CONDIVIDI
image_pdfimage_print

Incontrare il prof. Andrea Ballabio è stato come mixare passione per lo sport e per la ricerca.

Siamo coetanei, e l’ho ammirato tante volte sui campi da sci per il suo inballabio2domito spirito agonistico, ma anche in televisione per la sua attività di ricercatore Telethon. Sembra quasi impossibile che le due cose possano convivere, perché entrambe richiedono dedizione totale, specie se si conseguono i suoi risultati. Nello sci iniziò a 4 anni e da subito fece capire che non gli andava di fare il turista, ma voleva gareggiare a tutti i costi. Tirò un po’ troppo la corda, infatti a 6 anni si fratturò una tibia. All’epoca le attrezzature e la tecnica non erano sofisticate come oggi e quell’infortunio era frequente. Non si arrese, e i risultati non tardarono.

Eccelleva a raffica nelle gare appenniniche e di comitato portando a casa innumerevoli trofei, costellando il suo percorso sciistico di vittorie spesso inaspettate ballabio4come quella del 2016 in coppa Italia nel circuito master. È cofondatore insieme ad altri appassionati della Skimastermind, un’associazione/comitato per la promozione del circuito master nel meridione di cui parleremo in altra sede. Dell’intervista ad Andrea mi ha affascinato la semplicità con la quale mi ha descritto il suo iter professionale. Un vero e proprio luminare, laureato in medicina alla Federico II, specializzato in pediatria, ha iniziato il percorso di ricercatore quasi per caso senza più abbandonarlo. È stato diversi anni all’estero tra Inghilterra e Stati Uniti.

Qui è stato condirettore del Baylor Human Genome Center di Houston in Texas. Ha approfondito sempre più la ricerca sulle malattie genetiche rare, pubblicando ben 305 articoli su riviste scientifiche internazionali, e partecipando negli ultimi 10 anni, come relatore, a più di 100 congressi nazionali e internazionali. Durante la sua permanenza negli Usa un giorno riceve una telefonata della senatrice Susanna Agnelli, allora presidente della fondazione Telethon, che lo invita a tornare in Italia a fondare un istituto di ricerca di genetica e medicina. Dopo un’attenta e profonda riflessione decide di tornare a casa e inaugurare il TIGEM che avrà sede prima a Milano, poi a Napoli, e attualmente a Pozzuoli in una location molto bella. Qui è a capo di un equipè che attualmente conta circa 220 ricercatori provenienti da tutto il mondo, operanti nel campo delle malattie genetiche rare.

A chi non ha una formazione scientifica come la sua, termini come lisosomi, orientamento assonale, biogenesi, autofagia, esocitosi ecc ecc suonano strani, ma lui educBallabio1atamente li pesa con il bilancino. La sensazione che scaturisce è che il futuro della ricerca in queste mani è certamente al sicuro. La fondazione Telethon infatti, con quasi inesistenti capitali pubblici, gestisce fondi di donazioni e bandi europei sotto stretto controllo di commissioni internazionali che sovrintendono al loro corretto utilizzo. Insomma, sembra strano che tutto questo, come sport e come ricerca, venga fatto da una sola persona, ma vi assicuro che è così.

Pensate che Andrea Ballabio è stato anche tedoforo ai XX giochi olimpici di Torino del 2006, e nel 2007 era il 18° a bordo di Luna Rossa a Valencia. Vi assicurballabio5o che parlare con lui è un vero piacere e non fa sentire assolutamente in difficoltà chi non gode della sua stessa preparazione sia scientifica che sportiva. Sembra l’uomo della porta accanto. Ad averne tutti di porte accanto così. . Per fortuna esistono fondazioni come Telethon che attraverso donazioni, bandi di varia natura e la collaborazione di colossi farmaceutici, riescono a dare linfa vitale alla ricerca per migliorare la qualità della vita e studiare nuove cure per le malattie rare. Qui di seguito troverete il link di Telethon/donazioni che indica le strade da seguire per le donazioni stesse. La ricerca va aiutata e credo che ognuno di noi nell’ambito delle proprie possibilità può e deve fare il suo piccolo, perché i fondi raccolti e destinati al lavoro di simili studiosi saranno sicuramente ben impiegati.

CONDIVIDI
Articolo precedenteFETTUCCINE ALLA PAPALINA: UNA RICETTA CELESTIALE
Articolo successivoFACCIAMO QUATTRO CHIACCHIERE?
Maurizio Bartoli napoletano del 1957, frequenta le montagne abruzzesi dalla nascita. Risiede a Rivisondoli in provincia di L’Aquila, e grazie alla passione ereditata dai genitori ha mosso i primi passi sugli sci a 5 anni, potendo quindi praticare questo sport in diverse località Alpine dalla Val d’Aosta a Livigno con una particolare attenzione per l’Alto Adige, avendo sciato per molti anni tra la Val Badia e altre stazioni Alto Atesine. Grazie a 30 anni di attività di agente di commercio per primarie aziende del settore sportivo, ha acquisito una profonda conoscenza delle attrezzature. Altra cosa è la passione per il territorio abruzzese che sente di adozione, e che frequenta in tutte le stagioni, apprezzandone le peculiarità sotto tutti gli aspetti: sportivi, paesaggistici, culinari e sociali. Grazie alla collaborazione con Tribù Ecosport come redattore della rubrica Piramide Bianca, si è avvicinato all’informazione prettamente dedicata alla neve, e proprio per questa bellissima e gratificante esperienza ha deciso di affrontare il tema della montagna a 360° con Big Mountain.

LASCIA UN COMMENTO