Un regalo molto…….difficile

Se il regalo è dedicato a una persona importante, non sempre è facile la sua scelta, anzi direi che è piuttosto difficile.

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Natale è alle porte, e come ogni anni si ripropongono i soliti dilemmi. Cosa regalare e come riuscire a stupire il destinatario dello stesso sia nella forma che nel contenuto. Nel caso di quello che sto per raccomandarvi il problema non è nel regalo stesso, ma in quello che potrebbe accadere in seguito. Sto parlando del regalare animali da compagnia. È un’abitudine molto diffusa, e sono destinati sia a bambini che hanno espresso il desiderio di averne uno come amico, che a persone care più adulte. Nel fare questa scelta, visto che oggi non si è in grado di dire no, specie ai bambini, io consiglierei di fare delle attente riflessioni, molto attente. Un animale non è un giocattolo che finito di usare si può riporre anche per mesi senza problemi.

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Un animale è un organismo bisognoso di cure e soprattutto di affetto, anche perché generalmente si regalano cuccioli e non credo che a noi da piccoli non abbiano fatto piacere le doverose cure e attenzioni. Le sere di festa, con la grossa confusione presente in casa, non risultano il momento migliore per accogliere un ospite di pochi giorni di vita, magari tolto prematuramente alla mamma. Facciamo attenzione alla loro provenienza. Se non sono certificati nativi sul territorio nazionale, non alimentiamo con il nostro egoismo uno scellerato mercato, quasi sempre dall’est Europa, dove i cuccioli sono anche frutto di incesti, e sottoposti a viaggi in gabbie lager dove già avviene la prima selezione naturale perché molti arrivano morti. Spesso, non sono ancora svezzati, e quindi oltre allo stress fisico subiscono veri e propri traumi anche per le abitudini alimentari.

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Se proprio dobbiamo, rivolgiamoci alle tantissime associazioni che gestiscono canili e gattili, presso i quali potremo trovare cuccioli che vi assicuro, sono bisognosi di ricevere e donare affetto anche meglio del regalo blasonato. Ultimamente inoltre, in certi ambienti vanno di moda oltre ai soliti cani e gatti anche animali alternativi come ricci, porcellini d’India etc. se non addirittura rettili. Questo è un altro aspetto discutibile per diversi motivi, non ultimo quello legale. Accertiamoci che quello che stiamo per regalare sia una specie consentita dalle nostre leggi. Se sono vietati ci sarà un valido motivo. La cosa più disumana e deplorevole è che, passate le feste, con il ritorno alle abitudini quotidiane, queste bellissime creature, che tanto amore sono in grado di dare, possono diventare un peso per tanti aspetti. Difficile dargli da mangiare, seccante portarli a spasso, vari rischi per l’arredamento di casa o la tappezzeria della macchina (occhio che la gabbia trasportino è obbligatoria per legge).

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Pensate che una recente indagine ha rivelato che nell’arco dell’intero anno su 10 animali domestici entrati in casa ben 4 dopo poco vengono abbandonati. Sempre più spesso si ricorre all’atrocità dell’abbandono perché molto semplicemente non si è preventivato il disagio. Il 25/30% degli abbandoni avviene d’estate quando non sapendo a chi lasciarlo per le “meritate” vacanze si preferisce legarli a un guard rail sotto il sole cocente senza acqua e cibo “così non verranno investiti dalle auto”. Questo basterebbe a vergognarsi di appartenere al genere umano. Ebbene, il dopo vacanze di Natale insieme all’apertura della stagione venatoria dove i cani se non idonei alla caccia vengono abbandonati, sta diventando il terzo periodo dell’anno per abbandono di animali.

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Inutile ricordare che, l’abbandono di animali è un reato previsto dal codice penale all’articolo 727 che così recita: Chiunque abbandona animali domestici o che abbiano acquisito abitudini della cattività è punito con l’arresto fino ad un anno o con l’ammenda da 1000 a 10.000 €. Alla stessa pena soggiace chiunque detiene animali in condizioni incompatibili con la loro natura, e produttivi di gravi sofferenze. Inoltre, nel 2004 con la legge 189 è stata introdotta una regolamentazione molto più severa con sanzioni gravissime per chi compie il reato di maltrattamento di animali. Dalla sua nascita Big Mountain si è dedicato alla tutela e promozione della natura, e quale espressione migliore di essa sono gli animali?

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Chi ci segue sa quanto teniamo alla loro difesa che siano selvatici o domestici. Se quindi stiamo per pensare ad un regalo a 4 zampe, vi chiedo accoratamente di rifletterci bene e pensare al dopo. Se siamo certi del futuro insieme a questo nostro amico proviamo a rivolgerci alle associazioni. Oltre a risparmiare potremo non alimentare un mercato orribile e spregiudicato e quando visiterete queste strutture di accoglienza vi accorgerete che accogliendo uno dei loro ospiti in casa in quel momento vi verrà fatta la promessa che loro saranno in grado di regalarvi un mare di amore. Sarete voi in grado di ricambiare? Pensateci bene e regolatevi di conseguenza.




La Strage degli alberi innocenti

È quella a cui abbiamo assistito i giorni scorsi sull’Altopiano delle 5 miglia in Abruzzo: una vera strage di alberi innocenti.

