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Ci siamo quasi al pranzo o alla cena di Natale, ed è giunto il momento di pensare a quali vini portare in tavola.

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 Dietro a questi eventi si nasconde l’enorme lavoro di mamme, nonne o chiunque si occupi della loro preparazione. Questo lavoro estenuante ma estremamente gratificante richiede organizzazione, pianificazione e cura dei particolari, dalla mise en place della tavola alla lista della spesa per l’acquisto degli alimenti che serviranno per le nostre preparazioni. Per non mandare in malora tutto il lavoro fatto in cucina, sarebbe opportuno prestare la stessa attenzione alle bottiglie da portare in tavola per accompagnare nel modo migliore questo giorno di festa. Evitiamo quindi di affidarci a quello che portano gli ospiti, che solitamente ignorano il menù. Meglio quindi fare con tempo una carta dei vini di Natale, scegliendo le giuste etichette da abbinare al vostro menù. Ovviamente potrete selezionarli in base ai vostri gusti o ai gusti dei vostri ospiti, senza però tralasciare la sequenza di piatti da portare in tavola. Orientarsi nella tradizione enogastronomica italiana così ricca e varia, è davvero un’impresa improba, ma solitamente a Natale si resta molto legati alla tradizione. Per aiutarvi in questa selezione abbiamo interpellato Vinifero, che qui di seguito ci guiderà nella scelta dei vini adatti al pranzo di Natale.

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Qualsiasi sia l’antipasto l’apertura sarà sicuramente accompagnata da bollicine.

Aperitivo a base di salmone

Se l’entrée è composta da tartine al salmone converrà scegliere delle ottime bollicine che aiutino a ripulire il palato dalla leggera grassezza. Se poi il salmone è affumicato occorre ricordarsi di bilanciare l’aromaticità dell’affumicatura ricercando una simile intensità nel vino. Consigliamo allora un ottimo Franciacorta, come l’ “Animante” del Barone Pizzini o, se volete testare un’eccellenza, potete virare sul celebre “Cabochon” del Monte Rossa. Scendendo in Emilia potrebbe risultare una scelta vincente anche il Blanc de Noirs di Francesco Bellei, ottenuto interamente da Pinot Nero. Un Metodo classico Rosé vi consentirà comunque di non sbagliare, assumendo le sembianze di un vero e proprio jolly nel gioco dell’abbinamento.

Aperitivo con fritti

Se l’antipasto continua con una porzione di gustosi fritti, dobbiamo ricordare che nel piatto troveremo sapidità e tendenza dolce, ma anche una leggera untuosità. Nel caso in cui non abbiate ancora terminato le bollicine dell’entrée, potete abbinarle anche a questo piatto oppure, rimanendo in Emilia, il consiglio è quello di ricorrere a un altro splendido Metodo Classico, particolarmente adatto al fritto misto, come l’Esterosa di Luigi Boni. Se le bollicine vi hanno stancato, per accompagnare la leggera untuosità della preparazione potete ricorrere a un Sauvignon dei colli di Parma o a una Falanghina del Sannio (ad esempio la tradizionale “Fois” di Cautiero). Alcuni “coraggiosi” osano persino un vino rosso in abbinamento alla frittura, ma è necessario fare attenzione: la struttura del vino non deve sovrastare quella del piatto. Scendendo un po’ al sud sono molto apprezzati i vini rossi “leggeri” a base di Piedirosso, detto anche per’e palummo.

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Primi piatti

Se il menù è legato alla tradizione, sicuramente non potrà mancare il brodo in tutte le sue varianti regionali, passando dai passatelli ai tortellini, dal brodo con il cardo a un elegante consommé. Il protagonista sarà comunque il brodo: nel rispetto delle tradizioni regionali e degli abbinamenti “tipici” ricorreremo a un Lambrusco (ottimi quelli di Cantina della Volta) oppure a dei vini bianchi fermi, come l’Albana secco e il Pignoletto Superiore, per rimanere nella “regione dei tortellini”.

