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Che le gestioni pubbliche non siano sempre efficienti è noto, ma l’azienda Torre di Feudozzo ci dimostra che è possibile il contrario.

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Grazie alla nostra collaborazione con i Carabinieri Forestali e al colonnello Luciano Sammarone, amico da tempo di Big Mountain, ho potuto mettere il naso in questo raro esempio di efficienza e funzionalità.

feudozzo-carabinieri-forestali-cavallo-persano-bigmountain-montagna (40)L’azienda è situata a cavallo tra Abruzzo e Molise nei pressi di San Pietro Avellana dopo Castel di Sangro a 932 mt s.l.m. ed è affidata ai Carabinieri Forestali per il recupero della razza del cavallo Persano. È  un antico sito di caccia di origine borbonica. Carlo III di Borbone lo utilizzava per evidenti scopi ludici ed in particolare per la caccia, essendo immerso in un territorio di rara bellezza. Successivamente, i Savoia tentarono di fare tabula rasa di quanto fatto dagli spagnoli e quindi l’azienda per anni fu abbandonata o affidata in mani poco esperte che la utilizzarono solo come allevamento non ben identificato di bovini. Il secondo conflitto mondiale la distrusse quasi completamente trovandosi proprio sul fronte di avanzata degli alleati. Per fortuna, l’azienda nel 1977 entra a far parte delle disponibilità demaniali affidate alle regioni, viene quindi ricostruita cercando di preservare l’architettura originaria. Affidata alle cure dell’allora Corpo Forestale dello Stato, diventa un allevamento all’avanguardia di bovini, in cui gli esemplari, già negli anni 80, erano dotati di collare con microchip che permetteva al computer di assegnare la giusta quantità di mangime per le necessità e lo stato dell’animale. L’azienda inoltre era dotata di caseificio per la trasformazione e di conseguenza era economicamente autonoma.

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A causa di una brutta epidemia di brucellosi, nel 1995 fu costretta però a cessare l’attività e i 270 capi presenti furono macellati e distrutti. Dopo la bonifica fu destinata a un progetto di recupero di razze italiane bovine in via di estinzione come l’Agerolese, la Burlina, la Modicana e la Reggiana. Questo nobile intento però, a causa degli ahimè sempre esistiti conflitti burocratici della macchina statale, si dovette arrestare per incompatibilità tra il Corpo Forestale e la produzione lattiero-casearia. Grazie all’opera di un grande personaggio appartenuto al Corpo Forestale dello Stato, il dottor Potena, questa struttura riuscì a risorgere, venendo destinata come ancora è oggi, al recupero della razza del cavallo Persano. Questa razza, insieme alle altre due autoctone italiane che sono la Murgese e la Maremmana, è quella tra le 3 che ha migliori doti di affidabilità e versatilità di impiego.feudozzo-carabinieri-forestali-cavallo-persano-bigmountain-montagna (39)

Nasce infatti da incroci di cavalli arabi, spagnoli e italiani e gode di mantelli sauri, grigi e morelli. Con un organico di militari e civili, e strutture interne che la rendono completamente autonoma, quest’azienda curata oggi dai Carabinieri forestali, è a mio parere un fiore all’occhiello dell’amministrazione statale. Vi sono ospitati circa 50 cavalli di cui 28 persani 4 asini e il restante tra murgesi e animali sotto sequestro affidati per maltrattamenti (gli imbecilli non mancano mai), per sottrazione alla criminalità organizzata o addirittura per corse clandestine purtroppo ancora frequenti. Inoltre, La Torre di Feudozzo ha anche una struttura interna di accoglienza spesso usata da scolaresche per settimane didattiche e dotata anche di un percorso con laghetto visitabile sempre e comunque.

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Raro nel suo genere vi si trovano anche infrastrutture dedicate interamente ai diversamente abili. Insomma, io consiglio casomai vi trovaste in zona aquilana o molisana, di farci un pensierino a visitarla. Mi raccomando: per visitarla bisogna contattare il reparto Carabinieri Forestali per la biodiversità a Castel di Sangro n°0864845938 e non ve ne pentirete. Sarebbe bello poter constatare che il danaro pubblico qualche volta viene ben speso, e poter ammirare questi splendidi animali curati in modo esemplare dai Carabinieri Forestali che si adoperano per la conservazione di una razza che è un patrimonio tutto italiano.

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Maurizio Bartoli napoletano del 1957, frequenta le montagne abruzzesi dalla nascita. Risiede a Rivisondoli in provincia di L’Aquila, e grazie alla passione ereditata dai genitori ha mosso i primi passi sugli sci a 5 anni, potendo quindi praticare questo sport in diverse località Alpine dalla Val d’Aosta a Livigno con una particolare attenzione per l’Alto Adige, avendo sciato per molti anni tra la Val Badia e altre stazioni Alto Atesine. Grazie a 30 anni di attività di agente di commercio per primarie aziende del settore sportivo, ha acquisito una profonda conoscenza delle attrezzature. Altra cosa è la passione per il territorio abruzzese che sente di adozione, e che frequenta in tutte le stagioni, apprezzandone le peculiarità sotto tutti gli aspetti: sportivi, paesaggistici, culinari e sociali. Grazie alla collaborazione con Tribù Ecosport come redattore della rubrica Piramide Bianca, si è avvicinato all’informazione prettamente dedicata alla neve, e proprio per questa bellissima e gratificante esperienza ha deciso di affrontare il tema della montagna a 360° con Big Mountain.

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