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L’Altopiano delle 5 miglia è un bellissimo posto situato nel punto più alto che tocca la strada di comunicazione tra Napoli e Pescara. Questo sito ospita, come in tanti sapranno, il comprensorio sciistico Alto Sangro il più bello e completo di tutti gli appennini. Lungo il suo tracciato, si incontra Roccaraso e i borghi di Rivisondoli e Pescocostanzo. È caratterizzato da una sky line di tutto rispetto, con i profili delle montagne tra le più belle dell’Abruzzo, e addirittura, nelle giornate terse all’orizzonte si scorge anche il Corno Grande del Gran Sasso d’Italia.

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Questo rettilineo godeva di una peculiarità: aveva ai lati una interminabile fila di alberi, che se dico secolari non credo di sbagliare. Molti purtroppo avevano causato brutti incidenti, ma la loro presenza, oltre all’aspetto paesaggistico, in inverno consentiva un punto di riferimento nelle bufere di neve che spesso sferzano la zona. Purtroppo devo parlare al passato, perché come tutti sanno, lo scorso lunedì l’Italia è stata attraversata da un’ondata di mal tempo senza precedenti. Il vento forte ha fatto cadere sull’Altopiano un albero, che per fortuna non ha fatto vittime al contrario di quelli caduti in alcune città.

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Ebbene, sapete l’amministrazione provinciale come ha reagito? Con uno strano e solerte intervento (inusuale per la macchina statale), ha provveduto a tagliare, senza se e senza ma, più della metà di questi alberi nonostante godessero di ottima salute, e non rappresentassero alcun pericolo anche in caso di mal tempo estremo. Meno male che esistono ancora amministrazioni comunali che tengono l’ambiente in grossa considerazione, per cui al Comune di Rivisondoli si sono opposti a questo scempio indiscriminato, e non hanno permesso il taglio. Oggi, come potete notare dalle foto, il piano delle 5 miglia è rimasto com’era fino a un certo punto (meno della metà), dopodiché ha perso la sua connotazione principale, diventando un brullo paesaggio di montagna.

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Ma il danno principale, oltre quello paesaggistico, è stato fatto all’ambiente che farà a meno di tantissimi pini in ottima salute, e che non avrebbero ma fatto male a nessuno. Io credo che all’origine di tali iniziative ci sia un’assoluta irresponsabilità, dettata forse dalla paura, o addirittura dal non sapere che sulla terra ogni albero in meno, non è solo un danno al panorama, ma un danno alla salute del pianeta. Non mi stancherò di ripetere che la solerzia dell’iniziativa, e la modalità della stessa, suonano strane. Non voglio entrare in polemiche che sicuramente sfociano nella politica, ma penso sia doveroso, da amante di questa terra e della natura tutta, segnalare, a chiunque possa arrivare questo messaggio, che l’abbattimento di questi alberi non è un’iniziativa destinata alla sicurezza ma un vero e proprio crimine.

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Viviamo da anni l’emergenza, specie sull’Altopiano delle 5 miglia, dell’attraversamento di animali selvatici. Questo fenomeno sta causando non pochi incidenti, di cui alcuni mortali. Invece di concentrarci a trovare una soluzione attraverso i radar o le barriere elettrificate, abbattiamo alberi inermi utili all’uomo e alla natura tutta? Per quel poco che la mia voce può contare, spero che l’appello arrivi a chi possa evitare in futuro iniziative del genere, e meditare su simili errori evitando di perpetrarli. La salvaguardia della vita umana passa anche attraverso la salvaguardia dell’ambiente. Non dimentichiamolo mai.




Sulle orme della transumanza

Calcare le orme delle mandrie, ripercorrendo le vie della transumanza da business a diletto.

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Si perché le antiche vie di comunicazione tra Abruzzo e Puglia, chiamate tratturi, nel corso dei secoli e per svariati motivi, si sono trasformate da autostrade di trasferimento per i greggi, in percorsi di trekking assolutamente interessanti. La meraviglia del bellissimo paese che abitiamo è che ogni strada, sito o usanza che conosciamo, ha alle spalle una storia ricca e articolata. Le loro radici risalgono circa al 1400, quando gli aragonesi incentivarono la produzione della lana per fare concorrenza alla Spagna, le Fiandre e l’Inghilterra. Purtroppo i risultati che Alfonso d’Aragona si attendeva furono deludenti. I concorrenti raggiunsero ottimi standard quantitativi e qualitativi, grazie allo sviluppo dell’agricoltura unitamente alla pastorizia.

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Questo non accadde nel regno di Napoli dove i terreni furono destinati esclusivamente al pascolo. Nonostante questo fallimento, il trasferimento della pastorizia fu, per le regioni interessate (Abruzzo, Molise e Puglia), un’ottima fonte di sostentamento. Tra il XV e il XVII secolo si calcola che i capi in movimento tra le regioni interessate oscillarono tra i 3 e i 5 milioni l’anno. Questi numeri consentivano il sostentamento a quasi la metà delle popolazioni che abitavano queste regioni. Il loro spostamento era regolamentato dalla Regia Dogana della Mena delle Pecore di Foggia con sede a Lucera, e dalle Doganelle d’Abruzzo con uffici disseminati sul territorio.

