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Tante leggende sono state narrate sul Rosengarten.

Ogni storia è romanticamente nata per spiegare il fenomeno dell’enrosadira, per cui le cime delle montagne sul massiccio del Catinaccio si tingano di rosa all’alba ed al tramonto. Il Rosengarten (giardino delle rose in tedesco) è il massiccio del Catinaccio, sulle Dolomiti, tra la Valle di Tires e la Val di Fassa in Trentino Alto Adige. Oggi ho scelto una leggenda, forse tra le meno conosciute, ma tra le più articolate.

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Una volta su queste cime viveva Re Laurino, il re dei nani, estremamente brutto, ma sovrano in un castello di cristallo con un giardino di rose invidiato da tutti. Il castello era inaccessibile a chiunque data la sua posizione a picco sulla montagna, tranne durante i ricevimenti, quando il re faceva scendere un ponte levatoio. Durante queste rare occasioni gli altri sovrani, e specialmente le loro curiose e bramose mogli, ammiravano il giardino da lontano, con estrema invidia.

Molte principesse avrebbero sposato quel re così brutto pur di poter possedere quelle rose. Il re Laurino però non avrebbe mai sposato una di quelle principesse, in quanto il giardino era stato affidato al popolo dei nani dal Dio delle fate e dei folletti, per custodirlo, dato che ogni rosa rappresentava l’anima di un guerriero morto. La pena per la profanazione di quel luogo così sacro sarebbe stata la scomparsa del castello e del popolo dei nani.

Purtroppo però Laurino, come tutte le creature viventi desiderava ardentemente una compagna, così un giorno, incontrata una bella pastorella, la chiese in sposa. La bella pastorella Enrosadira, che non aveva, data la sua condizione, aspirazioni nella vita, accettò soprassedendo alla bruttezza del re. Questo matrimonio fece infuriare le principesse dei regni vicini al punto che ordirono una vendetta. La situazione ideale si presentò ben presto, quando re Arcobaleno, di un regno vicino, organizzò un ballo, momento ideale per ogni donna che voglia apparire maestosa e bellissima.

Le sovrane e principesse si recarono dalla regina Enrosadira per instillarle il seme della competizione, convincendola che solo con un vestito confezionato con i petali di rosa del giardino del re avrebbe superato in bellezza tutte le altre dame. La regina, pur sapendo che le rose erano preda di un sortilegio, decise di creare comunque l’abito, ma timorosa che cogliendole avrebbe subito qualche conseguenza, decise di farle cogliere poco per volta dalle sue cameriere. Una dopo l’altra per tre sere le cameriere, pur implorando la regina di non costringerle, rubarono le rose.

Il re Laurino si rese conto però del furto e si disperò impaurito e devastato dalla rabbia, costringendo Enrosadira ad escogitare un piano per non far vedere il vestito al suo sposo e non deluderlo. La sera del ballo decise di fingersi troppo stanca per parteciparvi, e il re non volle andare senza di lei. Di soppiatto Enrosadira uscì avvolta nel bellissimo e splendente abito, ma durante il percorso si sentiva stretta in una morsa che aumentava ad ogni passo, e da spine che entravano dentro la sua pelle. Si convinse di essere vittima di pura suggestione e fra dolori e pene giunse al castello del re Arcobaleno.

rosen37Lo spettacolo che gli invitati si trovarono di fronte fu tristemente raccapricciante, la regina sanguinava copiosamente. Re Laurino, che aveva deciso di partecipare alla festa, rimase inorridito dal tradimento. Si disperò, il suo regno scomparve, la sua razza si estinse, e il giardino ebbe lo stesso destino. La punizione per Enrosadira fu rimanere intrappolata nell’abito fin quando il regno dei nani non fosse ricomparso, ma questo non accadde mai più.

Lei però non si arrese mai, e ogni giorno all’alba e al tramonto sale sulla montagna sperando di ritrovare il suo regno ed essere liberata. L’abito che indossa riluce così splendidamente che colora tutta la montagna…….dando vita a una commovente leggenda che da secoli viene tramandata di madre in figlia, e incanta chiunque, all’alba o al tramonto, si trovi al cospetto di questo massiccio tra i più belli delle dolomiti. Andiamo a vederlo, e non dimentichiamo i due appuntamenti giornalieri perché ne resteremo incantati………..promesso

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Maurizio Bartoli napoletano del 1957, frequenta le montagne abruzzesi dalla nascita. Risiede a Rivisondoli in provincia di L’Aquila, e grazie alla passione ereditata dai genitori ha mosso i primi passi sugli sci a 5 anni, potendo quindi praticare questo sport in diverse località Alpine dalla Val d’Aosta a Livigno con una particolare attenzione per l’Alto Adige, avendo sciato per molti anni tra la Val Badia e altre stazioni Alto Atesine. Grazie a 30 anni di attività di agente di commercio per primarie aziende del settore sportivo, ha acquisito una profonda conoscenza delle attrezzature. Altra cosa è la passione per il territorio abruzzese che sente di adozione, e che frequenta in tutte le stagioni, apprezzandone le peculiarità sotto tutti gli aspetti: sportivi, paesaggistici, culinari e sociali. Grazie alla collaborazione con Tribù Ecosport come redattore della rubrica Piramide Bianca, si è avvicinato all’informazione prettamente dedicata alla neve, e proprio per questa bellissima e gratificante esperienza ha deciso di affrontare il tema della montagna a 360° con Big Mountain.

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