CONDIVIDI
image_pdfimage_print

Il Pandolce basso genovese è un dolce tipico ligure del periodo natalizio.

 

Questo slideshow richiede JavaScript.

 

Ingredienti facili da reperire e sapori che si sposano perfettamente tra loro, lo rendono un dolce appetibile per tutti. Ne esistono due versioni, uno più lievitato e più antico, lungo alla preparazione e alto, e quello di cui vi forniamo la ricetta, creato in tempi più recenti con l’avvento dei lieviti più rapidi. Più compatto, riesce a garantire un’esplosione di sapori che si distinguono perfettamente. Secondo la tradizione questo dolce ha addirittura origini persiane: il giorno di capodanno il suddito più giovane portava al re in dono un pandolce da dividere con le persone a corte. Oggi in Liguria di solito il più giovane porta a tavola il pandolce su cui campeggia un rametto di alloro, simbolo di fortuna e benessere, che rimuove prima che venga sporzionato. Il capofamiglia taglia il dolce recitando una preghiera di buon augurio: la prima fetta alla mamma, poi ad ognuno dei commensali, una per il primo passante ed infine una da conservare per il giorno di San Biagio protettore della gola. Vengono lette le letterine dei bambini e recitate poesie da questi ultimi. Si narra anche che nel ‘500 l’ammiraglio Andrea Doria indisse un concorso a Genova per creare un dolce per il matrimonio del nipote e che resistesse a lungo nel tempo per affrontare lunghi viaggi per mare.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Il pandolce ne uscì vittorioso e divenne il dolce tipico della zona. Sebbene sembri, specialmente il pandolce alto, un panettone schiacciato, la preparazione è estremamente più semplice e antica, e l’aggiunta di pinoli lo rende molto sfizioso. Inoltre si conserva per svariati giorni, quindi è ideale per colazioni e merende prenatalizie. In fondo si sa che il Natale ed i giorni precedenti richiedono un apporto di coccole culinarie che solo in questo periodo sono concesse…

“Vitta lunga con sto’ pan! Prego a tutti tanta salute, comme ancheu, anche duman, affettalu chi assettae, da mangialu in santa paxe, co- i figgeu grandi e piccin, co- i parenti e co- i vexin, tutti i anni che vegnia’, cumme spero Dio vurria’.”

Difficoltà :Facile Tempo di preparazione :10’ Tempo di cottura :35’


Ingredienti

  • Farina manitoba 300 g
  • Farina 00 150 g
  • Burro 150 g
  • Zucchero semolato 150 g
  • Miele 25 g
  • Acqua di fiori d’arancio 1 cucchiaio
  • Uova 2
  • Lievito per dolci una bustina
  • Pinoli 30 g
  • Uvetta 250 g
  • Canditi (cedro e arancia) 50 g

Preparazione

Questo slideshow richiede JavaScript.

Mescolare le farine, lo zucchero e il lievito, e una volta ben uniformati aggiungere il burro, le uova, il miele e l’acqua di fiori d’arancio. Il burro non deve essere freddo, quindi premurarsi di estrarlo dal frigorifero in anticipo per farlo arrivare a temperatura ambiente. Impastare energicamente per circa 10’. Infine aggiungere canditi, pinoli e uvetta e continuare ad impastare per distribuirli uniformemente in tutto il composto formando una palla. Foderare una teglia con carta da forno, inserirvi la palla nel mezzo e schiacciarla leggermente per allargarla. Incidere la superficie con 3 tagli equidistanti a scendere dal centro per avere una cottura omogenea. Infornare a forno preriscaldato e ventilato a 160’ per circa 35’. La cottura deve rimanere leggermente umida, basta inserire uno stecchino per accertarsene. Se troppo cotto si secca e si indurisce. Servire sia caldo che freddo, come da preferenza.


Consigli

pandolce-genovese-bigmountain-montagna-vino

Il pandolce va gustato con calma, magari dinanzi a un camino e con un buon bicchiere di vino prezioso. Allora, chiamiamo in ballo la nostra sorridente sommelier Lucia che consiglia per questo dolce uno Sciacchetrà 5 terre doc dell’azienda Buranco. È un vino dolce o meglio amabile che gode di un particolare equilibrio di note dolci e salate. Si presenta alla vista di un colore oro antico quasi ambrato. Offre decisi sentori di fichi, arancia candita e albicocca. La parola ha ovviamente origine dal dialetto ligure che significa schiacciare i chicchi d’uva. È prodotto da uve selezionate di Bosco, Albarola e Vermentino lasciate per lungo tempo ad appassire all’ombra sui graticci così da enfatizzare la concentrazione degli zuccheri. Per produrre una bottiglia di questo prezioso vino ambrato e con un bouquet ricco, occorrono ben 18/20 kg di uva e l’invecchiamento secondo gli standard DOC deve essere di almeno un anno. Durante quest’anno viene più volte travasato in piccole botti. La temperatura di servizio consigliata è di 12° C.

LASCIA UN COMMENTO