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Queste istituzioni provvedevano a riscuotere i tributi per i diritti di pascolo, sia durante la stagione estiva in Abruzzo, che durante l’inverno sul tavoliere delle Puglie. Dopo l’unità d’Italia, i contadini tornarono in possesso dei terreni, che furono così dedicati all’agricoltura. Questo fece sì che pian piano la pastorizia si ridimensionasse, e non di poco. Lo spostamento avveniva due volte l’anno in concomitanza di due date dedicate a San Michele Arcangelo, ovvero il 29 settembre (festa del santo) come partenza verso il tavoliere, e rientro l’8 maggio che coincide con l’apparizione del santo sul monte Gargano. Il tratturo in origine era una traccia in terra battuta larga mediamente 111 m e si estendeva a mo di reticolo su tutto il territorio interessato al trasferimento.

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Grazie ad esso, oltre al bestiame, si sono avuti scambi tra comunità di usanze, tradizioni e cultura. Il reticolo di sentieri consentiva il raggiungimento della via principale anche alle greggi che venivano dai centri minori delle comunità dedite alla pastorizia. Di tutto questo sistema sono arrivati a noi 5 dei tratturi Regi, che oggi sono in buona parte stati recuperati e riportati all’antico splendore, così da diventare meta di trekking e passeggiate accessibili a tutti.
Il Tratturo magno L’Aquila-Foggia di 244 km è il più lungo di tutti, e passa adiacente alla basilica di Collemaggio all’Aquila, costruita nel XIII secolo con il contributo della corporazione dei Lanaioli. Qui spesso le greggi sostavano in attesa di benedizione.
Il Tratturo Pescasseroli-Candela di 221 km che attraverso la val di Sangro arriva in piena zona adriatica, offrendo alla vista una serie di territori molto differenti tra loro per fauna, flora e clima.

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Il Tratturo Celano-Foggia di 208 km è il più interno dell’Italia appenninica con una fitta rete di tratturi minori, tratturelli e bracci. Parte dalla Marsica, e lungo il suo tracciato offre alla vista un susseguirsi di vallate e altipiani fino alla meta in Puglia.
Il Tratturo Centurelle-Montesecco di 155 km è l’unico che nasce dal tratturo l’Aquila-Foggia presso la chiesa di Centurelle nell’aquilano, e finisce sempre nello stesso tratturo, presso Montesecco in Molise. Forse nacque per alleggerire il traffico su quello principale, e il suo itinerario è ricco di piccole chiese tratturali, in parte restaurate e salvaguardate, e in parte ancora in via di recupero, ma tutte riconoscibili dallo stile.
Il Tratturo Castel di Sangro-Lucera con i suoi 127 km è il più breve di tutti, ma il meglio conservato.

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In esso 28 km sono in buone condizioni, e altri 53 km sono stati sistemati. La larghezza di 111 m è stata lasciata inalterata. Su di esso, qualche anno fa, un’associazione amatoriale ha fatto nascere il primo cammino organizzato, chiamato “il Cammino sulle orme dei Sanniti”. Approfittando ancora del meteo favorevole, l’idea di ripercorrere le antiche strade della transumanza ci permette di immergerci in una natura incontaminata e di riscoprire usi e costumi di tempi andati. Inoltre vi assicuro che gli scorci visibili da queste “strade” rimarranno impressi nella mente. Documentatevi sulla rete prima di partire, equipaggiatevi adeguatamente ma soprattutto se sperimentate i miei consigli fatemi sapere.




Passeggiate d’autunno

Le passeggiate d’autunno sono diventate un must grazie alla pratica del Foliage.

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Chi mi segue ricorda che lo scorso anno trattai del Foliage alla scoperta dei colori autunnali come pratica che da anni spopola, specie in Canada, Alaska e paesi del nord Europa. Sappiamo di essere vittime dell’esterofilia, e spesso ci fa anche piacere, ma quando torniamo con i piedi sulla terra dovremmo dare più spazio alla nostra lingua e alle nostre tradizioni. A mio avviso la primavera ha il suo interesse come rinascita della natura ed esplosione di colori e profumi che conducono alla nuova vita che culmina nell’estate, ma permettetemi di dire che il fascino dei colori e dei profumi dell’autunno non ha pari. La stagione che precede l’inverno, ha per il fisico un doppio significato. Sono appena due mesi dalle vacanze estive, eppure, con i tanti impegni che segnano il rientro alla routine (scuola, cambi di stagione, ritorno in palestra, diete varie ecc. ecc.) sembra passata un’eternità, facendo accumulare stress e tensione.

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L’inverno alle porte per molte persone che non amano la montagna (per questo c’è Big Mountain), rappresenta un periodo di pseudo letargo che ci porta a stare lontani dalla natura. Ecco perché le passeggiate d’autunno risultano essere un momento importante per il fisico e lo spirito. Ma avete mai provato ad attraversare un bosco in autunno? Secondo me non sono tanti quelli che hanno provato una vera immersione nella natura. I colori credo che non abbiano bisogno di commenti, sia per la loro vivacità, ma soprattutto perché posso dire, con cognizione di causa, che cambiano di giorno in giorno. I profumi hanno un che di magico grazie anche all’alta percentuale di umidità che conserva gli aromi. Il legno delle cortecce o le foglie accumulate sul terreno, contribuiscono a esaltare le varie essenze di torba. Ma credo, che il senso che trionfi in assoluto sia l’udito. Provate a fermarvi, magari sedendovi su un masso, e rilassate corpo e anima. La natura vive e respira con tutte le sue seppur impercettibili attività. Lo scorrere di un ruscello, il cadere delle foglie, lo scricchiolio del legno o il semplice fruscio del vento, costituiranno un vero concerto.

