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La storia degli ultimi giorni ci impone serie riflessioni sulla forza e l’imprevedibilità della natura.

Credo che fino a martedì della scorsa settimana, fossero tante le farindola2persone che non sapessero nemmeno dell’esistenza di questo piccolo gioiello ai piedi del Gran Sasso. Qui abitano circa 1500 anime in un tranquillo borgo immerso nel verde del parco del Gran Sasso e dei Monti della Laga.

Una comunità dal sapore antico e dall’economia rurale al di fuori di quello che deriva dal turismo. Io stesso, pochi mesi fa, ho scritto di una perla prodotta qui dal sapore unico, e che affonda le radici nei secoli passati: il pecorino di Farindola  . Purtroppo, all’improvviso, i ritmi lenti e ragionati di questa comunità in provincia di Pescara, per una sciagurata coincidenza di eventi, si sono stravolti e sono saltati agli onori delle cronache. Non è mia intenzione e competenza entrare nel merito dei perché e dei per come, ma una riflessione è obblig
atoria.

Se ne sentono tante, farindola3e come sempre, quando accade una disgrazia, tutti per logica libertà di parola e di pensiero esprimiamo pareri e diventiamo esperti in materia. Le polemiche vanno dalla costruzione dell’albergo, al materiale sul quale è stato edificato, per passare ovviamente dal ritardo dei soccorsi alle carenze di informazioni che hanno contribuito alla sciagura. Ma se anche a una sola persona può arrivare questo mio pensiero, consiglierei di fermarsi un attimo con i giudizi, e ragionare su pochi e semplici fatti. Gli eventi erano previsti da tempo, ma la concomitanza no.

Non si prevedono i terremoti, e la quantità delle nevicate unita al vento è stata eccezionale, ma nessuno poteva immaginare l’esuberanza e la corrispondenza di tutti questi fenomeni. Certo non spetta a me attribuire le colpe, ma a chi di dovere, e non dobbiamo sempre pensare che in Italia tutto passi sotto gamba “tanto i processi non finiscono mai”. Se qualcuno ha sbagliato è giusto che paghi. Ma se andiamo orgogliosi degli angeli che hanno fatto 7 km sotto la bufera con gli sci, e appena arrivati hanno iniziato a scavare a mani nude, e se abbiamo visto che la speranza dopo più di 24 ore ha fatto riemergere da un buco i due bambini e la loro mamma, allora plachiamo i toni.

Facciamo fare il loro maledetto lavoro ai soccorritori che non si arrendono di fronte a nulla, e sono orgogliosi di farlo proprio per non lasciare nulla di intentato. Ci sarà tempo per le colpe e per le pene, e soprattutto dobbiamo augurarci che certe cose servano di lezione sia per l’edificabilità di certe strutture, che per l’attribuzione di fondi alle amministrazioni. Se questo accadrà, un domani con le strade agibili, anche i tecnici dell’Enel potranno ridare la luce molto prima a chi da una settimana è ancora al buio.

UN GRAZIE DI CUORE A TUTTI QUELLI CHE HANNO RISCHIATO E STANNO CONTINUANDO A RISCHIARE LA PROPRIA VITA PER SALVARE QUANTE PIU’ PERSONE POSSIBILE.

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Maurizio Bartoli napoletano del 1957, frequenta le montagne abruzzesi dalla nascita. Risiede a Rivisondoli in provincia di L’Aquila, e grazie alla passione ereditata dai genitori ha mosso i primi passi sugli sci a 5 anni, potendo quindi praticare questo sport in diverse località Alpine dalla Val d’Aosta a Livigno con una particolare attenzione per l’Alto Adige, avendo sciato per molti anni tra la Val Badia e altre stazioni Alto Atesine. Grazie a 30 anni di attività di agente di commercio per primarie aziende del settore sportivo, ha acquisito una profonda conoscenza delle attrezzature. Altra cosa è la passione per il territorio abruzzese che sente di adozione, e che frequenta in tutte le stagioni, apprezzandone le peculiarità sotto tutti gli aspetti: sportivi, paesaggistici, culinari e sociali. Grazie alla collaborazione con Tribù Ecosport come redattore della rubrica Piramide Bianca, si è avvicinato all’informazione prettamente dedicata alla neve, e proprio per questa bellissima e gratificante esperienza ha deciso di affrontare il tema della montagna a 360° con Big Mountain.

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