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Bike da strada o mountain bike ci ricordano sempre una grossa fatica, ma la bike assistita è altra cosa ed è una sua nemica.

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Ormai siamo in inverno, e anche se al sud la neve tarda ad arrivare, le atmosfere esterne sono più severe sulla scelta di attività outdoor da praticare. Gli appassionati di trekking sono e saranno coerenti, ma noi andiamo a cercare sempre novità. In prossimità del Natale resta difficile allontanarsi dalla città, quindi mi è venuto in mente pochi giorni orsono, passeggiando per le vie di Roma, di parlare delle bike con pedalata assistita. Nella capitale ho visto che da poco è attivo un servizio di bike shering che pare funzioni alla grande, e sono certo esista anche in altre città. Questa forma di spostamento alternativa e sostenibile facilita la mobilità urbana, sia per fattori di salvaguardia ambientale che di benessere personale, per non parlare degli effetti sulle congestioni di traffico e di arrabbiature che quotidianamente accumuliamo.

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Con le bike a pedalata assistita inoltre, non abbiamo più l’alibi che in città con dislivelli importanti come Napoli o Genova i percorsi siano troppo faticosi. Queste bike sono dotate di un motore elettrico che attraverso dei sensori fornisce un supporto alla nostra pedalata. Esse devono rispondere a determinati requisiti dettati da una normativa europea, e annessi al codice della strada che poi andremo a vedere. I sensori segnalano al motore elettrico di entrare in funzione solo se esiste già una pressione sui pedali da parte del conducente, e di cessare il suo ausilio se la pedalata termina o si superano i 25 km/h.  Il progresso negli ultimi anni ha permesso di migliorarne l’estetica e la funzionalità, con batterie a ioni di litio più sottili e performanti per autonomia e potenza.

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Inoltre, con sensori più sofisticati, l’utilizzo delle bike è garantito non solo per uso cittadino ma anche per mountain bike o fat bike, utilizzabili sulla neve con le classiche ruote grosse. Tutta questa evoluzione ha trasformato nell’arco di pochi anni delle goffe, pesanti e poco performanti biciclette, in oggetti del desiderio che anche se non costano poco garantiscono prestazioni e autonomie di tutto rispetto. Inoltre, sono consigliate per tutte le età, essendo ottime per la salvaguardia dell’apparato cardiocircolatorio, ma garantendo comunque un ottimo lavoro aerobico senza raggiungere vette di utilizzo parossistiche. Siccome siamo vicini a Natale, la bike di cui parliamo potrebbe anche essere un’idea regalo per qualcuno a cui teniamo, e proprio perché teniamo a questa persona dobbiamo stare attenti a quello che offre il mercato.

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Non facciamoci tentare da un prezzo basso che spesso nasconde materiali scadenti, e addirittura non in regola con le norme vigenti. Affidiamoci a rivenditori qualificati che sappiano rispondere in modo esaustivo a tutte le nostre domande ed esigenze. A tal proposito, vi riporto quanto citato dal codice della strada che assegna a questo mezzo un nome che richiama antichi fasti, ovvero “velocipede”. Sì, avete capito bene, perché collocati al centro tra biciclette e ciclomotori. L’articolo 50 del suddetto codice recita così: “I veicoli con due o più ruote funzionanti a propulsione esclusivamente muscolare, per mezzo di pedali o di analoghi dispositivi, azionati dalle persone che si trovano sul veicolo.

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Sono altresì considerati velocipedi, le bici pedalata assistita, dotate di un motore ausiliario elettrico, avente potenza nominale continua massima di 0,25 kW, la cui alimentazione è progressivamente ridotta ed infine interrotta quando il veicolo raggiunge i 25 km/h, oppure se il ciclista smette di pedalare”. La differenza quindi tra la bici elettrica e quella a pedalata assistita è dettata esclusivamente dalla modalità di utilizzo. Facciamo attenzione che se il veicolo ha trazione esclusivamente elettrica viene sottoposto a omologazione, targa e assicurazione. All’interno dell’articolo 50 del C.d.S. sono riportate anche le dimensioni massime che sono le seguenti: larghezza 130 cm, lunghezza 300 cm, altezza 220 cm.

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Bisogna quindi fare attenzione all’acquisto, perché viene segnalato su riviste specializzate che gli organi preposti (G.di F. CC. Polizia di stato o locale) hanno effettuato sul territorio nazionale dei sequestri per caratteristiche non conformi a quanto sopra riportato, specie per la potenza dei motori che spesso sono maggiori del consentito. Effettuato l’acquisto, per uso personale, o per regalo si può iniziare a farsi “le ossa” in città, dove immediatamente vi affaccerete ad una nuova frontiera della fatica. Non vi sembrerà vero superare salite, anche ripide, con un minimo sforzo e ad una discreta velocità che forse solo con le vostre forze, mai avreste raggiunto. A questo punto, acquistando con modica spesa un portabike da auto potrete tentare la strada del fuori porta. Se avete comprato una bici che può andare in fuori strada, gli orizzonti che si aprono sono enormi. Ovviamente, in quel caso occorrono attrezzature adeguate come l’abbigliamento, specie in inverno (del casco neanche ne parlo perché mi sembra scontato).

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Ma vi assicuro che se vi rivolgete, attraverso la rete, ad accompagnatori professionisti, potrete apprezzare le peculiarità della bike con pedalata assistita anche lontano dall’asfalto. Passerete, magari con tutta la famiglia, una piacevole giornata all’aria aperta, senza mettere a dura prova l’organismo, e al rientro in città avrete trovato il sistema per muovervi a costo zero senza inquinare e arrabbiarsi nel traffico. Vi esorto quindi, qualora seguiste questo mio consiglio, di utilizzare sempre le dotazioni di sicurezza accompagnati da auricolari che oltre a non distrarvi vi faranno ascoltare ottima musica per essere sempre in armonia con la vita. Mi raccomando, fatemi sapere com’è andata.

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Maurizio Bartoli napoletano del 1957, frequenta le montagne abruzzesi dalla nascita. Risiede a Rivisondoli in provincia di L’Aquila, e grazie alla passione ereditata dai genitori ha mosso i primi passi sugli sci a 5 anni, potendo quindi praticare questo sport in diverse località Alpine dalla Val d’Aosta a Livigno con una particolare attenzione per l’Alto Adige, avendo sciato per molti anni tra la Val Badia e altre stazioni Alto Atesine. Grazie a 30 anni di attività di agente di commercio per primarie aziende del settore sportivo, ha acquisito una profonda conoscenza delle attrezzature. Altra cosa è la passione per il territorio abruzzese che sente di adozione, e che frequenta in tutte le stagioni, apprezzandone le peculiarità sotto tutti gli aspetti: sportivi, paesaggistici, culinari e sociali. Grazie alla collaborazione con Tribù Ecosport come redattore della rubrica Piramide Bianca, si è avvicinato all’informazione prettamente dedicata alla neve, e proprio per questa bellissima e gratificante esperienza ha deciso di affrontare il tema della montagna a 360° con Big Mountain.

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