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Sapevate che un tempo i merli erano bianchi? Io no. E l’ho scoperto grazie a questa bellissima leggenda riferita a quelli che per tradizione popolare sono visti come i giorni più freddi di tutto l’inverno.

Era la fine di gennaio, faceva un gran freddo e nevicava tanto da coprire velocemente tutta la città strade e giardini compresi. Una famigliola di merli (bianchi) aveva il nido sotta la grondaia di un palazzo, ed erano mamma papà e tre piccoli uccellini nati dopo l’estate. Soffrivano freddo e fame perché la grondaia era gelida, e perché le poche briciole di pane avanzate alle tavole degli uomini non facevano a tempo a cadere a terra che la neve abbondante le copriva.

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Dopo qualche giorno papà merlo ebbe un idea: spostare il nido più in alto vicino al comignolo di un camino per dare più calore a tutti e andare a cercare cibo lontano da li in posti dove la neve ancora non aveva ricoperto tutto. Così fu fatto, e anche velocemente, in modo che il calore al momento fosse assicurato e il papà poteva partire tranquillo alla ricerca.

Mamma e piccoli passarono i giorni scaldandosi tra loro e confortati dal buon tepore del fumo del camino. Dopo tre lunghi giorni il papà tornò con tanto cibo e quasi non riconobbe mamma e figli perché il fumo del comignolo aveva tinto di nero le loro piume. Per fortuna da quel giorno l’inverno fu meno rigido e tutti i merli potettero trovare cibo a sufficienza per arrivare alla primavera.

Da allora però tutti i merli nascono con le piume nere e in ricordo della famiglia di merli bianchi diventati neri per il fumo, gli ultimi tre giorni di gennaio sono chiamati “i giorni della merla”. Sarà suggestione o chissà che ma se ci fate caso molto spesso l’inverno proprio allora mostra la parte più dura di se. Le leggende fanno parte del bagaglio di cultura popolare che abbiamo il dovere di tramandare perché tracciano le nostre origini che mai vanno rifiutate, e spesso ci raccontano cose che abbiamo piacere di credere che siano vere.

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Maurizio Bartoli napoletano del 1957, frequenta le montagne abruzzesi dalla nascita. Risiede a Rivisondoli in provincia di L’Aquila, e grazie alla passione ereditata dai genitori ha mosso i primi passi sugli sci a 5 anni, potendo quindi praticare questo sport in diverse località Alpine dalla Val d’Aosta a Livigno con una particolare attenzione per l’Alto Adige, avendo sciato per molti anni tra la Val Badia e altre stazioni Alto Atesine. Grazie a 30 anni di attività di agente di commercio per primarie aziende del settore sportivo, ha acquisito una profonda conoscenza delle attrezzature. Altra cosa è la passione per il territorio abruzzese che sente di adozione, e che frequenta in tutte le stagioni, apprezzandone le peculiarità sotto tutti gli aspetti: sportivi, paesaggistici, culinari e sociali. Grazie alla collaborazione con Tribù Ecosport come redattore della rubrica Piramide Bianca, si è avvicinato all’informazione prettamente dedicata alla neve, e proprio per questa bellissima e gratificante esperienza ha deciso di affrontare il tema della montagna a 360° con Big Mountain.

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