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E se provate a chiudere gli occhi, la sensazione verrà amplificata donandovi momenti sublimi. Queste passeggiate possono essere anche intese come propedeutiche alle attività fisiche invernali come sci escursionismo o tanto altro. In questo caso verranno affrontate in modo diverso e più severo, nei tempi e nei ritmi, ma anche in quel caso la tentazione di ritrovarsi in un momento come quello di sopra sarà forte e non ve ne pentirete. Molte città hanno parchi abbastanza grandi che consentono di calarsi nella natura in modo simile a quello dei boschi di montagna, ma vi garantisco (se potete allontanarvi) che il bosco di collina o di montagna non ha pari. Non avrete limiti di tempo o di percorso, perché ognuno interpreta quello che più sente funzionale a sé stesso. E poi, cosa c’è di meglio che regalarsi a fine passeggiata un sano pranzo a base delle pietanze tipiche della stagione? In questo periodo abbiamo in cucina il trionfo dei funghi o della zucca, e gustosissime polente. Iniziano le castagne, sperando che i parassiti non ci rovinino la stagione come lo scorso anno.

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Altro appuntamento è con il vino novello che saluta l’ultima vendemmia. Tutti questi sapori e aromi, possono essere riscoperti anche visitando sagre e feste a tema di cui è disseminata la nostra penisola. Attenzione però: non avete molto tempo per godere al meglio il periodo. La natura sta andando in stand bye ma non ancora per molto, il termometro saranno i colori che pian piano si spegneranno dal rosso verso il marrone, e la temperatura diverrà consona all’inverno che è alle porte. Diamoci quindi una mossa e al prossimo week end, senza esitazioni, scegliamo una meta di montagna o di collina e andiamo ad apprezzare questo momento, che a mio avviso resta unico nell’anno. Buona passeggiata, e se vi va, fatemi sapere




Passeggiando nel Borgo 2018 oltre le aspettative

Lo scorso sabato 15 settembre si è tenuto il Passeggiando nel Borgo 2018 a Rivisondoli e tutto è andato oltre le aspettative.

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Come da tempo programmato, quest’evento si è celebrato all’interno del fantastico borgo di Rivisondoli in Alto Sangro in provincia dell’Aquila. Abbiamo registrato circa 140 presenze che hanno potuto visitare il centro storico, e contemporaneamente assaporare le eccellenze enogastronomiche dei vari esercenti che hanno accolto l’invito di Big Mountain a partecipare. Si è partiti in gruppi tutti guidati da esperti conoscitori del paese, che hanno mostrato agli ospiti scorci caratteristici e punti storici di Rivisondoli.

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Un itinerario articolato ed elaborato secondo la logica di quanto gli esercenti offrivano. Il compito loro assegnato, sia Remualdo maestro di sci, Giovanni l’alpino infallibile, Francesco anche lui maestro di sci che Luigi architetto nativo e appassionato come tutti di Rivisondoli, lo hanno svolto alla perfezione, registrando un gradimento non indifferente da parte dei loro “seguaci”. Hanno accompagnato i gruppi dei musicisti molisani con organino e zampogna, e questo ha contribuito al coinvolgimento e divertimento di tutti.

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Infatti in alcune location si sono scatenati canti e balli folcloristici degni della migliore tradizione. Inoltre in piazza, i Carabinieri Forestali hanno allestito uno stand che aveva come soggetto la biodiversità ambientale. Tutto questo si è reso possibile grazie al patrocinio del Comune di Rivisondoli che ha voluto l’evento, affidandone a Big Mountain l’organizzazione. Ebbene, posso dire che grazie a Rivisondoli e ai suoi abitanti, la cosa mi ha riempito di orgoglio e mi dà grossi input per il futuro a promuovere nuovi eventi. Tutti i partecipanti, amici e no, alla fine ci hanno raccomandato di replicare. Che vorrà dire? Secondo me sarà piaciuto.

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E noi siamo pronti a nuove esperienze tanto che a breve vi metteremo al corrente. Abbiamo anche deciso di potenziare la comunicazione attraverso i social per meglio promuovere questo fantastico territorio, il cui motto di appartenenza (Abruzzo forte e gentile) non delude affatto le aspettative, e oserei aggiungere anche “maestri di accoglienza”.
Fin qui la cronaca, ma adesso chi mi legge deve concedermi una parentesi sentimentale a me che ero alla prima esperienza organizzativa. Devo un ringraziamento speciale e tutti coloro che ci hanno creduto, e mi hanno accompagnato nell’organizzazione dell’evento.

