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Non è un semplice cammino la via Francigena ma un percorso attraverso la storia, un atto di religione e un modo per approfondire la conoscenza nella quiete del cammino.

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A qualcuno sarà capitato, in giro per l’Italia, di vedere delle tabelle segnaletiche con la scritta Via Francigena accompagnata dal disegno di un pellegrino, con tanto di saio bastone e bisaccia. Tempo fa anche io dalle parti di Lucca mi sono imbattuto in questi segnali, e siccome la curiosità se non soddisfatta è una pessima compagnia, decisi di approfondire. Mi sono così imbattuto in un universo che mi ha riportato agli studi scolastici. La via Francigena è un percorso che si snoda attraverso l’Europa, partendo dalla lontana Canterbury. Dopo aver attraversato la Manica e la Francia, valica le Alpi, passa la pianura Padana, supera gli Appennini e scendendo lungo lo stivale arriva a Roma. Ma attenzione, perchè in passato spesso non si fermava nella culla del cristianesimo.

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Da qui scendeva a sud, e ripassando di nuovo gli Appennini, arrivava in Puglia a Brindisi dove i viandanti si imbarcavano per raggiungere il Santo Sepolcro. Le prime tracce di questo percorso (anche se è riduttivo chiamarlo tale) sono certificate dall’arcivescovo Sigerio, nella tavola Peutingeriana redatta nel 900 circa. Si tratta di una pergamena lunga sette metri, che raffigurava il mondo antico dall’occidente alle foci del Gange. In questo documento, avaro di notizie, Sigerico indica tutte le 69 tappe “submansiones de Roma usque ad mare” da lui toccate nel ritorno alla sua sede episcopale a Canterbury. All’epoca tutte le strade che dall’Europa portavano a Roma, erano chiamate Romee, e il documento di Sigerio è il primo a indicare la Francigena come via Romea dall’Inghilterra a Roma.

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Sia tutte le Romee che la Francigena non vanno identificate in un solo percorso, bensì in quell’insieme di strade, scorciatoie, mulattiere, ponti, guadi, sentieri eccetera, che costituiscono il sistema di arterie europeo per arrivare a Roma. Non a caso, secondo Goethe, la coscienza d’Europa è nata sulle vie del pellegrinaggio. Si perché attraverso queste strade, sia per commercio che per spirito religioso, si sono incontrati i numerosi popoli che abitano il vecchio continente. Nel 1994 il consiglio d’Europa ha riconosciuto alla Francigena la dignità di “Itinerario Culturale Europeo”, al pari del Cammino di Santiago, che i pellegrini fanno per raggiungere la tomba dell’apostolo Giacomo. Nel 2001 è nata l’Associazione Europea delle vie Francigene.

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Questa coordina lo sviluppo, la cura e la tutela degli itinerari che attraversano Italia ed Europa, e che hanno dato vita alla storia del nostro continente. Grazie a ciò, sotto un unico ombrello, oggi il pellegrino può intraprendere da dove vuole il suo cammino verso Roma, o al contrario, seguendo un’unica segnaletica. Incontrerà punti di ristoro e ostelli per riposare che dedicheranno a loro attenzioni e condizioni particolari. Gli ostelli nell’antichità si chiamavano “ospitali”, ma non bisogna farsi ingannare dal nome. La parola proviene da ospitalità, e quasi sempre erano tenuti da religiosi di vari ordini ed erano gratuiti. Oggi le cose sono migliorate e a questi si sono affiancate strutture abitative con maggiori confort.

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In Italia, con 45 tappe, in linea di massima resta inalterato il percorso originario che ha subito nella storia alcuni cambiamenti dovuti a vari fattori. Valicate le alpi dal passo del San Bernardo (anche qui il famoso convento che alleva i cani da salvataggio offriva ospitalità ai pellegrini), ci si affacciava alla pianura padana. Da qui, in virtù delle dominazioni o delle guerre in corso, bisognava adeguare la strada alle esigenze del momento. Venivano seguite strade alternative ove le guerre impedivano di viaggiare sicuri, o per lo straripamento di fiumi che imponeva guadi diversi. In alcuni casi si cercavano percorsi diversi e più sicuri, per evitare gli assalti dei briganti a caccia di mercanti carichi di merce o poveri pellegrini.

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Gli appennini venivano valicati dove oggi c’è il passo della Cisa che all’epoca si chiamava monte Bardone. Da qui verso il Tirreno o verso l’interno, specie dopo la morte di San Francesco per adorare le reliquie del poverello di Assisi fino a Roma. Il cammino è costellato di luoghi di culto o di interesse storico come il Volto Santo a Lucca, San Gimignano, la Lucchesia, il castello Malaspina, Fornovo e tanti altri che forniscono, oggi come allora, l’occasione per una sosta o una preghiera. Nei tempi moderni la via Francigena è diventata occasione di turismo e di sviluppo per diverse comunità rurali. Queste, grazie al passaggio dei pellegrini, hanno incrementato le strutture di ospitalità. A lato del cammino sono infatti nate iniziative come “La Bisaccia Del Pellegrino” che raccoglie, sotto un unico marchio, tantissimi prodotti del comparto enogastronomico tipici delle terre attraversate.

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Si spazia dal Panforte di Siena, al Parmigiano Reggiano o dal Culatello di Zibello, alla Bonarda dell’Oltrepo Pavese per citarne solo alcuni. Questi prodotti oltre a essere peculiarità delle zone di origine, racchiudono anche caratteristiche nutrizionali e conservative atte a essere di sostegno e nutrimento quindi facilmente assimilabili e di buona conservazione per i pellegrini di ieri e di oggi. Ci sarebbe tanto altro da dire, ma per evitare la noia, vi invito a prendere in seria considerazione l’idea di affrontare almeno qualcuna di queste tappe. La rete fornisce ottimi consigli su come affrontarle, e sono certo che non ve ne pentirete perché scoprirete un’Italia che tanti di noi non crediamo che esista. Un’Italia lenta ma che fa vivere a lungo. Fatemi sapere. Vi aspetto.

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Maurizio Bartoli napoletano del 1957, frequenta le montagne abruzzesi dalla nascita. Risiede a Rivisondoli in provincia di L’Aquila, e grazie alla passione ereditata dai genitori ha mosso i primi passi sugli sci a 5 anni, potendo quindi praticare questo sport in diverse località Alpine dalla Val d’Aosta a Livigno con una particolare attenzione per l’Alto Adige, avendo sciato per molti anni tra la Val Badia e altre stazioni Alto Atesine. Grazie a 30 anni di attività di agente di commercio per primarie aziende del settore sportivo, ha acquisito una profonda conoscenza delle attrezzature. Altra cosa è la passione per il territorio abruzzese che sente di adozione, e che frequenta in tutte le stagioni, apprezzandone le peculiarità sotto tutti gli aspetti: sportivi, paesaggistici, culinari e sociali. Grazie alla collaborazione con Tribù Ecosport come redattore della rubrica Piramide Bianca, si è avvicinato all’informazione prettamente dedicata alla neve, e proprio per questa bellissima e gratificante esperienza ha deciso di affrontare il tema della montagna a 360° con Big Mountain.

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