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Andiamo oggi a conoscere le attività dei Carabinieri Forestali per la biodiversità.

carabinieri forestali

Noi, che amiamo la montagna e la natura tutta, dovremmo conoscere quanto viene fatto da questa istituzione creata proprio per la tutela dell’habitat e delle specie che in esso albergano. Grazie a un’autorizzazione ottenuta dall’ufficio cerimoniale dell’Arma dei Carabinieri, ho avuto il privilegio e il piacere di intervistare il colonnello Luciano Sammarone a capo di una di queste unità a Castel di Sangro in provincia dell’Aquila.

col. Sammarone

Come molti sapranno, dal primo gennaio 2017 il Corpo Forestale dello Stato è stato integrato nell’Arma dei Carabinieri dando vita ai Carabinieri Forestali. La cosa piacevole di questa fusione è che nei loro uffici si ha la netta sensazione che le due istituzioni convivano perfettamente, perché l’una renda la vita più agevole all’altra, specie in territori dove la natura è padrona come l’Abruzzo. Il colonnello Sammarone, laureato in scienze forestali, è da 25 anni nell’amministrazione e si è formato al seguito di un ottimo comandante come il dott. Giovanni Potena.

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È infatti grazie al connubio di questi due amanti della natura che dopo gli anni ’90, a tutela e salvaguardia dell’orso bruno marsicano, fu istituita un’anagrafe per l’analisi genetica del DNA. Negli uffici di Castel di Sangro arrivò anche un biologo napoletano che si occupò di far analizzare e catalogare le varie tracce ricavate da ciuffi di peli, e garantire così un censimento di gran lunga più affidabile dei precedenti ricavati da metodi approssimativi come lo studio delle impronte. Grazie a tutto questo oggi sappiamo che la popolazione di orsi nei vari Parchi d’Abruzzo (Parco Nazionale, Parco della Majella e Parco del Gran Sasso) è attestata intorno ai 50/60 esemplari con una vitalità eccellente e un positivo rapporto tra le nascite e le dipartite.

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Infatti, molti di questi esemplari sono seguiti con radiocollari non invasivi che danno modo agli operatori di conoscere aree di spostamento ed eventuali accoppiamenti. Grazie a questa tutela e all’istituzione di parchi e aree protette, abbiamo visto Gemma andare in giro per Villalago con due dei suoi cuccioli e Peppina, che è presumibilmente sua figlia, aggirarsi per Pettorano sul Gizio. Anche la bellissima Pescocostanzo, lo scorso anno, è stata visitata più volte da un ottimo esemplare di marsicano. Tutto questo però non deve far sedere sugli allori gli uomini al comando del colonnello Sammarone. Loro ben sanno essere a rischio di estinzione la sottospecie di orso bruno marsicano, discendente dell’orso bruno che troviamo sulle Alpi e in buona parte d’Europa. Il percorso di salvaguardia e tutela è ancora lungo e nulla va trascurato. Pensate che basterebbe un’infezione alle vie respiratorie per decimare questa già sparuta comunità.

stemma

Qui entra in ballo la prevenzione e l’informazione che instancabilmente i Carabinieri Forestali portano avanti sul territorio. Due anni, fa un’orsa è morta perché attaccata dalla tubercolosi contagiata da un allevamento bovino. Questo è imperdonabile, perché se esistono tanti operatori che allevano bestiame secondo le regole di madre natura, e dettate anche dalle normative vigenti, purtroppo, tanti altri si dicono allevatori a puro scopo speculativo, raccogliendo solo contributi e risarcimenti senza minimamente occuparsi dello stato di salute degli animali. Altra piaga è il bracconaggio indiretto che qualche sciagurato pratica attraverso l’uso di polpette avvelenate. Si, avete capito bene, proprio le famose polpette avvelenate di un tempo. Rivolte principalmente ai lupi che ignari vagano nel loro ambiente, e trovano pollai non protetti. Purtroppo, le polpette capitano anche nel pasto di un orso e non solo.

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A tale scopo i Carabinieri Forestali, qualche anno fa, nel parco del Gran Sasso resero operativa la prima unità cinofila antiveleno. Oggi, queste unità sono 11 attraverso il progetto Pluto e operano tra Appennini e Alpi per monitorare le zone calde dove questi fenomeni tristemente si ripetono. La nostra conoscenza con i Carabinieri Forestali oggi si ferma a quanto fanno per l’orso, ma siccome l’unità del colonnello Sammarone gestisce anche aziende dedite ad allevamento (Feudozzo ad esempio alleva il cavallo persano), e a didattica come quella del monte Velino con annesso museo, ho il piacere di anticiparvi che nel prossimo incontro vi racconterò quanto si sta facendo per quell’animale stupendo che è il lupo, il quale per fortuna è fuori pericolo di estinzione, ma è a rischio ibridazione per incroci con cani randagi spesso abbandonati dai pastori. Per capire chi è il colonnello Sammarone mi è bastato vedere la tristezza nel suo volto quando mi ha spiegato che una foto nel suo ufficio ritraeva l’orsetta Morena morta appena a un anno e mezzo per un errata diagnosi. La natura ha bisogno dei Carabinieri Forestali e noi abbiamo bisogno di una natura tutelata da loro. Alla prossima.

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Maurizio Bartoli napoletano del 1957, frequenta le montagne abruzzesi dalla nascita. Risiede a Rivisondoli in provincia di L’Aquila, e grazie alla passione ereditata dai genitori ha mosso i primi passi sugli sci a 5 anni, potendo quindi praticare questo sport in diverse località Alpine dalla Val d’Aosta a Livigno con una particolare attenzione per l’Alto Adige, avendo sciato per molti anni tra la Val Badia e altre stazioni Alto Atesine. Grazie a 30 anni di attività di agente di commercio per primarie aziende del settore sportivo, ha acquisito una profonda conoscenza delle attrezzature. Altra cosa è la passione per il territorio abruzzese che sente di adozione, e che frequenta in tutte le stagioni, apprezzandone le peculiarità sotto tutti gli aspetti: sportivi, paesaggistici, culinari e sociali. Grazie alla collaborazione con Tribù Ecosport come redattore della rubrica Piramide Bianca, si è avvicinato all’informazione prettamente dedicata alla neve, e proprio per questa bellissima e gratificante esperienza ha deciso di affrontare il tema della montagna a 360° con Big Mountain.

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