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Nella sua immagine quasi da favola, il santuario del monte Lussàri resta avvolto nella leggenda.

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Tanti anni fa mi capitò tra le mani una foto di questo santuario e pensai fosse l’effetto di qualche mago del computer che sapientemente aveva creato questo posto da favola su una montagna immaginaria. Dopo un po’, sentii parlare da alcuni amici che praticano turismo religioso di un santuario incredibilmente affascinante immerso nelle atmosfere incantate delle Alpi Giulie. Per raggiungerlo si percorre in estate un sentiero immerso in boschi bellissimi, mentre in inverno, una telecabina porta sia sciatori che pellegrini a pochi metri dal borgo adiacente il Santuario. Feci vedere loro l’immagine di pochi anni prima e mi dissero che era proprio quello. Quello che io credevo un effetto del Photoshop esiste veramente ed è un posto ricco di storia e devozione ed è meta ogni anno di migliaia di fedeli, curiosi ed escursionisti. È situato a 1789 m s.l.m. appunto nelle Alpi Giulie nel comune di Tarvisio in provincia di Udine, poco a sud della frazione di Camporosso da dove parte la telecabina. È immerso in una bellissima conca, e da lì partono numerosi sentieri tra cui quello per arrivare alla vicina Cima del Cacciatore che lo sovrasta. La prima cappelletta sarebbe stata edificata nel lontano 1360 per onorare il luogo dove venne trovata da un pastore la statuetta della Madonna con Bambino. Narra la leggenda che questo pastore molto devoto, portava quotidianamente le sue pecore al pascolo. Un giorno, mentre si inchinò per le orazioni le sue pecore sparirono. Allarmato che si fossero perse, le cercò disperatamente e dopo tanto tempo le trovò in una radura tutte inchinate al cospetto di una statuetta lignea della Madonna con bambino. Quasi estasiato, prese la statuetta per proteggerla e la portò al parroco della chiesa più vicina. Ma, al mattino seguente, l’episodio si ripeté e le pecore erano di nuovo al cospetto della statua che per incanto era tornata nella radura del giorno precedente.

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Questo episodio, a dir poco prodigioso, ebbe a ripetersi ancora, così il parroco di Camporosso chiese udienza al Patriarca di Aquileia. Questi, non esitò a far costruire subito una chiesetta che garantisse una degna collocazione alla Madonnina. La storia della Cappella è abbastanza travagliata, infatti la prima vera chiesa pare sia del sedicesimo secolo mentre il campanile fu edificato circa 100 anni dopo ma distrutto da un fulmine nel 1800. Per la sua posizione al centro della Carnia, il santuario durante la Prima Guerra Mondiale fu al centro del conflitto tra gli eserciti Italiano e Austro Ungarico. Subì diversi danni, tanto che la statuetta sacra per essere salvaguardata venne trasferita a Camporosso.

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Nel 1924 la chiesa fu interamente ricostruita, ma anche il secondo conflitto mondiale portò scenari di guerra nella zona, e la statuetta sacra per l’ennesima volta fu messa al riparo. Finite le ostilità, da allora, dopo avervi fatto ritorno, la Madonnina non si è più mossa dal Santuario del monte Lussàri. Da sempre questo posto magico è il punto di incontro di tre popoli (Italiano, Austriaco e Sloveno) tanto che oggi è considerato un Santuario Europeo. Attorno ad essa grazie all’enorme quantità di fedeli che si recano in pellegrinaggio, sono sorte strutture di accoglienza e di ristoro. In questi luoghi, un pellegrinaggio, una sciata in inverno, o una semplice escursione, anche per chi non è credente, assumono un fascino unico, quasi da favola. Tutto ciò è possibile grazie alla cornice che circonda il posto e alla leggenda stessa che regala un pizzico di prodigioso alla bellissima statuetta della Madonnina con Bambino custodita all’interno del Santuario. Trovandosi in zona credo valga la pena di andarci e sono certo che anche la salita a piedi in estate nonostante non sia breve deve essere affascinante perché la cornice è spettacolare.

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Maurizio Bartoli napoletano del 1957, frequenta le montagne abruzzesi dalla nascita. Risiede a Rivisondoli in provincia di L’Aquila, e grazie alla passione ereditata dai genitori ha mosso i primi passi sugli sci a 5 anni, potendo quindi praticare questo sport in diverse località Alpine dalla Val d’Aosta a Livigno con una particolare attenzione per l’Alto Adige, avendo sciato per molti anni tra la Val Badia e altre stazioni Alto Atesine. Grazie a 30 anni di attività di agente di commercio per primarie aziende del settore sportivo, ha acquisito una profonda conoscenza delle attrezzature. Altra cosa è la passione per il territorio abruzzese che sente di adozione, e che frequenta in tutte le stagioni, apprezzandone le peculiarità sotto tutti gli aspetti: sportivi, paesaggistici, culinari e sociali. Grazie alla collaborazione con Tribù Ecosport come redattore della rubrica Piramide Bianca, si è avvicinato all’informazione prettamente dedicata alla neve, e proprio per questa bellissima e gratificante esperienza ha deciso di affrontare il tema della montagna a 360° con Big Mountain.

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