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Il Casieddu, in dialetto potentino “piccolo formaggio”, è una specialità di Moliterno, purtroppo in via d’estinzione.

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Moliterno (mulct-ernum, ossia luogo dove si munge), terra di pastori, è la patria di due formaggi: il più famoso Canestrato e questa piccola perla di gusto, il Casieddu, iscritto nella lista dei prodotti italiani agroalimentari tradizionali. Sempre meno pastori purtroppo producono questo delizioso formaggio, e la tradizione rischia di perdersi per sempre.

Una tradizione antichissima e particolare in un formaggio dal sapore delicato ed aromatico. Una pratica esclusivamente estiva, quando le pecore non producono latte per il pecasieddu1corino e vengono sfruttate le capre. Un ruolo fondamentale viene giocato dal processo di produzione, infatti è utilizzato latte di due diverse mungiture filtrato con foglie di felce e versato nel “caccavo”, un recipiente di rame stagnato che mantiene la temperatura di 90 gradi.

Durante questa fase viene aggiunta la Nepeta, un’erba aromatica dal sapore intenso che rende questo formaggio particolare. Quando, durante la fase di raffreddamento, il latte raggiunge la temperatura di 38 casieddu2gradi, si aggiunge caglio di capretto in pasta. Una volta raggiunta la giusta consistenza, ossia quando il caglio si stacca dal contenitore con la semplice pressione delle dita, si procede alla rottura con lo “scuopolo”, un particolare bastone in legno che riduce tutto in granelli.

Si lascia riposare sotto siero pochi minuti prima di lavorarlo in sfere di una decina di centimetri. A questo punto si avvolge in foglie di felce e si lega con steli di ginestra. Abbiamo così un formaggio a pasta bianca dalla consistenza piuttosto morbida, dal sapore aromatico, estremamente interessante e totalmente privo di buccia. Esiste una versione più stagionata che prevede la salatura a secco e un riposo di circa due mesi, e quindi il prodotto finale risulta leggermente più consistente e dal colore tendente all’avorio.casieddu4

Assaggiare questo formaggio può risultare un’impresa ardua vista la sua scarsa e ristretta produzione, ma ogni anno ad agosto nella zona di Moliterno si svolge la sagra, in cui è possibile partecipare a degustazioni ed acquistarne qualche forma. Forse data la rarità del prodotto e la bellezza del territorio lucano vale la pena farci una capatina!

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Maurizio Bartoli napoletano del 1957, frequenta le montagne abruzzesi dalla nascita. Risiede a Rivisondoli in provincia di L’Aquila, e grazie alla passione ereditata dai genitori ha mosso i primi passi sugli sci a 5 anni, potendo quindi praticare questo sport in diverse località Alpine dalla Val d’Aosta a Livigno con una particolare attenzione per l’Alto Adige, avendo sciato per molti anni tra la Val Badia e altre stazioni Alto Atesine. Grazie a 30 anni di attività di agente di commercio per primarie aziende del settore sportivo, ha acquisito una profonda conoscenza delle attrezzature. Altra cosa è la passione per il territorio abruzzese che sente di adozione, e che frequenta in tutte le stagioni, apprezzandone le peculiarità sotto tutti gli aspetti: sportivi, paesaggistici, culinari e sociali. Grazie alla collaborazione con Tribù Ecosport come redattore della rubrica Piramide Bianca, si è avvicinato all’informazione prettamente dedicata alla neve, e proprio per questa bellissima e gratificante esperienza ha deciso di affrontare il tema della montagna a 360° con Big Mountain.

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