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Quante volte ci siamo incantati a vedere una nevicata e soprattutto se attenti osservatori ad ascoltare il suono della neve che cade?

Io tantissime volte e spesso mi sono anche chiesto come la neve si crea. Da bambini ci hanno raccontato favole e leggende, di cui molte suggestive e curiose. Ad esempio sono tirate in ballo pecore che con l’arrivo del freddo alla ricerca di verdi pascoli salgono sempre più di quota, tanto che vengono a contatto con folletti che per dispetto le staccano i riccioli della lana e li fanno cadere dal cielo creando così la neve.

il-fioccoOvviamente con la crescita e la curiosità che aumenta queste giustificazioni non vanno più bene e quindi giunge il momento di sapere la verità. L’aspetto più affascinante della neve, che altro non è che una goccia d’acqua a contatto con strati di aria a bassa temperatura, è la sua struttura al microscopio cosiddetta del cristallo di neve. In maniera molto semplificata potremmo dire che un fiocco di neve comincia a formarsi quando una goccia d’acqua estremamente fredda viene a contatto con “qualcosa” come   polline o particelle di polvere nel cielo.

Questo crea un cristallo di ghiaccio. Come il cristallo di ghiaccio cade verso il basso, il vapore acqueo si congela sul cristallo principale, costruendo nuovi cristalli ed ecco le sei braccia del fiocco di neve. La percentuale di umidità non ha molta importanza sulla sua struttura ma influisce quando si posa a terra sulla tenuta del manto nevoso. La forma del cristallo quindi è tale solo per il tragitto che percorre dalla formazione all’arrivo a destinazione.

Sulla consistenza invece ha importanza la temperatura che dà i -5 ai -15 si va sempre più ad appiattire verso il freddo. Grazie a ciò potremmo anche dire che ogni fiocco è affine a se stesso così che non esistano 2 fiocchi uguali, proprio perché ognuno di loro percorre un cammino diverso dal momento in cui si genera. Come sempre succede in natura dietro ogni fenomeno all’apparenza semplice c’è un processo formativo complesso e articolato che ci affascina sempre e ci dà modo di capire che nulla è per caso

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Maurizio Bartoli napoletano del 1957, frequenta le montagne abruzzesi dalla nascita. Risiede a Rivisondoli in provincia di L’Aquila, e grazie alla passione ereditata dai genitori ha mosso i primi passi sugli sci a 5 anni, potendo quindi praticare questo sport in diverse località Alpine dalla Val d’Aosta a Livigno con una particolare attenzione per l’Alto Adige, avendo sciato per molti anni tra la Val Badia e altre stazioni Alto Atesine. Grazie a 30 anni di attività di agente di commercio per primarie aziende del settore sportivo, ha acquisito una profonda conoscenza delle attrezzature. Altra cosa è la passione per il territorio abruzzese che sente di adozione, e che frequenta in tutte le stagioni, apprezzandone le peculiarità sotto tutti gli aspetti: sportivi, paesaggistici, culinari e sociali. Grazie alla collaborazione con Tribù Ecosport come redattore della rubrica Piramide Bianca, si è avvicinato all’informazione prettamente dedicata alla neve, e proprio per questa bellissima e gratificante esperienza ha deciso di affrontare il tema della montagna a 360° con Big Mountain.

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