.

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Maurizio Bartoli napoletano del 1957, frequenta le montagne abruzzesi dalla nascita. Risiede a Rivisondoli in provincia di L’Aquila, e grazie alla passione ereditata dai genitori ha mosso i primi passi sugli sci a 5 anni, potendo quindi praticare questo sport in diverse località Alpine dalla Val d’Aosta a Livigno con una particolare attenzione per l’Alto Adige, avendo sciato per molti anni tra la Val Badia e altre stazioni Alto Atesine. Grazie a 30 anni di attività di agente di commercio per primarie aziende del settore sportivo, ha acquisito una profonda conoscenza delle attrezzature. Altra cosa è la passione per il territorio abruzzese che sente di adozione, e che frequenta in tutte le stagioni, apprezzandone le peculiarità sotto tutti gli aspetti: sportivi, paesaggistici, culinari e sociali. Grazie alla collaborazione con Tribù Ecosport come redattore della rubrica Piramide Bianca, si è avvicinato all’informazione prettamente dedicata alla neve, e proprio per questa bellissima e gratificante esperienza ha deciso di affrontare il tema della montagna a 360° con Big Mountain.

2 COMMENTI

  1. Hai reso perfettamente lo spirito abruzzese dell’arrosticino e anche la spigolosità’ e la schiettezza dell’ abruzzese medio ….complimenti

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