CONDIVIDI
image_pdfimage_print

La storia del Lago di Carezza da me visitato anni fa è realmente sospesa tra la leggenda della sirena, la storia di Sissi e l’affascinante realtà godibile dai nostri occhi.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Visitai questo posto tanti anni fa in estate, e qualche anno fa ci sono tornato in inverno, trovandolo a distanza di quasi 40 anni incredibilmente immutato e quasi sospeso nel tempo. Il lago di Carezza è situato nel cuore delle Dolomiti, nel comune di Nova Levante in provincia di Bolzano, e si raggiunge dalla val d’Ega. E’ una bellissima località turistica estiva e invernale. In estate il paesaggio parla da solo e non ha bisogno di celebrazioni perché oltre a quanto si ammira sul lago e nei dintorni, costituisce un ottima base di partenza per le escursioni sui massicci del Latemar e del Catinaccio. Chiunque è pratico di montagna sa di cosa sto parlando. Ma anche chi è novizio può trovarsi di fronte a una scelta incredibile di percorsi e attività di media e alta montagna tali da offrire un’ampia scelta. In inverno

Questo slideshow richiede JavaScript.

il solo complesso ski center Latemar (che comprende Obereggen, Pampeago e Predazzo) offre 40 piste di varia difficoltà, con la possibilità per tre giorni a settimana di sciare in notturna su tre piste, di cui una è dedicata esclusivamente agli slittini. La località vide la sua nascita turistica nel 1896, quando fu inaugurato il Grand Hotel Carezza con una festa memorabile illuminando tutte le finestre a giorno. L’energia elettrica a 1534 m s.l.m. per l’epoca non era roba da poco. L’anno dopo vi soggiornò la principessa Sissi che ne fece la sua residenza estiva (non si è mai capito quante residenze avesse, visto che in ogni angolo del mondo ci sono tracce del suo passaggio). Durante le due guerre mondiali l’albergo fu base operativa e poi ospedale per gli stati maggiori dell’esercito Austriaco prima e Tedesco poi. Nel 1926 vi soggiornò Agatha Christie che qui scrisse diversi suoi lavori, ambientandone addirittura uno: Poirot e i quattro. In questo romanzo si parla del “Labirinto di pietra” che è una formazione di rocce poco lontana dall’albergo e che è circondata da tante leggende.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Altro non è che il residuo di una grossa frana i cui massi sono rimasti in strane posizioni, tanto da apparire come un vero labirinto. Nell’antichità i laghi a Carezza erano tre. Uno sparì appunto sotto questa frana, un altro si è prosciugato e il restante è quello che oggi possiamo ammirare. Tutti i laghi, in specie quelli alpini, hanno un colore dominante come azzurro, verde o nero, ma questo ha una caratteristica unica, cioè quella di racchiudere tutti i colori dell’arcobaleno cosi da chiamarsi Lec del ergobando. Esiste perciò una legenda a supporto e che dà origine a questo nome. In questo lago abitava una bellissima sirena che spesso si sedeva sulla riva al sole e cantava. Di lei si innamorò lo stregone di Masarè che decise di rapirla. Lei però, ogni volta che il tipo si avvicinava, spariva nelle acque scatenando la sua ira che generava violenti temporali. Non sapendo come fare, lo stregone chiese aiuto a una maga che gli consigliò di costruire un arcobaleno.

Questo slideshow richiede JavaScript.

La sirena non ne aveva mai visto uno, per cui la curiosità l’avrebbe attratta. Ma raccomandò allo stregone di travestirsi da mercante per non farsi riconoscere. L’uomo seguì il consiglio, e portò l’arcobaleno al lago, ma dimenticò il travestimento e l’ondina per l’ennesima volta sparì al sicuro. Lo stregone disperato buttò l’arcobaleno nel lago e fuggì per sempre nei boschi. Ecco perché oggi, a meno che il lago non sia ghiacciato, possiamo ammirare nelle sue acque il giallo, il rosa, l’azzurro e tante altre bellissime sfumature. Questa è la dimostrazione che spesso fantasia e realtà possono convivere specie in posti incantati e baciati da madre natura come il lago di Carezza. Spero avervi dato un utile consiglio o per una settimana bianca imminente se non ne avete già programmata una, o per una avventurosa vacanza estiva, dove sicuramente non soffrirete la noia con le tante attrazioni del posto. Mi raccomando: se seguite questo o altri dei miei consigli fatemi sapere com’è andata. Sono curioso.

CONDIVIDI
Articolo precedenteCol cous cous di cavolfiore ne facciamo di tutti i colori
Articolo successivoPollo al curry con mela verde, sapore orientale
Maurizio Bartoli napoletano del 1957, frequenta le montagne abruzzesi dalla nascita. Risiede a Rivisondoli in provincia di L’Aquila, e grazie alla passione ereditata dai genitori ha mosso i primi passi sugli sci a 5 anni, potendo quindi praticare questo sport in diverse località Alpine dalla Val d’Aosta a Livigno con una particolare attenzione per l’Alto Adige, avendo sciato per molti anni tra la Val Badia e altre stazioni Alto Atesine. Grazie a 30 anni di attività di agente di commercio per primarie aziende del settore sportivo, ha acquisito una profonda conoscenza delle attrezzature. Altra cosa è la passione per il territorio abruzzese che sente di adozione, e che frequenta in tutte le stagioni, apprezzandone le peculiarità sotto tutti gli aspetti: sportivi, paesaggistici, culinari e sociali. Grazie alla collaborazione con Tribù Ecosport come redattore della rubrica Piramide Bianca, si è avvicinato all’informazione prettamente dedicata alla neve, e proprio per questa bellissima e gratificante esperienza ha deciso di affrontare il tema della montagna a 360° con Big Mountain.

LASCIA UN COMMENTO