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Uova di Pasqua
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La Pasqua, ricca di simboli, è la più importante festività cristiana.

A differenza del Natale, non viene celebrata ad una data fissa, ma cambia ogni anno poiché si calcola in base ai cicli lunari. Agli albori del Cristianesimo, la Resurrezione era ricordata ogni domenica. Successivamente la Chiesa cristiana decise di celebrarla soltanto una volta l’anno, e con il concilio di Nicea nel 325 d. C. si stabilì che la Pasqua doveva cadere la domenica successiva al primo plenilunio dopo l’equinozio primaverile. Diversi sono i simboli della Pasqua cristiana, tutti legati al risveglio della natura. La Pasqua infatti coincide con l’inizio della primavera, che veniva celebrata con riti per la fecondità ed il rinnovamento della vita.

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L’evento da sempre legato all’arrivo della primavera veniva festeggiato tramite offerte di ringraziamento, tra cui le primizie dei campi, e il sacrificio di agnelli, la cui carne veniva consumata con un pasto rituale. Anche oggi, come in passato si ritrovano sulle nostre tavole diversi simboli dell’antica tradizione pagana della rinascita della terra: le spighe di grano tramutate in pane, le erbe, le uova, l’agnello, divenuti col tempo tradizionali alimenti della Pasqua. L’uovo ad esempio, simboleggia la vita che si rinnova. I primi a rendere l’uovo protagonista di un gesto cerimoniale sono stati i Persiani. Festeggiavano l’arrivo della primavera con lo scambio di uova di gallina, veri e propri porta fortuna contro pestilenze e carestie. Da noi, in Occidente, l’usanza di scambiarsi uova “della rinascita” e del buon augurio è più recente. Risale al 1176, quando re Luigi VII, di rientro da una crociata, fu accolto a Parigi con doni dei prodotti della terra, incluse uova in gran quantità, poi distribuite a piene mani al popolo.

L’usanza di donare uova decorate con elementi preziosi va molto indietro nel tempo. Già nei libri contabili di Edoardo I d’Inghilterra risulta segnata una spesa per 450 uova rivestite d’oro e decorate, da donare come regalo di Pasqua. La tradizione di colorare e decorare le uova è arrivata ai giorni nostri. La spiegazione risiede in questa leggenda: Maria Maddalena, di ritorno dal Santo Sepolcro vuoto, raccontò il miracolo ai discepoli, ma prima si imbatté in Pietro che non le credette schernendola: “Crederò a quello che dici solo se le uova contenute in quel cestello diverranno rosse.” E subito le uova si colorarono di un rosso intenso. Gli altri simboli della Pasqua sono: la colomba, emblema di pace e nuova vita nella Resurrezione, le campane, strumenti veloci ed efficaci per trasmettere il lieto annuncio e l’ulivo che rappresenta Dio che si riconcilia con gli uomini attraverso il dono di suo Figlio Gesù, che vince la morte per dare anche a noi la possibilità di risorgere.

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Quella di colorare le uova è una tradizione molto diffusa nei paesi mitteleuropei, come in Germania ed Austria, ma lo è anche tra le valli dolomitiche. In Val di Fassa, o in altre valli ladine, per esempio in Val di Fiemme, esiste un’antica tradizione della “Pechenèda” o “Pechenada“. E’ infatti usanza preparare un cestino di uova sode colorate. Si tratta di un gioco che si fa a casa in famiglia, ma spesso si trova il cestino nelle osterie e nei bar del paese, specie i bar frequentati dai paesani. Il gioco consiste nel colpire con un uovo quello dell’avversario alternando le due estremità. Anzi, entrando nel dettaglio del gioco, uno dei due tiene l’uovo fermo e l’altro lo colpisce. Una sola delle due uova cede e si rompe. A questo punto si gira l’uovo e si prova con la parte intatta. Vince chi riesce a mantenere il proprio intero. Il premio è l’uovo dell’avversario. Il trucco sta nel trovarne uno particolarmente resistente e se lo trovate, tornate a casa con decine e decine di uova tutte da mangiare. A proposito dimenticavo……….. Buona Pasqua a tutti.

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Maurizio Bartoli napoletano del 1957, frequenta le montagne abruzzesi dalla nascita. Risiede a Rivisondoli in provincia di L’Aquila, e grazie alla passione ereditata dai genitori ha mosso i primi passi sugli sci a 5 anni, potendo quindi praticare questo sport in diverse località Alpine dalla Val d’Aosta a Livigno con una particolare attenzione per l’Alto Adige, avendo sciato per molti anni tra la Val Badia e altre stazioni Alto Atesine. Grazie a 30 anni di attività di agente di commercio per primarie aziende del settore sportivo, ha acquisito una profonda conoscenza delle attrezzature. Altra cosa è la passione per il territorio abruzzese che sente di adozione, e che frequenta in tutte le stagioni, apprezzandone le peculiarità sotto tutti gli aspetti: sportivi, paesaggistici, culinari e sociali. Grazie alla collaborazione con Tribù Ecosport come redattore della rubrica Piramide Bianca, si è avvicinato all’informazione prettamente dedicata alla neve, e proprio per questa bellissima e gratificante esperienza ha deciso di affrontare il tema della montagna a 360° con Big Mountain.

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