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Per il 2018 ancora non è stato assegnato il titolo, ma perché Pescocostanzo non dovrebbe essere la regina dei Borghi?

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Come molti sapranno, mi pregio di palesare spesso il mio profondo legame con le terre abruzzesi, non potrei quindi non celebrare le bellezze e i fasti di Pescocostanzo. Anche quest’anno questo piccolo scrigno di ricchezza e di storia in provincia dell’Aquila, aspira a diventare il Borgo dei Borghi attraverso la famosa trasmissione di Rai 3 “Alle falde del Kilimangiaro”. Il mio intento è di portare all’attenzione di più persone possibili l’immenso patrimonio storico, artistico, culturale e artigianale di questo piccolo ma incredibile comune che appartiene alla comunità montana Alto Sangro e altopiano delle Cinquemiglia. Raggiungere Pescocostanzo è facilissimo in quanto a pochissimi chilometri dalla statale 17. Da Roma, si arriva a Sulmona e ci si dirige verso l’altopiano delle Cinquemiglia, mentre da Napoli si passa per Castel di Sangro.

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La ferrovia invece, da dovunque veniate vi porterà a Castel di Sangro o a Sulmona, e da lì con le linee della TUA, in comodissimi pullman, potrete raggiungerla. Ma diciamoci poi la verità, oggi chi non possiede un cellulare con navigatore? L’accoglienza è di tutto rispetto, grazie a belle strutture di ospitalità che vanno da hotel di lusso con annesse spa, a pratici ma eleganti B&B. Meritano molta attenzione sia il centro del paese che i dintorni, ma andiamo con ordine. Appena arrivati, il consiglio del sottoscritto è di non trascurare una veloce (pardon questa parola qui come in tanti altri posti, specie in vacanza, è bandita) passeggiata per capire di cosa stiamo parlando. Salteranno subito agli occhi i numerosi monumenti come la basilica di Santa Maria del Colle o la minuscola chiesetta del Carmine, bellissima e visitabile in pochi minuti grazie alle dimensioni extra small. S. Maria del Colle, il cui aspetto attuale risale a un’ epoca tra il XV e il XVIII secolo, sembra proteggere dall’alto il centro abitato che si estende ai suoi piedi.

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È curioso il particolare per cui il portale principale sia situato nell’attuale posizione, ovvero sulla navata di destra quasi alla fine. Ebbene in fase di costruzione, a lavoro quasi ultimato, si accorsero che il canonico ingresso avrebbe avuto un accesso troppo ripido per i fedeli. Entrando si resta a bocca aperta nell’ammirare le 5 navate, l’organo, il pulpito, gli altari, gli intarsi, i dipinti e tutte le opere d’arte in essa custodite. Qui, come in altri luoghi di Pescocostanzo, si avverte il passaggio di artisti lombardi diretti nel regno di Napoli intorno al 1600 e che trovarono in questo posto terreno fertile per esprimere il loro estro con risultati tutt’oggi evidenti.

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Riprendendo la passeggiata per il borgo, specie in estate quando la temperatura lo permette, non è difficile ammirare donne che praticano l’antichissima arte del tombolo. Anche questa proviene dal nord Italia intorno al 1600 ma viene conservata e tramandata abilmente di madre in figlia fino ai giorni nostri. È in funzione una scuola aperta a grandi e piccole future ricamatrici. Anche il ferro battuto è tutt’oggi un arte che conferisce a Pescocostanzo un tratto antico ma autentico. Come dicevo sopra, oltre al borgo è interessante il circondario di questa perla appenninica. Numerosi produttori lattiero casearie e di insaccati, in tante masserie disseminate nella piana verso il Bosco di Sant’Antonio, ci consentono di ammirare le loto lavorazioni. Questi manufatti non hanno alcun segreto se non quanto tramandato di padre in figlio nel corso delle generazioni, e tutto ciò ci dà modo di toccare con mano il vero chilometro zero.

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Non abbiate timore di chiedere ai pescolani di assistere ai loro lavori: sono gente di montagna, all’apparenza duri e riservati, ma sempre disponibili ad aprire le porte di casa e dimostrare la tipica accoglienza abruzzese. Sempre in questa piana potrete ammirare l’eremo di san Michele Arcangelo, edificato intorno al 1100 e adibito all’inizio a protezione dei pastori durante la transumanza, ed in seguito a chiesa ed eremo per chi cercasse in quella quiete la strada di Cristo. Non dimentichiamo che siamo nella zona del Tratturo Magno, infatti a Pescocostanzo si celebra ogni anno agli inizi di settembre una festa dedicata alla transumanza. Ultima tappa, ma non ultimo per interesse, abbiamo sua maestà il Bosco di Sant’Antonio di cui ho già ampiamente parlato in: “Pescocostanzo un oasi di pace e cultura“, “Un bosco è sempre magico se poi è di Sant’Antonio è fantastico” e “Passeggiare nel bosco di Sant’Antonio in autunno“.

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 Qui le parole non sono mai troppe per le tante specie di fauna e flora che lo hanno scelto come habitat ideale. Per visitarlo occorre tempo, e qui a Pescocostanzo il tempo è un investimento prezioso. Un consiglio: a fine giornata o magari a notte inoltrata fate una passeggiata nelle strade di questo bellissimo borgo per assaporare i silenzi e gli scorci che specie nelle notti di luna piena si possono ammirare in assoluta tranquillità. Se avrete seguito i miei consigli, credo che non avrete dubbi a votare Pescocostanzo come Borgo più bello d’Italia con tutto il rispetto dei competitor. Qui storia, tradizione e arte vanno a braccetto come in pochi altri posti. Buon viaggio, e poi ditemi se Pescocostanzo non vi ha aiutato a riconciliare spirito e corpo, che forse con i ritmi moderni spesso entrano in conflitto.

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Maurizio Bartoli napoletano del 1957, frequenta le montagne abruzzesi dalla nascita. Risiede a Rivisondoli in provincia di L’Aquila, e grazie alla passione ereditata dai genitori ha mosso i primi passi sugli sci a 5 anni, potendo quindi praticare questo sport in diverse località Alpine dalla Val d’Aosta a Livigno con una particolare attenzione per l’Alto Adige, avendo sciato per molti anni tra la Val Badia e altre stazioni Alto Atesine. Grazie a 30 anni di attività di agente di commercio per primarie aziende del settore sportivo, ha acquisito una profonda conoscenza delle attrezzature. Altra cosa è la passione per il territorio abruzzese che sente di adozione, e che frequenta in tutte le stagioni, apprezzandone le peculiarità sotto tutti gli aspetti: sportivi, paesaggistici, culinari e sociali. Grazie alla collaborazione con Tribù Ecosport come redattore della rubrica Piramide Bianca, si è avvicinato all’informazione prettamente dedicata alla neve, e proprio per questa bellissima e gratificante esperienza ha deciso di affrontare il tema della montagna a 360° con Big Mountain.

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