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Sarà un po’ lunghetta, ma specie chi ha partecipato riconoscerà molti protagonisti, e converrà con me sul merito.
Giuseppe e Patrizia del Bistrot Rizziero con le loro brioches e marmellata hanno acceso la mattinata
Diego il patron degli aperitivi alle Scalette cafè con le sue bollicine abruzzesi e delizie varie
Marco del Bar del Museo con gli aperitivi
Attilio e Arsenia della Rua con la loro ottima zuppa di cicerchie capitata a pennello con la pioggia
Giovanna ed Elisabetta del compianto Giocondo con la loro polenta bella solo a guardare

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Stefania, Annamaria e i loro genitori alla Portella con una location mozzafiato e le ottime lenticchie e castagne
Max e Florindo del Max’s Pub con una cotica e fagioli da urlo, hanno creato un’oasi bucolica in collaborazione con Mariassunta e Vincenzo della macelleria Troiano e Lucilla Ferrara con il suo compagno, che hanno offerto rispettivamente panini con la porchetta e assaggi di salumi e formaggi tutto ben annaffiato
Di nuovo il buon Diego, ma al Boschetto Cafè, dove ha proposto dei gustosissimi mini burger della macelleria del fratello Gustavo Ferrara
Giovanni e Gigliola della pasticceria Botton d’Oro che hanno addolcito la digestione con i loro bassinati al cioccolato
E come si poteva aiutare la digestione se non da Enogiò, dove ci ha accolti Antonio con i suoi amari abruzzesi?
Voglio aggiungere un ulteriore grazie al Sindaco di Rivisondoli dott. Roberto Ciampaglia e a tutti i dipendenti comunali che hanno collaborato, ovvero Giovanni, Giuseppe (meglio conosciuto come zio Fester) e Dario.

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Grazie alle guide Renaldo, Giovanni, Francesco e Luigi e grazie anche al colonnello Luciano Sammarone dei Carabinieri Forestali con i suoi collaboratori Rodolfo e Filippo. Spero di non aver dimenticato nessuno, perché fin qui i grazie ufficiali. Adesso permettetemi e concludo, un grazie particolare che viene dal cuore, a tutta la squadra del sottoscritto che ha creduto in me da sempre, e ha permesso il corretto svolgimento del tutto: ovvero, Sabina e Maria Rosaria in primis, seguite da Marco il ragioniere di ferro con Jacopo e Arianna abili fotoreporter, grazie ai quali ammirate le slideshow di quest’articolo. Grazie e a presto, molto presto




Prima edizione Passeggiando nel Borgo

Big Mountain vi aspetta sabato 15 settembre prossimo alle 10:00 presso Piazzale Michelangelo a Rivisondoli.

Da qui prenderà il via la prima edizione di Passeggiando nel Borgo con la collaborazione del gruppo Alpini locale e il patrocinio del Comune di Rivisondoli. Sarà una passeggiata enogastronomica adatta a tutti, alla scoperta di vicoli e scorci caratteristici del bellissimo borgo dell’Altopiano delle Cinque Miglia. Una giornata da trascorrere all’aria aperta per godere degli ultimi sprazzi d’estate. Il percorso facile, si snoda attraverso il paese e prevede diverse tappe in cui potrete degustare le specialità tipiche del territorio. Nel corso del programma saranno presenti delle soprese che vi spiegheremo nel dettaglio più avanti. Un evento imperdibile per gustare i sapori tipici della nostra terra in un contesto festoso e rilassante. Ovviamente la pagina Facebook è attiva per ulteriori chiarimenti.


Il biglietto si potrà acquistare on-line attraverso il sito www.bigmountain.it, accanto al banner di Passeggiando nel Borgo, oppure in loco presso Max’s pub, Enogiò o Bistrot Rizziero. Il costo del biglietto è di 25 euro per gli adulti e di 15 euro per i ragazzi sotto i 14 anni. Per i residenti nel comprensorio Altopiano delle Cinque Miglia (Rivisondoli, Roccaraso, Pescocostanzo e Roccapia) il prezzo è di 15 euro acquistabile solo presso le attività sopra citate. Alla partenza basterà esibire presso il gazebo di accoglienza il vaucher di acquisto e il titolo di pagamento per chi lo farà on line, altrimenti la ricevuta dell’acquisto presso i punti vendita indicati. In entrambe i casi contestualmente verranno rilasciati i badge per partecipare all’evento. Vi aspettiamo numerosi




I perchè del Passeggiando nel Borgo

Passeggiando nel Borgo 2018 a Rivisondoli è alle porte e mi piace spiegare il suo perchè.

Oggi, viviamo in modo frenetico e spersonalizzato senza che nemmeno ce ne accorgiamo. Basta stare in un ristorante e curiosare tra i tavoli, per vedere adulti e bambini che addirittura parlano tra loro attraverso il cellulare. In città il telefono viene infilato nel casco delle moto perché non vogliamo perdere nemmeno un secondo per fermarci a rispondere. Ormai abbiamo perso il gusto delle cose semplici di una volta. Il gusto del guardarci in faccia o leggere negli occhi quello che abbiamo da dire a chi ci sta di fronte.

Basta sentire sui social network quante se ne combinano. Nientedimeno che anche nel diffamare o distruggere le persone non troviamo il coraggio per farlo di persona, ma sfruttiamo le piattaforme sociali per mettere alla berlina chiunque. Alla luce di tutto ciò, credo che l’animo umano abbia bisogno di ritrovare se stesso e le persone a cui vuole bene. Per farlo ci si auspica che il nucleo basilare della società, che è la famiglia, si adoperi per ricondurci ai sentimenti di una volta. Non dobbiamo ne possiamo confidare nelle istituzioni, perché è da piccoli che dovremmo iniziare a lavorare.

