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La Campania è ricca di prodotti di ogni genere, ma gli agrumi rappresentano il colore oro in questa regione.

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 Il colore oro perché sono i limoni a fare la differenza. Sebbene si coltivino quasi tutti gli agrumi esistenti, quando si parla di Campania si parla di questo frutto. Il golfo di Napoli e la costiera amalfitana sono dunque terreni molto fertili per la coltivazione di agrumi. Infatti la costa campana ha il vantaggio di mantenere in generale una temperatura ottimale per la crescita e il benessere delle piante. Temperature troppo miti possono pregiudicarne la produzione, mentre terreni ariosi che mantengano una temperatura compresa tra i 10-12 gradi e i 38-40 gradi sono essenziali. Parliamo di coltivazioni molto antiche, risalenti al medioevo, poco prima dell’anno mille, quando gli arabi cominciarono ad espandersi ed a conquistare la nostra penisola. Introdussero gli agrumi partendo dalla Sicilia, e di lì a poco le coltivazioni si diffusero fino in Campania. Con il passare dei secoli si crearono le diverse varietà di cui parleremo. In realtà però la coltivazione nella regione venne incrementata esclusivamente nel tardo medioevo, quando si scoprì che la grande concentrazione di vitamina C contenuta nei frutti era utilissima a curare lo scorbuto, malattia molto comune dovuta alla mancanza di questa particolare vitamina. Così la produzione divenne quasi un obbligo, si diffuse la cultura dell’agrume anche sulle navi commerciali, fino ad arrivare intorno al 1600 all’esportazione nel resto d’Italia e d’Europa.

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Come dicevamo, con il passare dei secoli si stabilizzarono le diverse colture di limoni, di cui le più famose rimangono il limone Costa d’Amalfi e il limone di Sorrento, entrambi marchiati IGP. Il limone Costa d’Amalfi (anche chiamato “sfusato di Amalfi”) prodotto in tutta la zona ha una forma ellittico-allungata, giallo chiaro, grosse dimensioni e peso non inferiore ai 100 g. Caratteristica del prodotto è il profumo intenso, il sapore acido, la buccia spessa, la cospicua presenza di vitamina C e la polpa succosa e quasi priva di semi. La coltivazione avviene su terrazzamenti delimitati da “macere” ossia muretti di contenimento, con impalcature di legno e protetti da reti ombreggianti. Il limone di Sorrento d’altro canto, mantiene la stessa forma ellittico-allungata del cugino amalfitano, ma dimensioni leggermente ridotte, peso di circa 85 g per frutto, buccia mediamente spessa e colore giallo citrino. La grande concentrazione di oli essenziali lo rende un frutto estremamente profumato, succoso e acido. Viene coltivato in collina a picco sul mare, su terreno argilloso, proprio per questo mantiene caratteristiche organolettiche uniche.

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Anche in questo caso la coltivazione viene protetta da impalcature in legno e reti ombreggianti. Entrambe le varietà vengono prodotte l’intero anno, perché i metodi di coltura permettono la difesa del frutto dagli agenti atmosferici aggressivi. Non possiamo non parlare poi del contributo paesaggistico che queste coltivazioni donano al territorio. Questo è un dato fondamentale, tanto da attirare il turismo per ammirare questi incredibili frutteti, visibili e apprezzabili anche dal mare. Gli usi culinari dei limoni spaziano su qualsiasi piano, dal pesce alla carne, e persino ai dolci. L’aroma e il sapore che sprigionano però, sono l’ideale per il famoso limoncello, di cui vi forniamo la ricetta, soprattutto in vista del Natale, da regalare o assaporare in famiglia. Il limoncello è un liquore che nasce proprio in questa splendida regione agli inizi del ‘900, anche se la paternità non è collocabile con precisione: infatti se ne contendono l’invenzione amalfitani, sorrentini e capresi. Alcune leggende narrano di una donna, la signora Farace, che nel dopoguerra serviva questo liquore di limoni agli avventori del piccolo ristorante del nipote sull’isola Azzurra; altre che se ne produceva già molto tempo prima per riscaldare al mattino pescatori e contadini. In ogni leggenda peró c’è un unico comun denominatore, la Campania. I limoni usati d’altra parte sono quelli sopra citati, che grazie alla loro scorza aromatica, spessa e satura di oli essenziali conferiscono al liquore un sapore unico, aspro, intenso e forte. Perciò parliamo di un prodotto artigianale, che nelle botteghe della costa campana viene venduto in bottiglie di tutte le misure e forme, che esaltano la lucentezza dorata di questa splendida e godibile bevanda da fine pasto, apprezzata e copiata in tutto il mondo.

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.. e il liquore più profondo della natura, intrasferibile, vivo, irriducibile, nacque dalla freschezza del  limone, dalla sua casa fragrante, dalla sua agra, segreta simmetria.” Ode al limone di Pablo Neruda.

Difficoltà : Facile Tempo di preparazione : 20’+7/8 giorni per la macerazione

Ingredienti

  • Limoni verdi non trattati 9/10
  • Alcool a 95 gradi 1 l
  • Zucchero semolato 700 g
  • Acqua 1,5 l

Preparazione

Tagliare le bucce dei limoni sottilmente a striscioline e metterle in un recipiente con l’alcool a macerare per 7/8 giorni. Trascorso il tempo della macerazione fare uno sciroppo di acqua e zucchero in una pentola sul fuoco. Quando il contenuto diventa cremoso e gelatinoso lo sciroppo è pronto. Lasciare raffreddare e mescolare all’alcool privo delle bucce di limone. Filtrare il tutto con un colino e imbottigliare. Conservare in freezer.

 

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