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Abruzzo, forte e gentile, le poche parole di Primo Levi, che rendono perfettamente l’essenza di questa straordinaria regione.

Uno scrigno che custodisce tesori gastronomici tutti da scoprire. Uno di questi prodotti d’eccellenza è il pecorino di Farindola. E’ un pecorino assolutamente originale, perché preparato utilizzando caglio suino, che conferisce al prodotto finale un aroma e un sapore particolari.farindola

La zona di produzione è ristretta e circoscritta all’area del versante orientale del massiccio del Gran Sasso. La preparazione del caglio suino ha origini antichissime, risalenti all’età romana, e ancora oggi è prerogativa esclusiva delle donne, che tramandano gelosamente la ricetta di generazione in generazione. Il latte ovino prodotto in modeste quantità, è munto a mano da pecore discendenti dalla razza Pagliarola Appenninica allevate allo stato brado. Questo magnifico prodotto si ottiene cagliando il latte a 35°, e rompendo la cagliata in piccoli grani.

Successivamente viene estratta dalla caldaia e posta nelle fiscelle di vimini, che le conferiscono la sua tipica striatura. Dopo la salatura a secco, le forme sono poste a stagionare minimo 40 giorni, ma le più ricercate possono stagionare anche un anno. La crosta viene periodicamente unta con olio d’oliva e aceto, prendendo una colorazione che varia dal giallo zafferano al marrone scuro. La pasta giallo paglierina è granulosa e umida anche a stagionatura inoltrata.

Questa umidità regala al prodotto profumi unici, e leggermente muschiati, e si possono apprezzare retrogusti di fungo, legna secca, e muffe nobili. In bocca è equilibrato, e con una straordinaria pastosità, che lasciano percepire, a chi ha la fortuna di assaggiarlo, il buon sapore di latte ovino. Da gustare in abbinamento con pane condito con olio delle colline aprutine, e con fave o fichi secchi, o mostarde piccanti di pera e mele cotogne. Il vino da accompagnare a questo formaggio è un rosso corposo e invecchiato come un Montepulciano di queste terre, che tende, a causa della buona stagionatura del formaggio, a far esaltare le note amarostiche del vino.

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Maurizio Bartoli napoletano del 1957, frequenta le montagne abruzzesi dalla nascita. Risiede a Rivisondoli in provincia di L’Aquila, e grazie alla passione ereditata dai genitori ha mosso i primi passi sugli sci a 5 anni, potendo quindi praticare questo sport in diverse località Alpine dalla Val d’Aosta a Livigno con una particolare attenzione per l’Alto Adige, avendo sciato per molti anni tra la Val Badia e altre stazioni Alto Atesine. Grazie a 30 anni di attività di agente di commercio per primarie aziende del settore sportivo, ha acquisito una profonda conoscenza delle attrezzature. Altra cosa è la passione per il territorio abruzzese che sente di adozione, e che frequenta in tutte le stagioni, apprezzandone le peculiarità sotto tutti gli aspetti: sportivi, paesaggistici, culinari e sociali. Grazie alla collaborazione con Tribù Ecosport come redattore della rubrica Piramide Bianca, si è avvicinato all’informazione prettamente dedicata alla neve, e proprio per questa bellissima e gratificante esperienza ha deciso di affrontare il tema della montagna a 360° con Big Mountain.

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