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Visitare l’Abbazia agostiniana di Novacella non è un semplice piacere turistico, ma un viaggio nel tempo che inizia nel 1142 anno della sua fondazione.

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Mi è sempre piaciuto raccontare le cose che nel corso degli anni ho avuto la fortuna di visitare. Si proprio la fortuna, perché sono convinto che oltre alla lettura e il confronto con gli anziani, nulla riempia di più lo spirito del viaggiare. Vi assicuro che l’Abbazia di Novacella è uno di quei posti in cui la curiosità di conoscerne la storia vi assale. Complice forse il paesaggio dolomitico circostante, o quel silenzio tipico dei posti dediti alla meditazione, ma appena vi si entra, sembra di varcare un confine temporale con ritmi lenti e rumori inusuali. Io ci sono stato due volte. La prima tanti anni fa in un magico scenario innevato attorno al Natale e l’emozione fu grandissima ma la visita durò poco ed ebbi modo di apprezzare solo la maestosità del complesso. La seconda volta in primavera pochi anni fa quando decisi di dedicare più tempo alla visita proprio perché mi ero documentato sulla storia incredibile di questo complesso. Chiesi infatti a uno dei frati agostiniani che abitano il convento di accompagnarmi nella visita. Quest’abbazia, fondata nel 1142 dal vescovo di Bressanone beato Hartman, appartiene alla congregazione Lateranense austriaca dei canonici Regolari di Sant’Agostino. Nel corso dei secoli ha subito varie ristrutturazioni e ampliamenti. Dalla sua nascita è stato luogo di ricovero per i pellegrini provenienti dal nord Europa e diretti a Roma o in terra Santa.

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Questi piccoli eroi dopo aver affrontato la fatica di attraversare le alpi, alla visione del panorama circostante e grazie all’accoglienza dei frati, ritrovavano le forze perdute. Ovviamente all’epoca l’A22 del Brennero non esisteva e pochi chilometri, spesso in condizioni climatiche avverse, richiedevano giorni. Dopo appena 50 anni dalla sua costruzione venne rasa al suolo da un incendio ma prontamente ricostruita e da allora in alterne vicende è stata ampliata e rimaneggiata in diversi stili. Ecco perché oggi appare nel suo splendore armonico come un puzzle che va dal romanico, al barocco, al rococò. Nel 1525 fu addirittura saccheggiata durante la “guerra dei contadini” che causò 30000 morti. Nel 1807 a seguito della soppressione di vari ordini religiosi da parte della Rivoluzione Francese messa in atto da Napoleone, fu soppressa dal governo Bavarese che regnava in Tirolo. Per fortuna nel 1816 grazie alla riunificazione del Tirolo all’Austria fu ripristinata e reinvestita dei suoi beni e i suoi diritti. Da circa mille anni la vocazione di questi frati ha insegnato ai valligiani la vinificazione e la cura della terra e inoltre è sede di un collegio scuola che provvede alla formazione dei giovani. Da trent’anni la conoscenza si rivolge anche agli adulti con un centro convegni e un centro per la pastorale del turismo e l’apostolato biblico. L’aspetto architettonico invece merita attenzione in 4 punti chiave che sono la chiesa, il pozzo delle meraviglie, la biblioteca e il castello dell’Angelo. La chiesa dedicata a Maria Assunta interamente rifatta nel ‘700 in stile barocco conserva il presbiterio gotico ed è nella sua interezza un classico esempio di barocco alpino Bavarese pur avendo il campanile romanico.

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Al centro del cortile principale troviamo il pozzo delle meraviglie a pianta ottagonale che su ogni lato mostra una delle sette meraviglie dell’antichità (piramide di Cheope, colosso di Rodi, mausoleo di Alicarnasso, tempio di Artemide a Efeso, faro di Alessandria, statua di Zeus a Olimpia e giardini pensili di Babilonia) mentre sull’ultimo a titolo autocelebrativo possiamo ammirare come ottava meraviglia proprio l’abbazia di Novacella in tutto il suo splendore. La biblioteca occupa due piani del convento e conserva ben 65000 volumi a stampa, divisi in 43 argomenti, oltre a ospitare il più piccolo manoscritto del mondo. Il castello che è poi la cappella di San Michele è un’opera rotonda di epoca romanica che seppur rimaneggiata negli anni conserva il suo fascino. Sul cammino dei pellegrini era facile incontrare edifici di questo genere che richiamano alla rotonda del Santo Sepolcro di Gerusalemme. Altra peculiarità rinomata dell’abbazia, anche oltre i confini europei, è la produzione dei vini che gli agostiniani hanno insegnato ai valligiani. Potrete gustare in una bellissima costruzione adiacente al giardino un calice di Sylvaner o un Traminer e tanti altri vini opera della sapiente arte portata avanti nei secoli secondo rigide regole biologiche. Spero di non avervi annoiato anche perché se deciderete di fare una visita all’abbazia scoprirete tante altre bellezze anche nel circondario grazie alle quali so che mi perdonerete. Buon viaggio.

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Maurizio Bartoli napoletano del 1957, frequenta le montagne abruzzesi dalla nascita. Risiede a Rivisondoli in provincia di L’Aquila, e grazie alla passione ereditata dai genitori ha mosso i primi passi sugli sci a 5 anni, potendo quindi praticare questo sport in diverse località Alpine dalla Val d’Aosta a Livigno con una particolare attenzione per l’Alto Adige, avendo sciato per molti anni tra la Val Badia e altre stazioni Alto Atesine. Grazie a 30 anni di attività di agente di commercio per primarie aziende del settore sportivo, ha acquisito una profonda conoscenza delle attrezzature. Altra cosa è la passione per il territorio abruzzese che sente di adozione, e che frequenta in tutte le stagioni, apprezzandone le peculiarità sotto tutti gli aspetti: sportivi, paesaggistici, culinari e sociali. Grazie alla collaborazione con Tribù Ecosport come redattore della rubrica Piramide Bianca, si è avvicinato all’informazione prettamente dedicata alla neve, e proprio per questa bellissima e gratificante esperienza ha deciso di affrontare il tema della montagna a 360° con Big Mountain.

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