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Grazie alla traversata del Monte Bianco, vivrete con me un’esperienza magica sul tetto d’Europa.

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Oggi ho mirato in alto, ma talmente tanto, che almeno in questo continente e da comune viandante, di più non avrei potuto. Mi sono ricordato di un viaggio fatto tanti anni fa con la famiglia, quando da Courmayeur La Palud, andai in funivia sul primo tronco alle pendici del Bianco. Ricordi sbiaditi di un impianto storico, con le vecchie cabine dalla forma squadrata e con lo sponsor Campari sulle fiancate. Bene, oggi di tutto ciò restano solo le foto in giro grazie ai nostalgici. Il progresso, pur scontentando qualcuno, ha fatto il suo ingresso trionfale nella valle e ha creato in pochi anni qualcosa di incredibile. Tutto ciò si chiama Sky Way e parte da Pontal d’Entreves, vicino Courmayeur. Qui, troverete ad attendervi una stazione avveniristica, dotata di tutti i confort oltre ad ampi parcheggi.

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Da qui ci apprestiamo a salire sul massiccio attraverso due tronchi di funivia che ci porteranno, prima alla stazione di Pavillon du Mont Frety, poi a quella di Punta Helbronner. Ma andiamo per gradi e non bruciamo le tappe. Si inizia ai 1300 m di Pontal, su cabine modernissime e confortevoli con una portata oraria di 800 persone.Queste durante il movimento ruotano di 360° consentendo a tutti i passeggeri di ammirare i panorami incantevoli che il Bianco ci offre. Inoltre, sono dotate di riscaldamento a pavimento e sui vetri, per impedire che si appannino. All’arrivo al Pavillon, in appena 4 minuti (dico quattro), troviamo una stazione fatta di ampie superfici vetrate, con viste panoramiche sulla Val Veny e la Val Ferret, oltre a 2 ristoranti, un bar, una sala eventi con 150 posti, uno shopping center e una cantina di vinificazione.

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Ma la sorpresa più grande è all’esterno, dove da metà giugno a settembre potrete visitare “il Giardino Alpino di Soussurea” che è un orto botanico tra i più alti del continente. A circa 2200 m potrete ammirare oltre 900 specie vegetali di flora spontanea d’alta montagna. Si estende su circa 7000 mq e si divide in due parti: quella delle roccere, a sua volta suddiviso per provenienza geografica, e quella degli ambienti di alta montagna. I nevai spariscono quasi a giugno, e la fioritura inizia a luglio, così, a cavallo tra la fine del mese e gli inizi di agosto si gode dello spettacolo impagabile della varietà dei colori. A settembre tutto si prepara all’inverno dove spesso qui si accumulano fino a 4 m di neve dando fine alla magia. Un’opera di conservazione encomiabile, grazie a una fondazione onlus che si occupa di curare e salvaguardare l’area.

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Dopo aver goduto di una simile meraviglia, si riparte per il secondo tronco di funivia alla volta di Punta Helbronner. Ci si arriva in soli 5 minuti con cabine uguali alle precedenti, ma con una portata oraria di 600 persone. Questo tratto, gode di una diavoleria ingegneristica spettacolare, ovvero un pilone di sostegno della fune che anziché essere ancorato al suolo nel cemento armato è sospeso, ed è collegato con solidi cavi di acciaio alle pareti di roccia laterali. La stazione di arrivo che si sviluppa in verticale a 3462 m, ha l’avveniristica forma di un cristallo, con diverse terrazze a sbalzo. Qui, si ha la chiara impressione di toccare il cielo con le mani. Grazie alla quota, e alla terrazza sui ghiacciai a 360° si ha una nitida visione (tempo permettendo) delle alpi occidentali, con il Monte Bianco a poca distanza e il Monte Rosa, il Cervino e il Gran Paradiso.

