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Il Calderone è un ghiacciaio situato sul massiccio del Gran Sasso in Abruzzo, ed è forse in via di estinzione.

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Non tutti sanno che di fianco al Corno Grande, sopra Campo Imperatore, sopravvive il ghiacciaio più meridionale d’Europa. Si esatto, sopravvive, perché forse non arriverà al 2020. L’innalzamento delle temperature, causato da fattori antropici unito a cambiamenti dei cicli climatici a lunga scadenza, hanno causato l’aumento di circa 15° cc della temperatura media al polo nord nel mese di dicembre 2016. Sicuramente questi fattori incidono sulla causa la riduzione delle masse glaciali terrestri. Il Calderone, situato a una quota tra i 2600 e i 2800 m. s l m, è sopravvissuto grazie alla sua particolare posizione, protetto com’è dalle 4 cime del Gran Sasso (Vetta occidentale, Torrione Cambi, Vetta centrale e Vetta orientale), e ogni anno sembra scomparire sotto la morena alla fine del processo di ablazione. Pensate che li su, la quota di neve perenne è stimata intorno ai 3100 m. Qualcuno addirittura dice che già non esiste più, ma forse esagera. Ha una superficie stimata di appena 5 ettari, ma ha tutte le caratteristiche morfologiche del ghiacciaio con crepacci longitudinali e trasversali.

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Dal 2003 un gruppo di studiosi che fanno capo all’Associazione Metereologica Aquilana “AQ Caput Frigoris”, studiano il comportamento e la superficie del Calderone sia attraverso l’ausilio di georadar che testimonianze fotografiche, oltre a carotaggi e altre tecniche sofisticate. Coperto dai nevai e dalla ghiaia, si mimetizza per bene, e non è facile determinarne le dimensioni residue. Le sue acque di scioglimento prima si raccoglievano nel lago Sofia, ma dopo i lavori del tunnel del Gran Sasso, questo bacino non esiste più. La deglaciazione avanza ed è visibile anche agli occhi meno esperti. Il Calderone rappresenta l’ultima traccia a sud della grande glaciazione dell’era quaternaria. I ghiacciai rappresentano la memoria storica del nostro pianeta, perché il ghiaccio ha la capacità di imprigionare l’aria, i pollini, i detriti, i fossili, le resine, il fumo e chissà quanti segreti dei tempi che furono. Addirittura si sta pensando di proteggere quel che resta del Calderone con tessuti particolari che tengano bassa la temperatura del ghiaccio. Speriamo che queste decisioni vengano prese in tempi rapidi, evitando così di mandare in fumo una nostra memoria storica. Io consiglio di andarlo a vedere, e anche con una certa fretta, perché l’evanescenza è veloce. L’escursione è alla portata di tutti, e non richiede conoscenze alpinistiche approfondite.

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In loco, o attraverso il web, sarà comunque possibile contattare diverse associazioni che mettono a disposizioni guide per effettuare l’escursione in totale sicurezza, grazie a personale altamente qualificato. Al Calderone si può accedere da diversi punti, ma io vi consiglio di partire dall’arrivo della funivia di Campo Imperatore. Qui ci potete arrivare o con la funivia stessa, o in auto. I sentieri sono ben tracciati, e possono accedervi grandi, piccini e amici a 4 zampe. Come sempre ripeto, è importante essere ben equipaggiati con scarpe da trekking, acqua a sufficienza e crema protettiva dagli uva.  In mezza giornata comodamente si potrà ammirare questa piccola meraviglia appenninica, e si godrà, lungo la strada, di panorami mozzafiato che resteranno impressi nella memoria. È fondamentale, dovunque andiamo, di non lasciare tracce del nostro passaggio per il rispetto della natura che a tutti costi merita di essere preservata. Fare sport a mio avviso non comporta necessariamente competizione, ma serve a mettere alla prova il nostro fisico e testare continuamente le nostre potenzialità. Se poi questo lo facciamo lontani dalle abituali fonti di inquinamento, che su vasta scala hanno portato alla probabile estinzione di questo piccolo scrigno di segreti, meglio ancora.

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Maurizio Bartoli napoletano del 1957, frequenta le montagne abruzzesi dalla nascita. Risiede a Rivisondoli in provincia di L’Aquila, e grazie alla passione ereditata dai genitori ha mosso i primi passi sugli sci a 5 anni, potendo quindi praticare questo sport in diverse località Alpine dalla Val d’Aosta a Livigno con una particolare attenzione per l’Alto Adige, avendo sciato per molti anni tra la Val Badia e altre stazioni Alto Atesine. Grazie a 30 anni di attività di agente di commercio per primarie aziende del settore sportivo, ha acquisito una profonda conoscenza delle attrezzature. Altra cosa è la passione per il territorio abruzzese che sente di adozione, e che frequenta in tutte le stagioni, apprezzandone le peculiarità sotto tutti gli aspetti: sportivi, paesaggistici, culinari e sociali. Grazie alla collaborazione con Tribù Ecosport come redattore della rubrica Piramide Bianca, si è avvicinato all’informazione prettamente dedicata alla neve, e proprio per questa bellissima e gratificante esperienza ha deciso di affrontare il tema della montagna a 360° con Big Mountain.

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