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Il pistacchio di Bronte, l’oro verde simbolo della cucina siciliana, si raccoglie alle pendici dell’Etna.

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Il pistacchio di Bronte, l’oro verde simbolo della cucina siciliana, si raccoglie alle pendici dell’Etna. Nell’omonimo comune in provincia di Catania da cui prende il nome, nasce questo frutto prezioso che in Sicilia chiamano lo spaccasassi per la sua capacità di adattarsi a terreni impervi. Il pistacchio arrivò in Sicilia con gli arabi che ne impiantarono le prime colture. Questa pianta longeva e coriacea riesce a crescere anche abbarbicata su terreni lavici e scoscesi, come le pendici dell’Etna o il territorio di Bronte, estremo ma capace di fargli esprimere il massimo delle sue qualità. Grazie al lavoro e alla loro tenacia, i contadini di Bronte sono riusciti a trasformare delle desolate colate laviche in coltivazioni di pistacchi d’eccellenza che tutto il mondo ci invidia.

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La raccolta, avviene ogni due anni e dura circa un mese, coinvolgendo tutta la popolazione in una sorta di rito collettivo. Gli alberi vengono scrollati a mano e i frutti, recuperati a uno a uno, sono poi separati dal mallo e messi ad asciugare. Il raccolto è biennale, a Bronte questo avviene negli anni dispari, perché nell’anno che segue vengono levati dagli alberi “gli occhi”, una potatura verde per consentire alla pianta di riposarsi e resistere maggiormente alle avversità. Il raccolto avviene tra agosto e settembre, i frutti vengono fatti cadere in sacche legate al collo dei raccoglitori o su appositi teli. Questo prezioso frutto, dalla buccia color perla che racchiude al suo interno un trionfo di sfumature colorate, dal verde intenso al rosso violaceo, rappresenta per questo territorio un’importante fonte di reddito e motivo d’orgoglio per tutta la popolazione. Il sapore è dolce, delicato ed aromatico. Grazie alla sua aromaticità il pistacchio brontese non viene tostato e neanche salato. In commercio esistono tanti tipi di pistacchi, ma ovviamente non tutti provengono da Bronte.

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Il pistacchio che cresce sulla sciara, cioè il canalone di un vulcano, è diverso da tutti gli altri. Non solo per il sapore, ma anche per il contenuto nutritivo. Ma come riconoscerlo? Il pistacchio di Bronte ha una forma allungata, quasi a punta e il colore è tipico, infatti la pellicina della buccia ha una sfumatura che tende al violaceo, o meglio, al melanzana, con riflessi verde chiaro. Il pistacchio di Bronte contiene una percentuale di clorofilla superiore ad altri tipi di pistacchio, questa caratteristica gli conferisce il colore verde intenso. Dopo la raccolta, i pistacchi vengono fatti asciugare al sole per 4 o 5 giorni. Viene commercializzato sia sotto forma di frutto non sbucciato, che i brontesi chiamano babbalucella, sia come semilavorato sotto forma di granella adatto per cucinare e decorare o di pasta di pistacchio usata soprattutto in pasticceria.

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Protetto da un Consorzio di Tutela, nel 2010 il pistacchio di Bronte ha ottenuto il marchio Dop ed è festeggiato tra settembre e ottobre con una golosa sagra. Gelati, torte, o il perfetto connubio con il cioccolato, queste sono le prime associazioni culinarie che vengono alla mente quando si parla di pistacchi. Ma questo magico frutto è ottimo anche per dare un tocco in più alle pietanze salate. Sempre più spesso viene utilizzato per aromatizzare salumi come la mortadella o formaggi tipo caciotta o pecorino. Ottimo come condimento per primi piatti sfiziosi come Risotto zucca, guanciale, ricotta salata e granella di pistacchi  o per panature croccanti, gustose e colorate in abbinamento a secondi di carne, come il Carrè di agnello con granella di pistacchi . Scegliete quindi il pistacchio di Bronte unico ed inimitabile, e se non siete sicuri affidatevi a l’unica denominazione che ne garantisce provenienza e qualità.

pibron (20)

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