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Una delle montagne più belle delle Alpi affonda le origini del nome in una bottiglia di……vino.

Chi l’avrebbe mai detto eppure sembra sia così. Si perché in ognuna delle storie arrivate ai giorni nostri troviamo una leggenda che ha dell’inverosimile. Ma il credo popolare che l’ha creata e i significati intrinsechi di ognuna di loro, ci danno l’importanza che queste hanno avuto per le origini e la crescita di queste popolazioni. Tutti noi da piccoli amavamo ascoltare storie che inconsciamente avrebbero arricchito il nostro bagaglio cognitivo, e con quante di queste abbiamo abbracciato il mondo dei sogni nella spensieratezza tipica dell’infanzia. Anche oggi credo che con una tecnologia quasi ossessiva tanti bambini amano addormentarsi con la pacata voce di un genitore, o di un nonno (beato chi li ha) che gli racconta una storia. Ebbene, quella del nome del Cervino potrebbe essere una di queste, rievocando un epoca lontana fatta di cose semplici ma ricche di significati. Il Cervino, chiamato anche lo scoglio d’Europa, non deve l’origine ai cervi che in quella zona non si sono mai visti. Anzi, questa montagna un tempo si chiamava in altro modo: Becca. Giù in valle a Clou vicino Maen c’era una cantina di proprietà di una certa Caterina.

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In questa cantina tutti i valligiani andavano a festeggiare i loro successi o ad affogare i loro dispiaceri in un buon bicchiere. Anche i militari, che all’epoca avevano una ferma di ben 8 anni, quando si trovavano in zona non mancavano di passare a salutare Caterina e gustare del buon cibo e un po’ di vino. La brava cantiniera aveva però la pessima abitudine di allungare il vino con l’acqua all’insaputa degli avventori, che tra un sorriso e una moina ignari dell’inganno erano già arrivati al quarto bicchiere ed erano prossimi all’ebrezza. Ma una notte un gruppo di contadini della zona che tornavano dalle armi, volendo festeggiare il rientro, bussarono ripetutamente alla porta di Caterina senza ricevere risposta. Dopo tante inutili bussate ascoltarono dall’interno una cupa e cavernosa voce che diceva loro: “Caterina non è più qui! E’ sulla Becca, che cerne l’acqua dal vino”. Caterina, povera sciagurata, era passata a miglior vita. Per penitenza, secondo la legge del contrappasso, era stata condannata a cernere, cioè a dividere l’acqua dal vino, in qualche gola sperduta della montagna per l’eternità. Il gruppetto di avventori dovette tornare a casa a bocca asciutta. Da quel giorno la Becca si chiamò Cervino da cerne vino. Questa storia, non certo dal lieto fine, insegna che perpetrando piccoli inganni si può incorrere in una punizione eterna che obblighi a mettere rimedio al danno procurato, cercando quindi di tenerci lontani dal malaffare.

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Maurizio Bartoli napoletano del 1957, frequenta le montagne abruzzesi dalla nascita. Risiede a Rivisondoli in provincia di L’Aquila, e grazie alla passione ereditata dai genitori ha mosso i primi passi sugli sci a 5 anni, potendo quindi praticare questo sport in diverse località Alpine dalla Val d’Aosta a Livigno con una particolare attenzione per l’Alto Adige, avendo sciato per molti anni tra la Val Badia e altre stazioni Alto Atesine. Grazie a 30 anni di attività di agente di commercio per primarie aziende del settore sportivo, ha acquisito una profonda conoscenza delle attrezzature. Altra cosa è la passione per il territorio abruzzese che sente di adozione, e che frequenta in tutte le stagioni, apprezzandone le peculiarità sotto tutti gli aspetti: sportivi, paesaggistici, culinari e sociali. Grazie alla collaborazione con Tribù Ecosport come redattore della rubrica Piramide Bianca, si è avvicinato all’informazione prettamente dedicata alla neve, e proprio per questa bellissima e gratificante esperienza ha deciso di affrontare il tema della montagna a 360° con Big Mountain.

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