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Come nasce la tradizione di Capodanno di scambiarsi baci sotto il vischio?

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Baciarsi sotto a questo arbusto è una tradizione molto antica e nasce da una dea celtica, porta fortuna e protegge chi si ama davvero. Manca poco a Capodanno, e come al solito le nostre case e i nostri luoghi di lavoro sono addobbati con, luci, ghirlande e l’immancabile vischio. Questa pianta sempreverde dall’ enorme valore simbolico, accompagna e decora da sempre le nostre festività natalizie. Le tradizioni del nord Europa, soprattutto scandinave, pullulano di leggende legate a questo sempre verde. La mitologia norvegese ci racconta una leggenda legata al vischio. Protagonista la dea Freya, protettrice degli innamorati, e i suoi due figli Balder e Loki. Il primo buono e per questo molto amato da tutti, il secondo invece irascibile, invidioso e di conseguenza temuto. La madre venuta a conoscenza dell’intenzione di Loki di uccidere il fratello, chiese a tutte le piante di proteggere Balder dimenticandosi però del vischio. Venuto a sapere della dimenticanza, Loki ne approfittò e, creando una freccia con i rami di vischio, uccise suo fratello Balder. Così la dea iniziò a piangere e le sue lacrime si trasformarono in bacche, che raggiungendo il corpo del figlio lo riportarono in vita. Per la gioia la dea iniziò a baciare chiunque passasse sotto il vischio, e da allora la pianta divenne simbolo di gioia, fortuna e salute. In memoria di questa leggenda, i norvegesi bruciano rami di vischio in prossimità del solstizio d’estate, allo scopo di allontanare la sventura e per richiamare prosperità e benessere. Quindi, la tradizione di tenere nelle nostre case questo sempreverde dalle bacche tonde e gialle, deriva da queste antiche tradizioni ed è di auspicio per proteggere noi, i nostri cari e le nostre case.

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La tradizione vuole anche che ci si scambi un bacio sotto di esso il 31 dicembre, come buon auspicio per il nuovo anno. Tra i tanti racconti legati al vischio ve ne raccontiamo uno che narra la sua nascita. C’era una volta, in un paese tra i monti un vecchio ed avido mercante. Egli viveva da solo poiché non si era mai sposato e non aveva amici a causa del suo lavoro. Una notte, preda dell’insonnia, non riuscendo più a stare a letto, disperato usci di casa e venne attratto da delle voci che lo invitavano a seguirle. -Fratello -, gli gridavano, -perché non vieni? -.  Era un mercante e per lui non c’erano che clienti: chi comprava e chi vendeva. Nessuno si occupava mai di lui e lo chiamava amico, tantomeno fratello. Incuriosito, si unì al gruppo di viandanti. Cammina cammina, erano giunti tutti insieme davanti alla Grotta di Betlemme. Si accorse che tutti entravano nella grotta con un dono, nessuno era a mani vuote, anche i poveri avevano qualcosa. E lui non aveva niente, lui che era ricco. Arrivò alla grotta insieme con gli altri; s’inginocchio insieme agli altri. – Signore, – esclamò – ho trattato male i miei fratelli. Perdonami. E cominciò a piangere.

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Appoggiato a un albero, davanti alla grotta, il mercante continuò a piangere, e il suo cuore cambiò, improvvisamente diventò pieno di amore e gratitudine. Pianse così sinceramente che dopo la notte, quando la rugiada brillava sotto i primi raggi del sole, le gocce di pianto erano ancora lì, ma in mezzo a queste lacrime spuntavano due foglioline. Era nato il vischio. Buon anno nuovo da Big Mountain.

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