Superato ciò sono certo che il migliore aiuto a ritrovarci lo troviamo in noi. Cercando i gusti semplici di una volta, i vecchi ricordi, gli odori e i paesaggi slow che la natura ci regala. Per fare questo non servono full immertion in posti lontani, ma semplici ricerche di realtà rurali anche a pochi chilometri da casa nostra. Andiamo alla scoperta di posti e tradizioni antiche ma genuine. Anche per questo sono nate negli ultimi anni manifestazioni che uniscono il passeggiare in borghi antichi, alle degustazioni di eccellenze enogastronomiche locali. Il Piemonte ha aperto la strada, ma tutto lo stivale sembra aver risposto bene. In quest’ottica il “Passeggiando nel Borgo” cerca di coniugare la promozione di Rivisondoli in Abruzzo, con la riscoperta di antichi sapori, con l’aiuto di Big Mountain, camminando senza fretta e curiosando tra i tanti scorci che questo borgo offre. Un week end con quest’intento sono certo che ci regalerà momenti indimenticabili. Ci ricaricheranno di energie per affrontare l’autunno e per poi magari ritornare qui e bissare, ma in autonomia. Vi aspetto.




Passeggiando nel Borgo 2018

Finalmente ci siamo e Passeggiando nel Borgo 2018 inizia a prendere forma.

Dopo vari aggiustamenti e scambi di pareri con gli interessati, la formula definitiva è pronta. Big Mountain con la collaborazione della locale Associazione Alpini, il 15 settembre vi aspetta tutti a Rivisondoli per la prima edizione di questa kermesse enogastronomica. Sarà una passeggiata guidata attraverso le strade del caratteristico borgo di Rivisondoli in Abruzzo. Durante questo percorso incontrerete esercenti locali che vi faranno assaggiare delizie enogastronomiche tipiche della zona. I lavori di preparazione sono ancora in corso ma da qui al 15 settembre verrete costantemente aggiornati sulle novità.

A breve potrete acquistare i biglietti di partecipazione on line su questo sito. Potrete anche acquistarli in loco in due punti vendita che a giorni vi indicherò. Le sorprese saranno tante, per cui vi invito a venire numerosi che ci sarà divertimento assicurato per tutti. Alla prossima newsletter per iniziare a respirare l’aria di “Passeggiando nel Borgo 2018”.




Le cascate in Italia

L’Italia grazie alla sua conformazione è una terra ricca di cascate.

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In inverno molte di queste, specie in territorio alpino, sono ghiacciate e quindi ad appannaggio di pochi temerari appassionati di un climbing specifico. Gli altri, si limitano ad ammirare questo spettacolo di ghiaccio unico nel suo genere. Ma d’estate il discorso cambia e il dominio di pochi diventa di tutti. Spesso, per raggiungerle bisogna intraprendere lunghe camminate attraverso sentieri anche angusti, ma la contropartita della natura è sempre generosa. Un territorio vario come quello italiano fatto di monti, valli, fiumi, canyon e orridi offre numerose cascate di svariate dimensioni. Lungo lo stivale, a meno che non siamo in un’ampia pianura, prima o poi ci troveremo, seguendo un corso d’acqua, al cospetto di un salto. Certo non correrete il rischio del sottoscritto che in Tunisia gli venne propinata un’escursione sui cammelli con pic nic alla “cascata”.

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Ebbene questo salto, di nemmeno un metro, altro non era che una condotta d’acqua rotta da decenni e mai riparata, ma nella quale continuava a scorrere parte di un fiume poco prima imbrigliato. Peccato che al villaggio vicino continuavano a restare senz’acqua corrente. Qui da noi, con cascate naturali ben più imponenti, possiamo correre altri tipi di rischi se non consultiamo gli orari di apertura. Infatti, molte di queste nel corso degli anni, grazie all’immensa massa d’acqua che muovono, sono state deviate in centrali idroelettriche per la produzione di grandi quantità di energia. Vi raccomando quindi, prima di recarvi sul posto, di visitare i relativi siti per consultare i giorni e gli orari di apertura per le cascate interessate. Una visita alle cascate rappresenta uno dei tanti contatti ravvicinati con la natura, immersi in un’atmosfera che spesso diventa surreale.

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La quiete, la natura incontaminata e soprattutto, se molto vicini, l’essere investiti dall’acqua nebulizzata dona una sensazione di freschezza e libertà difficilmente eguagliabile. In altri casi la mano dell’uomo ha fatto sì che madre natura enfatizzasse ancor di più il suo operato con i giochi di luce notturni, dove le condizioni lo consentono. Come detto, i salti d’acqua sono tanti e io ne ho scelti alcuni tra i più caratteristici, così da fornire ai viandanti dell’estate un piacevole spunto o per un mordi e fuggi o per una deviazione dal già programmato piano delle vacanze. La cascata del Toce in Piemonte, nel comune di Formazza provincia Verbano-Cusio-Ossola, è la più spettacolare delle Alpi sia per scenario che per la presenza di un caratteristico hotel sulla sommità. Compie un salto di ben 143 m e all’origine è larga 63 m. Nasce dal lago artificiale di Morasco, e per buona parte dell’anno ha una portata molto ridotta perché alimenta ben tre centrali idroelettriche.

