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Questa leggenda ci porta in val di Fassa, sulle Dolomiti e ci racconta come sarebbe nato il Sassolungo conosciuto anche come 5 dita.

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Favole e leggende non piacciono solo ai bambini, seppure negli ultimi anni sono distratti da altro (smartphone, mostri, manga ecc ecc), ma attirano anche l’interesse degli adulti. In particolare, le leggende nate dalle credenze popolari, diventano bagaglio di interi popoli e spiegano le origini di tante cose. Inoltre, se ci abbandoniamo alla loro lettura, riusciamo anche ad allontanarci dal tran tran quotidiano dimenticando così stress e tensioni, perché nei mondi fantastici dove queste sono ambientate, la vita scorre tranquilla e quasi sempre seguendo i ritmi della natura. In tempi lontani la Val di Fassa era abitata da una comunità di giganti. Erano tutti buoni e rispettosi dell’ambiente e dei valligiani. Non facevano male nemmeno alle mosche seppur fastidiose. i vicini portavano loro patate, cacio e altri prodotti e i giganti in cambio, con le loro grosse mani, dragavano i torrenti e trovavano pepite d’oro che regalavano ai benefattori.

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Erano talmente buoni e tranquilli che non facevano neanche caso a quanta ricchezza donassero. Questa tranquillità però non durò a lungo, perché come tutte le cose belle ha un inizio e una fine. Crebbe tra di loro un tale Sassolungo che era un vero spirito cattivo. La sua cattiveria riuscì nell’arco di poco tempo ad azzerare quanto di buono avevano fatto i suoi amici in tanti anni. All’apparenza sembrava buono e dai modi gentili, ma ahimè, come sempre l’apparenza inganna. Non faceva altro che rubare e mentire negando le malefatte. A causa di questi dispiaceri, la sua mamma morì di crepacuore e seppure a conoscenza delle brutte gesta del figlio, le tenne nascoste alla comunità. Sassolungo, mendace e falso, impersonò la figura del figlio addolorato così da suscitare la pietà di tutti che addirittura lo portarono ad esempio. Nei pollai continuavano a sparire galline, nelle case mancavano vettovaglie di tutti i generi ma lui, anche se sospettato, negava sempre e comunque, incolpando volpi, faine, tassi, talpe, falchi, gazze e sorci di questi orribili fatti. All’epoca in alta montagna la vita era povera e anche un pezzo di pane aveva il suo valore per la sopravvivenza. I poveri animali, riuniti in assemblea, decisero di scoprire chi fosse l’autore di questi furti e montarono di guardia agli obiettivi sensibili. Appena ebbero conferma dei loro sospetti, andarono a spifferare la loro scoperta all’assise dei giganti denunciando Sassolungo, che però continuò a negare.

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Come ho detto prima tutti gli altri giganti erano di indole buona e gli credettero. Però lo tennero d’occhio e quando lo scoprirono in un pollaio, lui ebbe il coraggio di dire che era lì per impedire agli animali di uccidere i polli. Anche quando lo scoprirono a rubare grano, disse a sua discolpa che lo insaccava per preservarlo e fu capace incredibilmente di farsi credere. Ormai però la fiducia dei giganti era intaccata e lo avvisarono che era l’ultima volta che l’avrebbe fatta franca. Il vicino del briccone aveva coltivato un bellissimo albero di mele, e la sera con la famiglia si godeva il fresco con i suoi cari ammirando i bellissimi frutti. Quando al mattino presto il povero vicino vedette lo scempio del suo albero senza nemmeno una mela andò trafelato dal capo della comunità che senza perdere tempo mandò due dei suoi a prendere Sassolungo.

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Questi si autocondannò da solo dicendo che era innocente per il furto delle mele. Era l’alba e in giro nessuno sapeva ancora nulla. A queste parole il capo non ebbe ulteriori tentennamenti, e come ultima chances gli chiese di confessare le sue malefatte per essere graziato. Nulla da fare: Sassolungo negava imperterrito e allora il capo lo toccò con la sua bacchetta e il colpevole iniziò a sprofondare nella terra. Ripetutamente gli fu offerta la grazia in cambio della verità ma inutilmente. Il colpevole negava e continuava a sprofondare nella terra fino a che rimase fuori solo una sua mano che oggi tutti possiamo ammirare come una tra le più belle cime dolomitiche: il Sassolungo detto anche Cinque dita per la sua forma. Le morali di questa leggenda sono tante e il bello è che grandi e piccoli leggendole possono trarre le proprie.

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Maurizio Bartoli napoletano del 1957, frequenta le montagne abruzzesi dalla nascita. Risiede a Rivisondoli in provincia di L’Aquila, e grazie alla passione ereditata dai genitori ha mosso i primi passi sugli sci a 5 anni, potendo quindi praticare questo sport in diverse località Alpine dalla Val d’Aosta a Livigno con una particolare attenzione per l’Alto Adige, avendo sciato per molti anni tra la Val Badia e altre stazioni Alto Atesine. Grazie a 30 anni di attività di agente di commercio per primarie aziende del settore sportivo, ha acquisito una profonda conoscenza delle attrezzature. Altra cosa è la passione per il territorio abruzzese che sente di adozione, e che frequenta in tutte le stagioni, apprezzandone le peculiarità sotto tutti gli aspetti: sportivi, paesaggistici, culinari e sociali. Grazie alla collaborazione con Tribù Ecosport come redattore della rubrica Piramide Bianca, si è avvicinato all’informazione prettamente dedicata alla neve, e proprio per questa bellissima e gratificante esperienza ha deciso di affrontare il tema della montagna a 360° con Big Mountain.

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