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Ormai siamo quasi certi che in una una vacanza in montagna la noia è una perfetta sconosciuta.

Al terzo appuntamento con i consigli del sottoscritto, spero di essere riuscito a fugare qualche dubbio. In montagna non si va solo per sciare o prendere il sole. Si possono fare tantissime cose, e questo vale sia per chi legge, che per eventuali amici scettici che considerano la montagna il regno del freddo e della noia totale. Se alla fine di questo vademecum sarò riuscito a convincere anche una sola persona, posso ritenermi soddisfatto perché avrò raggiunto il mio scopo.

Oggi vorrei parlare di un’attività a contatto con la natura, utile a tenerci in ottima forma, ma che possiamo anche praticare solo per il gusto della novità, senza alcun pericolo o particolare sforzo. Parlo quindi agli atleti, e a coloro che si ritengono l’esatto contrario. In ogni caso quello che andiamo a fare è come sempre nel totale e irrinunciabile rispetto della natura che merita, per il bene nostro e dei nostri figli, di essere lasciata da noi così come l’abbiamo trovata.

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Fat bike fino a qualche anno fa era una parola nota soltanto ai soliti americani. Questi signori con il vizio di estremizzare i fenomeni, quasi sempre sono capaci di vendere idee vincenti. Prima esisteva la mountain bike, che in assenza di neve ci dava modo di conoscere angoli remoti delle valli e delle montagne. Poi arrivava la neve e ahimè bisognava riporle in cantina, e dedicarsi a sport come il fondo di cui parleremo domani. Ma un certo signor Rakower, nel 1989 unendo due cerchi di mtb, diede vita al primo progetto reale di fat bike creando una ruota da quasi 29 pollici.

Ecco che nasce la mtb 4 stagioni, capace di farci andare agevolmente anche sulla neve, grazie alla larga base d’appoggio di una ruota cosi “FAT”(grassa in inglese), e alla pressione che non supera un bar. Oggi su tutto l’arco alpino, e anche in Appennino, si trovano stazioni che hanno noleggi di fat bike. Pedalare su apposite piste, consente a principianti e ciclisti provetti, di avere un contatto diretto con la natura ad assoluto impatto zero.

Ognuno in virtù della preparazione e della voglia di avventura può andare, con le solite dovute precauzioni, in angoli remoti o luoghi frequentati per il solo scopo di fare attività. Non ha età perché anche i bambini sono i benvenuti, magari al traino se piccolissimi, o con bike della loro misura. È una pratica per tutta la famiglia, e senza alcuna necessità agonistica. Altra cosa è il racing con le fat bike.

Infatti, essendo appendice delle mtb, non potevano mancare competizioni agguerrite e faticose, sia per le pendenze che per le temperature. Ma a noi quello poco interessa, perché dopo una bella passeggiata nei boschi e al sole, non desideriamo altro che un bel solarium e un buon bicchiere. Magari nell’attesa del prossimo articolo sullo sci di fondo. Mi raccomando: non mancate.

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Maurizio Bartoli napoletano del 1957, frequenta le montagne abruzzesi dalla nascita. Risiede a Rivisondoli in provincia di L’Aquila, e grazie alla passione ereditata dai genitori ha mosso i primi passi sugli sci a 5 anni, potendo quindi praticare questo sport in diverse località Alpine dalla Val d’Aosta a Livigno con una particolare attenzione per l’Alto Adige, avendo sciato per molti anni tra la Val Badia e altre stazioni Alto Atesine. Grazie a 30 anni di attività di agente di commercio per primarie aziende del settore sportivo, ha acquisito una profonda conoscenza delle attrezzature. Altra cosa è la passione per il territorio abruzzese che sente di adozione, e che frequenta in tutte le stagioni, apprezzandone le peculiarità sotto tutti gli aspetti: sportivi, paesaggistici, culinari e sociali. Grazie alla collaborazione con Tribù Ecosport come redattore della rubrica Piramide Bianca, si è avvicinato all’informazione prettamente dedicata alla neve, e proprio per questa bellissima e gratificante esperienza ha deciso di affrontare il tema della montagna a 360° con Big Mountain.

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