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Per vederla al massimo del suo splendore bisogna consultare i relativi siti, dove sono riportate oltre alle indicazioni per raggiungerla, anche i periodi e gli orari. L’Acquafraggia è un torrente lombardo in provincia di Sondrio dal percorso molto impetuoso. Questo corso d’acqua di origine glaciale ha carattere torrentizio, e genera delle caratteristiche cascate gemelle descritte addirittura da Leonardo da Vinci nel suo Codice Atlantico “Su per detto fiume si truova chadute di acqua di 400 braccia le quale fanno belvedere”. Esse, sono visitabili tutto l’anno perché non hanno altro scopo oltre a quello paesaggistico, ma è sempre utile informarsi per tempo sul circondario perché ci troviamo in alta montagna. Famosissime, sono quelle delle Marmore in Umbria, inserite in un ampio e affascinante parco naturale. Hanno un dislivello complessivo di 165 m suddiviso in tre salti, e sono ad appena 7,5 km da Terni. Nascono dal fiume Velino che defluisce dal lago di Piediluco, e in prossimità del comune di Marmora compiono questo salto nella val Nerina.

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Sono visibili da vicino attraverso vari belvedere in basso al centro e in alto, e tutti collegati e fruibili con il pagamento di un biglietto. Sono a flusso controllato perché alimentano una grossa centrale elettrica, e un segnale acustico avvisa dell’apertura delle paratoie di regolazione. Sono visibili anche di notte grazie a una potente e colorata illuminazione a led che le rende ancor più suggestive. Inoltre, inserite in un’area protetta, ci sono tantissime escursioni nella zona che renderanno la visita ancor più interessante. Ricordate di verificare gli orari di massimo getto, anche se, nei periodi di flusso ridotto lo spettacolo è comunque garantito. In val Seriana in provincia di Bergamo, potrete ammirare le cascate del Serio. Purtroppo, sia per il ridursi del ghiacciaio del Trobio e sia per i soliti motivi energetici, questo salto di ben 315 m è visibile poche volte all’anno in tutto il suo splendore, in quanto le acque sono trattenute dalla diga del Barbellino.

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Il fascino di queste cascate è dovuto anche a una leggenda che narra di una nobildonna innamorata di un pastore. Costui però, non ricambiava il sentimento in quanto a sua volta innamorato di una bellissima valligiana. Allora la nobildonna fece imprigionare la giovane che a forza di piangere nelle segrete in cui era rinchiusa, alimentò i ruscelli della zona fino a creare le cascate del Serio. Sono godibili solo 5 volte all’anno per cui è indispensabile informarsi prima della partenza. A Tivoli nel Lazio, visitando la Villa Gregoriana, si potranno ammirare delle cascate caratteristiche perché frutto di ingegneria idraulica. Queste nascono a seguito di un’alluvione che il fiume Aniene, notoriamente impetuoso, provocò nel 1826.

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A seguito di questo evento si decise di deviare il corso del fiume e generare questo salto. Fu quindi edificata la villa con il relativo giardino interamente visitabile. La villa oggi appartiene al FAI, e la visita è a pagamento, ma ne vale la pena perché si godranno lunghe passeggiate in sentieri silenziosi, dirupi, caverne e cadute d’acqua, il tutto immerso in una fitta e ben tenuta vegetazione. Nella bellissima Calabria troveremo le cascate del Marmarico nel comune di Bivonci in provincia di Reggio Calabria. Nascono dalla fiumara Stilaro, sono alte ben 114 m e cadendo generano un piccolo laghetto. Sono immerse in un’area stupendamente selvaggia e ricca di sentieri che si prestano a tantissime escursioni.

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Ogni anno un’associazione locale, tra luglio e agosto, organizza il Marmarico Day a cavallo, per ripulire e sistemare i sentieri del comprensorio. Sono aperte tutto l’anno ma documentarsi sulle sistemazioni e quant’altro non è mai una cattiva idea. Tutte queste attrazioni regalateci dalla natura meritano il massimo rispetto, ma sappiamo bene che del nostro passaggio non bisogna mai lasciare traccia. Spero di avervi fornito utili suggerimenti per simpatiche deviazioni dai percorsi già stabiliti, e vi chiedo come sempre un commento, qualora seguiste i miei consigli. Buon viaggio.

 




Navigando il Livenza per conoscere Sacile e tanto altro

Il Livenza è un fiume interamente navigabile che ci permette di conoscere i tesori di Sacile e tanto altro ancora.

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Chi mi segue sa che amo consigliare sempre vacanze fuori dall’usuale. I requisiti sono in primis il rispetto per la natura e per sé stessi, concedendoci dopo mesi di routine cittadina, spazi che ci permettono di ritrovare serenità, affetti e ricarica per affrontare il futuro. Proprio alla luce del recupero di energie mentali e fisiche, oggi mi va di accompagnarvi in un viaggio virtuale lungo le rive del fiume Livenza. Nella nostra bellissima Italia, esistono posti che viaggiano a una velocità nettamente inferiore a quella che noi solitamente affrontiamo in città, e le placide acque del Livenza sono uno di questi. Ovviamente, tutto ciò non sarebbe possibile se, amministratori attenti e popolazione rispettosa di quanto di buono il Creatore ci ha donato, non si fossero adoperati a preservare e valorizzare quanto ricevuto.