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All’interno della stazione troverete una mostra di cristalli del Bianco, un ristorante, un bar e vari punti multimediali di informazione. Ma la sorpresa che toglie il fiato è il “Passo nel Vuoto”, ovvero un belvedere sospeso nel vuoto con circa 1200 m sotto i vostri piedi, interamente trasparente (compreso il pavimento). Ai deboli di cuore è vivamente sconsigliato, ma chi se la sente, non può privarsene. Attraverso un ascensore nella roccia, e una breve galleria si può arrivare al famoso rifugio Torino del CAI. Questo storico rifugio, costruito negli anni ‘50 del secolo scorso, oltre a offrire un bar e un ristorante, previa prenotazione, permette anche di dormire. Non dimentichiamo che, specie in estate, ci troviamo in una delle aree più ambite da rocciatori ed escursionisti. Questi vengono da mezzo mondo per ammirare il comprensorio antistante ed esplorarlo.

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In estate il viaggio può continuare da Punta Helbronner con la cabinovia Panoramic Mont Blanc, che sorvolando il ghiacciaio del Gigante, arriva alla stazione francese dell’Auguille du Midi a 3777 m, per poi proseguire fino a Chamonix. Tutto ciò ovviamente a bordo di cabine confortevoli e molto panoramiche. Per chi nella vita non vuol farsi mancare nulla, consiglio vivamente, quando si è arrivati in questa bellissima stazione francese, di prendere il caratteristico trenino a cremagliera Chamonix-Montenvers. Questa ferrovia inaugurata nel 1909, è lunga circa 5 km e porta alla base del ghiacciaio “Mer de Glaces”. Questo è il secondo ghiacciaio più importante delle Alpi lungo 12 km e profondo mediamente 400 m. Anche lui purtroppo, come gli altri, soffre dei cambiamenti climatici e sta arretrando.

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Se siete lì, non mancate di visitare la grotta di ghiaccio che ogni anno viene scavata per permettere ai visitatori di entrare nel cuore di questa lingua di ghiaccio. Questo ghiacciaio, che come detto sta attraversando una fase di sofferenza e arretramento, si muove ogni giorno di 10/25 cm. Insomma, arrivati a questa meraviglia, non resta che tornare indietro in tempi ampiamente comodi, nonostante si sia passati da una nazione all’altra. Sappiate che le tariffe della Sky Way non sono economiche, ma ampiamente giustificate dall’avanzatissima tecnologia che utilizzano, e che potrete toccare con mano. Inoltre, non dimenticate che la quota elevata impone: crema protettiva, occhiali da sole, macchina fotografica, abbigliamento consono anche in piena estate e assoluto divieto di abbandonare i percorsi segnalati.

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Per tutte le altre notizie (costi, prenotazioni ecc. sappiate che i siti sono chiarissimi ed esaustivi. Altra fondamentale raccomandazione, valida ovunque siamo fuori da casa nostra, è di non lasciare tracce del nostro passaggio. Poche ma indispensabili precauzioni per un’esperienza che resterà indelebile nella vostra mente. Quando sarete davanti a quelle vette vi sarà regalata la bellissima idea dell’immensità e la straordinarietà del Creato. Questa riflessione ci deve sempre e comunque accompagnare in ogni escursione al cospetto di spettacoli della natura come questi e che tanto amiamo e siamo desiderosi di conoscere. Ricordate di farmi sapere sempre, se seguite i miei consigli, come è stata l’esperienza.

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Maurizio Bartoli napoletano del 1957, frequenta le montagne abruzzesi dalla nascita. Risiede a Rivisondoli in provincia di L’Aquila, e grazie alla passione ereditata dai genitori ha mosso i primi passi sugli sci a 5 anni, potendo quindi praticare questo sport in diverse località Alpine dalla Val d’Aosta a Livigno con una particolare attenzione per l’Alto Adige, avendo sciato per molti anni tra la Val Badia e altre stazioni Alto Atesine. Grazie a 30 anni di attività di agente di commercio per primarie aziende del settore sportivo, ha acquisito una profonda conoscenza delle attrezzature. Altra cosa è la passione per il territorio abruzzese che sente di adozione, e che frequenta in tutte le stagioni, apprezzandone le peculiarità sotto tutti gli aspetti: sportivi, paesaggistici, culinari e sociali. Grazie alla collaborazione con Tribù Ecosport come redattore della rubrica Piramide Bianca, si è avvicinato all’informazione prettamente dedicata alla neve, e proprio per questa bellissima e gratificante esperienza ha deciso di affrontare il tema della montagna a 360° con Big Mountain.

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