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Le puoi chiamare come ti pare, ma senza di loro non cammini e con la neve alta è meglio che resti a casa.

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Nell’antichità erano indispensabili per gli spostamenti essenziali.  Hanno fatto la storia di intere comunità, abituate a convivere con il volto duro di madre natura. Raccontano storie di vallate isolate dal resto del mondo in epoche dove le comunicazioni erano affidate alle sole gambe degli uomini. Senza sci o racchette da neve non si andava lontano dalla porta di casa, altrimenti si affondava fino alla cintola e oltre. Queste vicissitudini colpivano i popoli nordici, ma anche in casa nostra, sulle Alpi e sugli Appennini, non ce la passavamo bene. Per mangiare, per commerciare, per curarsi, l’unico modo era mettere gambe in spalla ciaspole ai piedi e andare.

Più tardi, il progresso pian piano ha permesso alla mobilità di diventare più agevole, e gradatamente questi attrezzi, che hanno fatto la storia di intere generazioni, sono andati in soffitta quasi a voler dimenticare la fatica e il sacrificio che rappresentavano. Motoslitte, spazzaneve, gomme termiche e diavolerie varie hanno mandato nel dimenticatoio questi strumenti che sapevano di antiche storie. Gli sci si sono trasformati in un attrezzo ludico e agonistico, mentre le ciaspole pian piano hanno recuperato la loro credibilità, adeguandosi al progresso con l’uso di nuovi materiali tecnologici per permettere a tutti di godere appieno, da soli o in compagnia, l’esperienza del contatto con la natura incontaminata.

Di strada ne hanno fatta sotto l’aspetto strutturale e tecnologico. Nate come strumento indispensabile, in origine erano di fattura artigianale e realizzate con materiali di recupero. Per un lungo periodo erano quasi sconosciute e usate da pochi amatori. Ricordo un noto commerciante della mia città che mi disse di averne avute in deposito alcune paia per anni senza riuscire a venderle. Quei tempi sono ormai alle spalle e le racchette o ciaspole che si voglia sono, in modo discreto, ritornate alla ribalta e senza alcuna velleità competitiva (se non per pochi). Oggi sono leggerissime ed estremamente affidabili, e le più sofisticate usano materiali come carbonio, graphite e teflon.

Infatti, le principali competizioni ospitano contemporaneamente gli atleti alla ricerca della performance e amatori che cercano nell’occasione sportiva il modo di passare una giornata immersi nella natura magari con la famiglia al seguito. Oggi, in numerose località montane, associazioni di guide organizzano escursioni con ciaspole a cui possono partecipare anche i principianti, senza il rischio della sindrome di Calimero. In questi happening protagonista assoluta è la natura con i suoi silenzi e i suoi paesaggi. Grazie a loro si possono raggiungere angoli immacolati e consumare un pic nic nel rigoroso rispetto del territorio. Grazie a questi attrezzi, si possono vedere luoghi unici che ci permetteranno di dire: lì ci sono stato solo io.

È importante però avere poche ma irrinunciabili precauzioni. Consultate sempre i principali siti di previsioni metereologiche, abbigliatevi a cipolla (a vari strati) per far fronte, specie con l’arrivo della primavera, agli sbalzi climatici, e soprattutto, se siete principianti, affidatevi a guide esperte e riconosciute. Se siete invece provetti non avete bisogno di dritte, ma cercate di essere sempre in coppia o di più, cosi oltre alla compagnia ognuno può aiutare l’altro in caso di incidente. Non vi resta che lanciarvi in questa favolosa esperienza. Credetemi, ne vale la pena, perché poche pratiche sportive avvicinano alla natura più vera come le ciaspole……….o racchette da neve. Questa precisazione è d’obbligo per i puristi della lingua italiana. Loro intendono la parola “ciaspole” un’espressione dialettale di origine Ladina. Buon divertimento

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Maurizio Bartoli napoletano del 1957, frequenta le montagne abruzzesi dalla nascita. Risiede a Rivisondoli in provincia di L’Aquila, e grazie alla passione ereditata dai genitori ha mosso i primi passi sugli sci a 5 anni, potendo quindi praticare questo sport in diverse località Alpine dalla Val d’Aosta a Livigno con una particolare attenzione per l’Alto Adige, avendo sciato per molti anni tra la Val Badia e altre stazioni Alto Atesine. Grazie a 30 anni di attività di agente di commercio per primarie aziende del settore sportivo, ha acquisito una profonda conoscenza delle attrezzature. Altra cosa è la passione per il territorio abruzzese che sente di adozione, e che frequenta in tutte le stagioni, apprezzandone le peculiarità sotto tutti gli aspetti: sportivi, paesaggistici, culinari e sociali. Grazie alla collaborazione con Tribù Ecosport come redattore della rubrica Piramide Bianca, si è avvicinato all’informazione prettamente dedicata alla neve, e proprio per questa bellissima e gratificante esperienza ha deciso di affrontare il tema della montagna a 360° con Big Mountain.

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