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Il Vulture è una zona ben precisa nel cuore di una regione che spesso trascuriamo, ma che invece merita un’ enorme attenzione: la Basilicata.

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La stagione invernale è quasi completamente archiviata tranne che per gli amanti dello sci primaverile. Neve in quota, anche in Appennino ce n’è ancora tanta e con attacchi da alpinismo e una bella giornata di sole si possono fare bellissime escursioni lontano dalla folla e immersi nella quiete. Ma è giusto iniziare a pensare alla montagna estiva, sia come media che alta montagna. Il nostro bellissimo stivale è uno scrigno di sorprese che spesso gli stessi abitanti del luogo sottovalutano. Oggi, voglio parlarvi di una regione piccola ma come dicono a Napoli piena di devozione.

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È completa sotto l’aspetto paesaggistico. Affaccia su due mari con litorali da ambo i lati bellissimi e molto panoramici. Gode di colline incantevoli dai tratti duri ma anche morbidi che arrivano a ricordare quelle toscane. Montagne affascinanti come il vulcano inattivo Vulture o le Dolomiti Lucane famose per il volo dell’angelo e una serie di tesori artistici ricchi di storia. Oltre a tutto ciò la Basilicata, per le sue radici rurali che si perdono nel tempo, ha tramandato tradizioni enogastronomiche che si affacciano con sicurezza sulla scena nazionale e internazionale.

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Ci si arriva comodamente in auto dalla Campania con la Salerno-Reggio Calabria attraverso la Basentana, o dal versante adriatico percorrendo la Bologna Taranto fino a Foggia per poi prendere il raccordo per Candela fino a Melfi e Potenza. In treno da entrambi i versanti, oltre alla rete nazionale, ci si può avvalere delle ferrovie Appulo Lucane che garantiscono il collegamento con Matera. Questa resta l’unica città italiana non connessa al sistema ferroviario nazionale. Non ci sono aeroporti e bisogna avvalersi di quelli di Napoli o di Bari. Uno dei siti di maggiore interesse è il vulcano spento Vulture alto 1.326 m s.l.m. con la sua prospettiva caratteristica delle sette punte visto da lontano.

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Come sappiamo tutte le zone di origine vulcanica rendono il territorio circostante estremamente fertile grazie ai depositi solforosi. È così che questa terra secondo ferree regole del D.O.C. ci regala l’Aglianico del Vulture. Un vino antichissimo le cui origini risalgono al VI o VII secolo a.C. quando i greci lo introdussero in questa terra. Nell’Ars Vivendi di Quinto Orazio Flacco si legge: “nessuna poesia scritta da bevitori di acqua può piacere o vivere a lungo. Da quando Bacco ha arruolato poeti tra i suoi Satiri e Fauni, le dolci Muse san sempre di vino al mattino”. Dal colore rosso rubino tendente al granato al naso risulta intenso e armonico. È fruttato con sentori di spezie, morbido, fresco e giustamente tannico.

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Non può essere consumato che dopo il primo novembre dell’anno successivo alla raccolta delle uve. Insomma un patrimonio che la Lucania (secondo nome della Basilicata) giustamente custodisce e produce con forte dignità. All’interno della caldera del vulcano ci sono i due laghi di Monticchio che sono due gioielli dal colore particolare l’uno diverso dall’altro nonostante siano comunicanti. Nelle vicinanze c’è la sorgente dell’acqua minerale Gaudianello ricca di CO2 del vulcano. Sul più piccolo si affaccia l’abbazia di San Michele Arcangelo del VII secolo d.C. costruita attorno a una grotta di tufo in cui vivevano i monaci basiliani. Oggi, l’abbazia comprende un convento, la cappella di San Michele e una chiesa risalente al ‘700. Una presenza che sembra aleggiare in loco è quella di Carmine Crocco. Questo signore morto a Portoferraio nel 1905 era soprannominato il generale dei briganti.

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Prima militare borbonico, poi passato nelle fila di Garibaldi, dopo ritornò tra i Borboni per la reazione legittimista. Quando operò in proprio era a capo di circa 2000 uomini e fu il più rappresentativo brigante italiano del periodo risorgimentale. La sua storia non è mai stata chiara anzi è abbastanza controversa tra la sua biografia e ricerche fatte in loco. Nel mio articolo “Le Brigantesse” ho già parlato di lui e della sua travagliata vita sentimentale e di brigante. Indubbiamente tuttora, la sua storia avvolta nel mistero gode di un fascino non indifferente, e in Basilicata oltre alla grotta dove si nascondeva, potrete trovare a Rionero un museo a lui dedicato. Oltre ai tanti centri come Melfi, Bernalda, Rionero, Matera, Potenza che meritano attenzione per la storia e le tradizioni, non posso trascurare le Dolomiti Lucane così chiamate per la particolare conformazione di alcune rocce situate tra i comuni di Castelmezzano e Pietrapertosa.

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Tra le bellezze paesaggistiche del luogo i più temerari potranno fare “il volo dell’angelo”. Questo vi porterà a volare con una solida fune d’acciaio per circa un chilometro e mezzo, sospesi a 1000 m d’altezza tra queste vette ammirando un panorama mozzafiato. Si può fare anche in coppia con precise regole di peso per un totale di 150 kg. Il sottoscritto semmai decidesse, sarà quindi costretto alla solitaria, ma per tutte le informazioni il sito dell’associazione che lo gestisce fornisce ogni indicazione.

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Un’altra grande ricchezza della Basilicata sono oltre all’aglianico i tanti prodotti gastronomici della tradizione, come il peperone crusco da noi indicato nella ricetta “Che Vuoi Di Più?….Un Piatto Lucano”. Troverete marmellate, pane, formaggi e quant’altro rende felice il palato e non solo. Che aspettate a organizzare anche un solo week end. Qui troverete delle bellissime strutture ricettive ad aspettarvi con tutta l’accoglienza tipica di noi meridionali. Buon viaggio e fatemi sapere.

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Maurizio Bartoli napoletano del 1957, frequenta le montagne abruzzesi dalla nascita. Risiede a Rivisondoli in provincia di L’Aquila, e grazie alla passione ereditata dai genitori ha mosso i primi passi sugli sci a 5 anni, potendo quindi praticare questo sport in diverse località Alpine dalla Val d’Aosta a Livigno con una particolare attenzione per l’Alto Adige, avendo sciato per molti anni tra la Val Badia e altre stazioni Alto Atesine. Grazie a 30 anni di attività di agente di commercio per primarie aziende del settore sportivo, ha acquisito una profonda conoscenza delle attrezzature. Altra cosa è la passione per il territorio abruzzese che sente di adozione, e che frequenta in tutte le stagioni, apprezzandone le peculiarità sotto tutti gli aspetti: sportivi, paesaggistici, culinari e sociali. Grazie alla collaborazione con Tribù Ecosport come redattore della rubrica Piramide Bianca, si è avvicinato all’informazione prettamente dedicata alla neve, e proprio per questa bellissima e gratificante esperienza ha deciso di affrontare il tema della montagna a 360° con Big Mountain.

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