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Abbiamo appurato che in montagna la noia resta nel baule dell’auto, e nonostante i ritmi lenti avremo sempre tanto da fare.

Come anticipato ieri, mi sento quasi in dovere di parlare della disciplina forse più antica tra quelle praticate sulla neve: sua Maestà LO SCI DI FONDO. È il più classico dei modi per conoscere valli, boschi, sentieri e scenari immersi nella quiete dei paesaggi di fondo valle. Si proprio fondo valle. Lo sci di fondo infatti ha la peculiarità di farsi apprezzare lontano dalla calca dei luoghi affollati da discesisti, snowboarder o semplici frequentatori di apres ski. In genere gli anelli turistici, ovvero i tracciati preparati per non affondare nella neve, sono situati a fondo valle alla base dei boschi, e hanno cambi di pendenza dolci o quasi inesistenti. Le attrezzature non hanno costi improponibili, e possono anche essere reperite a noleggio.

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L’abbigliamento consigliato è semplice basta che sia a cipolla, perché, se si vuole, si fatica e non poco, e gli sbalzi termici nell’arco di una giornata sono diversi, specie in questo periodo. È praticabile dai 6/7 anni senza limiti d’età. Anni fa sul lago di Anterselva in Trentino (che d’inverno diventa anello di fondo) ho conosciuto un signore di Verona che faceva fondo a 87 anni, e si divertiva da morire. Ovviamente senza strafare, e compiendo sforzi rapportati all’età e alle capacità, ma soprattutto all’allenamento sostenuto. Come dicevo ieri in “La noia in montagna questa sconosciuta” essendo un’attività aerobica perché comporta uno sforzo prolungato superiore ai 20 minuti, è amato come allenamento alternativo dai ciclisti e da tutti quelli che praticano sport di caratteristiche simili.

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Ha radici antichissime e dettate dalla necessità di trasferimento da un luogo all’altro per i motivi più disparati (rincorrere prede, raggiungere laghi per la pesca, cercare altri agglomerati umani) e specie nell’immenso nord divenne largamente diffuso grazie all’orografia del paesaggio. Nelle discipline olimpiche è infatti chiamato sci nordico. Si hanno tracce antichissime del fondo e addirittura agli albori era praticato con uno sci lungo e uno corto, dove quest’ultimo aveva delle scanalature che consentivano una maggiore presa in salita, mentre il lungo dava stabilità quando la velocità aumentava. Insomma grazie a pionieri dalle attrezzature più disparate e improbabili ai nostri occhi, si sono combattute guerre, si sono salvate popolazioni da epidemie, e principalmente si sono avuti scambi di ogni genere tra popoli residenti in aree nelle quali la neve alta avrebbe altrimenti impedito tutto ciò. Inutile dire che l’aspetto agonistico di questa disciplina è importantissimo anche per i colori dell’Italia. Abbiamo un palmarès glorioso e pochi non conoscono nomi come Nones o Di Centa.

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Ma a noi poltroni interessa divertirci, quindi, senza stress agonistici, possiamo stare tranquilli che in ogni località che si rispetti troveremo un anello piccolo o grande, che ci permetterà l’approccio meno traumatico a questa nobile sport. Pensate che addirittura esistono località che hanno fatto del fondo la loro principale attrattiva, come Asiago o Alpe di Siusi. In Abruzzo, dove abbiamo avuto e abbiamo ottime glorie del fondo, è praticabile ad esempio all’Aremogna di Roccaraso o al Bosco di Sant’Antonio a Pescocostanzo. Insomma, non ci resta che lasciare la poltrona o la sedia d’ufficio, e partire, anche perché questo è il momento migliore. Eh si perché la neve primaverile, che non tanto piace agli sciatori (e hanno ragione), è buona per il fondo. Provate e poi mi direte. Alla prossima.

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Maurizio Bartoli napoletano del 1957, frequenta le montagne abruzzesi dalla nascita. Risiede a Rivisondoli in provincia di L’Aquila, e grazie alla passione ereditata dai genitori ha mosso i primi passi sugli sci a 5 anni, potendo quindi praticare questo sport in diverse località Alpine dalla Val d’Aosta a Livigno con una particolare attenzione per l’Alto Adige, avendo sciato per molti anni tra la Val Badia e altre stazioni Alto Atesine. Grazie a 30 anni di attività di agente di commercio per primarie aziende del settore sportivo, ha acquisito una profonda conoscenza delle attrezzature. Altra cosa è la passione per il territorio abruzzese che sente di adozione, e che frequenta in tutte le stagioni, apprezzandone le peculiarità sotto tutti gli aspetti: sportivi, paesaggistici, culinari e sociali. Grazie alla collaborazione con Tribù Ecosport come redattore della rubrica Piramide Bianca, si è avvicinato all’informazione prettamente dedicata alla neve, e proprio per questa bellissima e gratificante esperienza ha deciso di affrontare il tema della montagna a 360° con Big Mountain.

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