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Spesso, mi sta capitando di volare alto, ma credo che i miei lettori lo meritano, e quindi mi sono indirizzato ad una zona molto vasta. Qui non vi consiglierò un escursione o una singola scoperta. Sarebbe impossibile per la vastità dell’area interessata che spazia dal parco naturale delle Dolomiti Friulane dove il Livenza nasce, fino al mare a Caorle dove il nostro amico fiume sfocia in mare. Ma parliamo un attimo di lui “il Livenza” per poi elencarvi solo alcune delle ricchezze che si incontrano lungo il suo percorso, o delle scoperte che si possono fare con i più svariati mezzi di locomozione (piedi, canoa, bike o quant’altro basta che sia emissioni zero). Il suo nome deriva dal latino e precisamente dal verbo Liquere che significa essere scorrevole.

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È infatti un fiume di pianura, ricco d’acqua tutto l’anno e per questo navigabile per quasi tutto il suo alveo. Nasce da una sorgente carsica nel Parco del Cansiglio, da una seconda sorgente vicina al santuario della Santissima e da una terza più piccola del Molinetto. Lungo il percorso incontra tre affluenti (Meschio, Monticano e Meduna) e dopo 112 km sfocia nell’Adriatico appunto a Caorle. Essendo un fiume tranquillo e ben custodito è ricco di pesci e vegetazione. Tra i pesci che lo abitano si trovano tinche, trote, cavedani, scardole, alborelle, carpe, lucci, temoli e anguille. Lungo il percorso ci sono varie oasi ambientali e naturalistiche, nelle quali attecchiscono molte specie di flora spontanea. Il Livenza rappresenta quindi un prezioso complesso ecologico e ambientale, e non solo per alcuni tratti, ma per tutti i km che lo compongono.

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Le Dolomiti Friulane contano un’area di 37.000 ettari, con un’impressionante varietà di attrazioni paesaggistiche e posti da scoprire. Per citarne solo alcuni, vi segnalo le impronte di dinosauro presso Casavento, le erosive formazioni rocciose dei Libri di San Daniele, le praterie di Campuros, i pascoli della malga Senons o la solitudine dei canali di Meduna. L’ottima salute ambientale del sito è data dalla presenza in ogni valle del parco dell’aquila reale, oltre a branchi di stambecchi, caprioli, camosci e cervi. Ma troviamo anche marmotte, galli forcelli e galli cedroni. Tutta l’area rappresenta un sito di grosso interesse geologico ambientale e naturalistico, con un incredibile campionario di geomorfologia che rivela un’evoluzione del territorio lenta e complessa.

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Inoltre doverosamente non possiamo dimenticare gli enormi depositi della frana del monte Toc che causò l’immane tragedia del Vajont. Tutte le aree sopracitate godono di un’ottima rete sentieristica ben segnalata, ma ricordate sempre di documentarvi sui siti di pertinenza, dove spesso potete scaricare anche le mappe. Andando più giù potremo scoprire un mezzo di locomozione unico nel suo genere: la canoa. Il Livenza sembra fatto apposta per questa imbarcazione, sia per la tranquillità delle sue acque, che per le innumerevoli scoperte naturalistiche e paesaggistiche che si fanno navigandolo. A Sacile, troverete un ottimo canoa club che oltre a occuparsi del noleggio del mezzo e dell’attrezzatura necessaria, organizza fantastiche escursioni accompagnati da istruttori federali che garantiranno la massima sicurezza.

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La canoa non inquina, non crea moto ondoso e di conseguenza non disturba la fauna sopra e sotto l’acqua, ma se non si vuole pagaiare, altro perfetto mezzo per scoprire il Livenza è la mountain bike. Grazie a una fitta rete di percorsi ben mantenuti, e grazie all’attenzione degli amministratori locali e associazioni di amatori, si possono facilmente reperire in loco bike a noleggio e numerose informazioni sui percorsi da seguire. Dopo una giornata passata a pedalare o a pagaiare, cosa c’è di meglio di una corroborante sosta in una delle tante caratteristiche trattorie disseminate lungo il fiume?

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Ahimè, posso elencarvi solo alcune delle ville e dei parchi che si incontrano lungo il corso del Livenza, perché mi dilungherei troppo e correrei il rischio di annoiarvi, ma vi assicuro, che ognuno di questi siti catturerà la vostra attenzione e vi sembrerà di tornare indietro nel tempo, grazie alla quiete e all’atmosfera che in questi posti riscoprirete. A Sacile, potrete ammirare le fortificazioni medievali costruite per proteggere la città dalle orde barbare che attraversavano la pianura friulana. Qui, vedrete anche la bellissima piazza del Popolo con i suoi portici. Signorile, elegante e rilassata come solo una piazza del “Giardino della Serenissima può essere. A Porcia troverete il Castello, una Loggia Municipale e una Torre dell’Orologio.

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Tutti vi faranno immergere in un’atmosfera di tempi passati. Queste sono solo alcune delle cose da vedere, che unite ai tanti itinerari da fare a piedi in auto o come detto in canoa e in bike renderanno la vostra vacanza rilassante, ma al tempo stesso stuzzicherete la curiosità di scoprire ogni giorno un posto nuovo. Le distanze da coprire tra un sito e l’altro sono piccole, e credo che pochi posti in Italia abbiano una tale concentrazione di attrattive che non resta altro che fare i bagagli e partire. Anche come accoglienza la zona non scherza, perché vanta tutte le tipologie di strutture. Da quelle semplici ma funzionali, alle vecchie ville trasformate in resort di lusso. Che aspettate? Il Livenza vi attende, e non dimenticate di farmi sapere se i miei consigli sono stati utili.