Primi piatti con pesce

Per i primi piatti a base di pesci o crostacei, soprattutto nei menù della vigilia, potete ricorrere ancora una volta a uno spumante Metodo Classico che si confronti con eleganza alla tendenza dolce della pasta, ma anche i vini fermi dalla decisa trama fresco-sapida costituiscono una valida alternativa. Un ottimo Vermentino di Gallura, come il famoso Capichera o il meno conosciuto Arakena, sarà sicuramente una scelta vincente. Abbandonando la Sardegna possiamo scegliere un Sauvignon dall’estrema finezza di profumi, ad esempio altoatesino.

Primi piatti con carne

 Per primi ripieni con carne come gli agnolotti al brasato  o della pasta fresca condita con salse più ricche, molto dipende dalla struttura del piatto. Per preparazioni di media struttura si può continuare con un vino bianco “muscoloso” come il Verdicchio dei Castelli di Jesi, viziandoci con la riserva “Campo delle Oche” della fattoria San Lorenzo (un vero e proprio passepartout adatto alla maggior parte dei primi). Naturalmente se il condimento diventa “più complesso” non disdegnate i classici rossi: col ragù d’anatra, a proposito di classici, non può mancare un Chianti Classico; un nome tra tanti è quello dell’azienda Vecchie Terre di Montefili.

Se il menù è ben strutturato ed equilibrato si potrà continuare a pasteggiare con lo stesso vino portato in tavola col primo. Vi proponiamo comunque delle opzioni possibili per i secondi.

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Secondi piatti

Il brasato, da abbinare a un tannino in grado di ripulire la succulenza abbondante del piatto: il nebbiolo nelle sue varie forme (Gattinara, Barolo, Barbaresco, etc.) è un grande alleato. Tacchino ripieno al forno con la sua carne bianca e delicata, ma arricchita dal ripieno e dall’eventuale contorno può essere abbinata con successo sia a un bianco dalla buona struttura (il Pecorino è noto come “un rosso travestito da bianco” e il “Giocheremo con i fiori” dell’azienda Torre dei Beati ha un ottimo rapporto qualità/prezzo), sia a un rosso agile ed elegante: un Pinot Nero (ad esempio quello di Franz Haas). Per rimanere in Alto-Adige, un rosso a base Uva Schiava (come quello del Castel Salleg). Insomma il ripieno è il vero discriminante: se è fatto di verdure, pan grattato, uovo e spezie varie, anche un giovane Merlot o Cabernet Sauvignon possono andar bene; se invece il tacchino è farcito con carne bovina, uovo e pezzetti di prosciutto, e magari fasciato con della pancetta, allora dovete ricorrere al sopracitato Chianti o persino a un Taurasi. Nel caso tu non abbia saputo rinunciare a un bel secondo di pesce al forno oppure a un arrosto di mare, allora sei senza dubbio sulla strada giusta con un Sauvignon: quelli del Collio sono particolarmente apprezzati e connotati da un’inconfondibile mineralità. La struttura di questi vini sarà in grado di reggere una preparazione elaborata. Un’eccellente alternativa è rappresentata dal Fiano d’Avellino, sorprendente quello “vulcanico” di Romano Clelia dell’azienda Colli di Lapio.

Dessert

Per finire in bellezza con i dolci dall’immancabile panettone a dolci più ricchi ed elaborati, la nostra penisola ci garantisce una ricchezza di vini da dolce fieramente tipici. La dolcezza va abbinata rigorosamente per concordanza (niente Brut per intenderci), e qui potete spaziare dal classico Passito di Pantelleria, al Moscato di Saracena calabrese, salendo fino al Recioto della Valpolicella (vino rosso dolce che diede i natali al più noto Amarone).

Concludiamo con il solito avvertimento: mai esagerare con l’alcol! Perciò, meglio scegliere vino di qualità, per esaltare e accompagnare i sapori del nostro lungo pranzo di Natale e soprattutto non compromettere la nostra salute.

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